L’ultimo abbraccio ai soldati morti nell’elicottero caduto

Folla a Viterbo per le quattro vittime. L’arcivescovo: «Non li dimenticheremo». Il generale D’Arrigo: è stato un incidente

Marta Ottaviani

L’ultimo, straziante saluto di quattro famiglie e una città immersa nel dolore. È questa l’immagine che rimane dei funerali del tenente colonnello Giuseppe Lima, del capitano Marco Briganti, del maresciallo capo Angelo Biondini e del maresciallo Marco Cirillo, celebrati ieri mattina nell’hangar dell’aeroporto «T. Fabbri» a Viterbo. Alle esequie dei quattro militari, morti vicino a Nassirya nella notte fra martedì e mercoledì, hanno partecipato le più alte cariche civili e militari dello Stato, fra cui il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini e il ministro della Difesa Antonio Martino.
Le salme sono arrivate su due elicotteri CH-47 verso le 10. Poco lontano un AB-412, uguale a quello su cui i quattro militari hanno trovato la morte. Una tragedia, come sottolineato dal generale di Corpo d’armata Cosimo D’Arrigo, dovuta a un incidente di volo e non a un attacco nemico. Le bare sono avvolte nel tricolore e salutate dal picchetto d’onore. L’hangar è gremito già dalle 9: militari, parenti, amici e semplici cittadini. Tante le corone di fiori, fra cui quella del Presidente della Repubblica Ciampi.
Davanti all’altare i corpi di quattro giovani uomini e le loro donne, ognuna chiusa nel suo dolore. Piange Leandra, moglie di Giuseppe Lima e incinta al settimo mese: stringe al petto una foto del marito e con una mano si accarezza il grembo. Poco lontano Simona, moglie di Marco Briganti, non ha più nemmeno la forza di fiatare: tiene in mano il cappello del marito e resta immobile per tutta la funzione, che inizia puntuale alle 10.30.
L’omelia dell’arcivescovo ordinario militare Angelo Bagnasco inizia con un messaggio ai familiari: «Sappiate che l’Italia vi è vicina e che vi resterà con discrezione, stima e pietà. Per noi si eleva la nostra preghiera, ma anche la promessa di non dimenticare queste giovani vite e di esserne degni per sempre».
Al termine della messa le salme stanno per uscire dall’hangar, quando Leandra sfila il tricolore posto sulla bara del marito e lo porta via, Simona fa lo stesso con la foto di Briganti: ultimo ricordo dei cari persi per sempre. Ogni bara è seguita da un cuscino con la sciabola e il basco dei militari. Fuori le tante persone che non hanno potuto assistere alla cerimonia accompagnano i feretri con un lungo, interminabile applauso verso i loro paesi di origine, a casa, come certo non sarebbero voluti tornare.
C’è tutta una città vicino a Leandra, a Simona e ai parenti dei quattro soldati. Viterbo, base nazionale dell’Aviazione dell’Esercito italiano, ha partecipato con grande commozione e affetto all’ultimo saluto ai militari italiani. Massimiliano Biondini e Marco Cirillo erano originari di queste parti. Sono tante le corone deposte nella grande Piazza dei Caduti. Ai principali incroci cittadini si notano mazzi di fiori e saracinesche dei negozi abbassate. Piccoli, silenziosi gesti per accompagnare quattro giovani vite nel loro ultimo viaggio.
Dolore in Italia, dolore in Irak, dove non si ferma la lunga scia di sangue. Solo ieri un attentato suicida a Balad, a nord di Bagdad, ha provocato la morte di almeno 10 persone. Il ministro dell’Interno iracheno, Bayan Jabr, ha dichiarato che le vittime della guerriglia in 18 mesi sono oltre 12mila.