L’unica riforma possibile: cambiare la Costituzione

Caro dottor Granzotto, forse mi sono distratto e ho perso il filo ma per un uomo della strada come me il dibattito sul sistema elettorale è ostrogoto. Alla tedesca, alla spagnola, alla tedesca con un po' di Spagna oppure con un pizzico di Italia: ma di che cosa stiamo parlando? Credo di interpretare il desiderio di tanti suoi lettori chiedendole di tradurre dall'ostrogoto e dirci quale secondo lei è il migliore.


Non esiste, caro Dessì. Non c’è un sistema elettorale ideale perché nessuno è in grado di garantire, come invece si pretende, la «governabilità». Che non si ottiene attraverso questo o quell’altro meccanismo di voto, ma riformando il sistema, l’architettura istituzionale non più adeguata (se mai lo fu). Ed era quello che aveva in animo di fare Berlusconi. E prima ancora nientemeno che i Padri Costituenti i quali al momento di stendere la Carta si riproposero di contrastare quelle che definirono «degenerazioni del parlamentarismo». Ma siccome alle parole non seguirono i fatti, come d’altronde è costume dei tromboni, eccoci qua a pestar l’acqua nel mortaio dei sistemi elettorali.
Fatta l’Italia, gli italiani andarono per la prima volta al voto con un maggioritario basato su collegi uninominali. Ma dopo una cinquantina d’anni, esattamente nel 1919, si pensò di passare al proporzionale. Che nel ’22 fu abolito a favore di una legge elettorale fortemente maggioritaria. Nel ’45 si tornò al proporzionale con liste concorrenti, sistema che venne avvicendato nel ’52 con un sistema maggioritario con premio di maggioranza: la così detta «legge truffa», che però fallì sul nascere perché nessuno dei due schieramenti raccolse i voti necessari per far «scattare» il premio (si seguita a ripetere che fu la Dc a mancarlo, per un pugno di voti. Ma si può ugualmente dire che lo ebbe a portata di mano anche il Pci, per il quale la legge truffa fu lì lì per diventare una legge bingo). Si tornò allora ad un proporzionale più o meno standard snaturato, nel 1953, col «mattarellum», cioè un italianissimo pastrocchio o guazzabuglio di proporzionale e di maggioritario. Al quale, infine, fu contrapposta la «porcata», come uno dei suoi artefici, l’onorevole Roberto Calderoli, definì la legge elettorale tuttora in vigore: sistema proporzionale puro con liste bloccate, ovvero senza preferenze.
Siccome una porcata è una porcata, ecco invocare ora il sistema tedesco (una scheda per i partiti con metodo proporzionale e soglia di sbarramento del 5 per cento. Una seconda scheda per i singoli candidati del collegio uninominale maggioritario), ora quello spagnolo (proporzionale corretto dalla dimensione delle circoscrizioni che limitano il tasso di proporzionalità, sbarramento del 3 per cento e liste bloccate). Per distinguersi, l’Uomo della Provvidenza, Veltroni, rilancia invece l’uninominale con coda (codone) proporzionale e nessun sbarramento (avanti, c’è posto). Carne al fuoco dunque ce n’è. Ma se non si riforma il Titolo III Sezione I della Costituzione il risultato, ne sia pur certo, caro Dessì, sarà solo fumo e niente arrosto. Comme d’habitude.