«È l’unica sua opera realizzata su tavola lignea»

Sono specializzate nelle opere di Caravaggio e di caravaggeschi. E sono anche restauratrici di fiducia della principessa Nicoletta Odescalchi (proprietaria della pala «La conversione di Saulo»), oltre che della Soprintendenza di Roma e dei Musei Vaticani.
Stiamo parlando di Valeria Merlini e Daniela Storti, le due esperte in conservazione che hanno dato nuova vita al dipinto in mostra in questi giorni nella sala Alessi di Palazzo Marino a Milano. Per le due restauratrici questo lavoro è stato una sfida un po’ insolita. «La conversione di Saulo è, infatti, l’unico dipinto di grandi dimensioni realizzato dal pittore su supporto ligneo - spiega Valeria Merlini -. Caravaggio era un artista innovatore e come quasi tutti nella sua epoca usava dipingere su tela». Un supporto leggero, elastico, facile da trasportare e che consentiva una maggiore velocità anche in fase di esecuzione.
Ciononostante, il Merisi si attenne alle richieste della committenza (che prevedeva la realizzazione di una pala costruita con sette assi di cipresso) e riuscì, grazie ad alcuni accorgimenti nella preparazione del supporto, a mantenere intatte le prerogative del suo modo di dipingere. Con un lavoro paziente di stesura dei colori, diede vita a un’opera ricca di dettagli, eleganti passaggi cromatici, variazioni luminose, sequenze di piani e profondità prospettiche. Tutto questo, però, prima dell’intervento di restauro era poco percepibile. «Nel corso del tempo - racconta Daniela Storti - il dipinto era diventato quasi monocromo. Chiamate per verificare lo stato di conservazione dell'opera e del suo supporto, abbiamo avuto anche la possibilità di osservare con attenzione la superficie dipinta di procedere in seguito ad una pulitura, riportando alla luce particolari che erano diventati illeggibili». Per quanto riguarda il supporto, continua Merlini, «ci siamo limitati solo a una ri-registrazione della parchettatura eseguita nel 1967 da Luigi Pigazzini. Con l’ausilio di sistemi tecnologici come la radiografia, la riflettografia e l’esposizione a luce ultravioletta, abbiamo quindi analizzato tutti i livelli del dipinto, dai materiali esecutivi alla tecnica pittorica mettendo in luce elementi dell’impianto originario come le incisioni che il Caravaggio aveva effettuato come abbozzo iniziale. Quindi abbiamo proceduto a rendere nuovamente visibili particolari fondamentali di quest’opera, ma anche le profondità prospettiche, la sequenza dei piani e i valori cromatici originali». Con l’aiuto di specialisti dell’Università di Lecce, inoltre, sono state eseguite misurazioni del carbonio 14 per capire la datazione esatta di alcuni ampliamenti che erano stati effettuati sul supporto nel corso dei secoli. «Sempre grazie all’ausilio delle tecnologie, abbiamo potuto valutare anche il lavoro dei nostri predecessori - spiega Daniela Storti -; abbiamo deciso di conservare questi interventi poiché ormai diventati di valore storico».
L’approccio al restauro oggi sta cambiando. «Il nostro lavoro - osserva Valeria Merlini - non è più solo un impegno per la conservazione di un’opera, ma una rara occasione di studio che permette nuove scoperte nel campo della storia dell’arte, delle tecniche e sull’iconografia degli stessi soggetti dipinti».
Tutto questo è stato ampiamente documentato nel catalogo prodotto in occasione della mostra, della quale le due esperte sono anche ideatrici e curatrici.
«Attraverso questa iniziativa unica, che vede in Eni un sostegno generoso e sensibile e il sindaco di Milano, Letizia Moratti, straordinaria padrona di casa - concludono le restauratrici - si persegue il fine della promozione e della divulgazione dell’eccellenza artistica, esponendo un’opera poco visibile perché di proprietà privata, grazie all’appassionata disponibilità della principessa Nicoletta Odescalchi, che con gioia ha reso tutto questo possibile. Ricordiamo anche che con Eni abbiamo messo a punto un programma di iniziative che accompagnano la mostra, come le visite per le scuole, con supporto didattico e materiale illustrativo, specifico per i ragazzi e i bambini oltre a quello normalmente disponibile per i visitatori».RCe