L’Oriente raccontato ai bambini

In Corea il millepiedi è un subdolo creatore di misfatti e la tigre fa sempre la parte della cattiva. In Mongolia il miglior amico dell’uomo non è il cane, ma il cavallo. In Cina il drago annuncia i temporali sputando fulmini, alza il vento sbattendo le ali e, volando tra i nembi, porta la sospirata pioggia. In Giappone il tengu, il cane celeste che si muove con un ventaglio piumato in mano, è l’animale più amato. Sono questi i principali protagonisti delle fiabe dell’Estremo oriente, racconti brevi ispirati alle massime della filosofia taoista e del buddismo. Fino al 16 dicembre bambini e adulti italiani potranno apprezzare questa antichissima tradizione recandosi in provincia di Treviso: a Sàrmede, per il venticinquesimo anniversario della Mostra internazionale dell’Illustrazione per l’infanzia, è aperta «Favolosi intrecci di seta, fiabe dall’Estremo oriente».
Una quarantina di artisti di tutto il mondo si sono cimentati con l’illustrazione di fiabe orientali: autori giapponesi, coreani, cinesi, ma anche sudamericani, slavi e una decina di italiani hanno usato i loro pennelli per omaggiare questa raffinata favolistica. In mostra la grazia del giapponese Iku Dekune, i bianconeri del nipponico Jimmi Liao e i tratti vivaci del cinese Chen Jiang Hong che in Italia ha pubblicato diversi album per Babalibri. Dall’Australia Shaun Tan - sue le tavole più interessanti - ci accompagna in una città spettrale dove draghi multicolori non sono altro che la metafora di una società malata. Una menzione speciale spetta al croato Svjetlan Junakovic, che presenta nella sua opera Gran libro de los retratos de animales una parodia della storia dell’arte: celebri quadri di Leonardo, Raffaello e Piero della Francesca interpretati con ironia attribuendo ai protagonisti sembianze di (mai casuali) animali.
La mostra non è l'unico motivo per visitare Sàrmede, borgo di tremila anime nella campagna trevigiana: qui nel ’68 trovò rifugio l’artista praghese Štepán Zavrel che, con un manipolo di amici del posto, trasformò le case del paese nel suo atelier en plein air e diede vita alla prima mostra internazionale dell’illustrazione per l'infanzia. Oggi Zavrel non c’è più ma a Sàrmede la favola continua e le sue colorate creazioni sui muri degli edifici hanno fatto meritare al borgo l’appellativo di paese della fiaba riconosciuto dalla Comunità europea.