L’ultima volée della Farina «Voglio diventare mamma»

Ha raggiunto i quarti a Wimbledon, è stata numero 11 del mondo. «Ma le favole finiscono»

Marco Lombardo

La favola doveva avere un altro finale, ma in fondo da favola è stata la sua carriera. Così adesso Silvia Farina può dire basta, a 33 anni, dopo essere stata a lungo la migliore italiana del circuito e perché i dolori dell’età valgono più di Maria Sharapova: non si possono proprio battere. Il tennis italiano femminile perde insomma la sua stella, era scritto ma la notizia arriva all’improvviso, dopo una sconfitta un po’ anonima al primo turno e forse non è un caso che sia successo in Belgio: «Avevo già deciso che questo sarebbe stato il mio ultimo anno e ho cercato di completare la stagione a tutti i costi, anche dopo il primo infortunio alla spalla destra subìto a febbraio. Ma ora siamo ormai a fine stagione e pertanto non mi dolgo di tenere fede alla decisione presa all'inizio dell'anno».
Così dunque finisce la favola di Silvia Farina, anzi Silvia Farina Elia, perché è proprio dal matrimonio avvenuto sei anni fa con il suo coach Francesco che è nata una tennista vera. Prima Silvia galleggiava nel circuito mondiale senza convinzione, poi la Farina Elia si è aggiudicata (era il 2001) il suo primo titolo nel circuito per poi inanellare una serie di risultati nei tornei dello Slam (quarti di finale a Wimbledon 2003, ottavi agli Australian Open 2004 e 2005, a Parigi 2001 e 2002, a Wimbledon 2004 e agli US Open 2002) che da queste parti i colleghi maschi vedono solo col binocolo. Così ad un certo punto ha raggiunto il numero 11 della classifica mondiale, la posizione migliore mai conseguita da un’azzurra da quando c’è la classifica Wta. E l’ha fatto con classe ed eleganza, la stessa che usò quando il presidente della federazione Binaghi la definì in una e-mail interna alla sua segretaria, finita per sbaglio di dominio pubblico, con un epiteto poco galante: lei, che quella cosa di certo non è, dimenticò tutto e perdonò.
Lo stesso Binaghi ora si dice «addolorato e rallegrato» per la decisione di Silvia, addolorato «perché speravo che continuasse ancora a lungo» e rallegrato «perché potrà raccogliere nella sua vita di donna “normale” la felicità che ha riempito quella di tennista». E lei, che da tempo ha in programma di cambiare campo per diventare mamma, ora sa che il momento è arrivato: «Il tennis è stato parte della mia vita ed è tuttora ciò che mi piace fare di più. Mi mancherà la competizione, l'adrenalina della gara, però dal mio fisico ho davvero ottenuto il massimo. Insomma non sempre un finale è come quello accaduto ad esempio a Sampras, che ha dato l'addio al tennis vincendo gli Us Open». Già, dei finali così si leggono solo nelle favole.