L’Onu promette soldi al Terzo mondo per ridurre i gas serra

Protocollo di Kyoto e obiettivi a lungo termine: due i testi approvati dalla 16ª Conferenza Onu sui cambiamenti climatici (Cop16). I due testi sono collegati e fanno parte dei negoziati per il prossimo anno. Compaiono cifre ma non prevedono impegni.
La bozza sul Protocollo di Kyoto riconosce la necessità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra dal 25 al 40% al 2020, come raccomandato dal Gruppo intergovernativo di esperti sul riscaldamento globale (Ipcc), per fare in modo che la temperatura globale non aumenti oltre i 2 gradi. Il documento esorta quindi i Paesi del Protocollo di Kyoto (tutti i Paesi industrializzati tranne gli Usa) a rivedere le loro riduzioni e aumentarle in relazione agli obiettivi Ipcc.
Secondo il testo le parti devono completare il loro lavoro e adottare i nuovi obiettivi il più presto possibile, in tempo per scongiurare un vuoto tra il primo periodo di Kyoto, che termina a fine 2012, e il secondo. Sul fronte del testo generale, invece, cioè il «pacchetto di Cancun», si conferma il fondo immediato di 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012 per aiutare i Paesi in via di sviluppo. Si rilancia sulla necessità, poi, di una mobilitazione di 100 miliardi di dollari l’anno fino al 2020. In tutto, il testo generale, è composto da 32 pagine e sette capitoli con premessa e annessi. Da rilevare la creazione di un fondo verde, non quantificato, da gestire attraverso un comitato di 40 membri, 15 dei Paesi industrializzati e 25 dei Paesi in via di sviluppo.
Confermato il pacchetto condiviso con azioni di adattamento, mitigazione (tagli di Co2), finanza, appunto, trasferimento di tecnologie. Riconoscimento, anche nel testo generale, per gli obiettivi forniti dagli scienziati Onu dell’Ipcc di ridurre le emissioni per fermare il riscaldamento sotto i 2 gradi ma si afferma qui la necessità di intervenire per frenare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi.
«Cancun è stato sicuramente un successo. Da qui riparte il negoziato. Entro il 2015 bisognerà comunque trovare la strada per andare avanti». Questa la prima reazione del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo alla fine dei 12 giorni di negoziati. «È stato approvato il meccanismo finanziario, un fondo verde, anche se non quantificato, un piano a favore delle foreste, e uno sul trasferimento di tecnologie che apre a grandi opportunità», ha sintetizzato Prestigiacomo. «Da qui ricomincia un cammino che non sarà semplice», ha proseguito il ministro sottolineando il «trionfo» della presidente della Conferenza, la messicana Patricia Espinosa, «che è riuscita a tessere un clima di fiducia tra le parti».