L’unicità del numero uno

Giancristiano Desiderio

I protestanti tifosi dei Rangers saranno anche fedelissimi della loro squadra, ma quanto a calcio non capiscono nulla. Il fatto è questo: Artur Boruc, portiere polacco e cattolico del Celtic Glasgow, durante il derby con i Rangers si è fatto, come usano fare i portieri, il segno della croce. Apriti cielo, dalla curva dei tifosi protestanti dei Rangers dello stadio Ibrox piovono fischi e insulti e ora, dopo settimane di indagini, è arrivata la «scomunica» della magistratura perché il portiere del Celtic Glasgow con il segno della croce ha «provocato la folla». La Chiesa cattolica, a sua volta, si è detta preoccupata e ha criticato i cugini protestanti da un punto di vista teologico e costituzionale. E la critica calcistica? La vera critica da muovere è calcistica: non sanno i Rangers che il portiere è una sorta di Dio in terra? Non sanno che è la quintessenza del calcio? Non sanno che senza di Lui non si può giocare? Non a caso Jens Lehmann, portiere della Germania, è soprannominato «le mani di Dio». Si scherza? Ma per carità.
Renato Cesarini, quello della famosa «zona», diceva una semplice verità: «Il calcio è bello perché ci sono i gol. Provate a togliere le porte: nessuno andrà più allo stadio». È questo che vogliono i Rangers mettendo in fuorigioco il portiere avversario? La porta è il segreto del calcio. E il portiere ne è il custode. Lui svolge un ruolo strano: tutti giocano per segnare e lui, che pur può segnare, gioca per impedire che si segni. Lui è al contempo la possibilità e l’impossibilità del gol. È la possibilità che il gioco ci sia, ma anche la possibilità che il gioco sia vanificato. «Le mani di Dio», appunto. Si potrebbe evocare la famosissima poesia di Umberto Saba sulla solitudine del portiere. Il portiere è solo quando subisce il gol, ma è solo anche quando è la sua squadra a segnare (fatta eccezione del caso in cui è il portiere ad andare in gol, come fece proprio quel pazzo di Lehmann con un colpo di testa nel derby Schalke-Borussia Dortmund).
Nel portiere il Gioco e l'Antigioco si uniscono. Tutto è nel portiere come tutto è in Dio. C'è una coincidenza di opposti, la famosa coincidentia oppositorum in cui ogni opposizione scompare e appare l’armonia. Il numero 1 è come l’Uno di Plotino e di Giordano Bruno: qui nell’infinito si sciolgono le contraddizioni ma qui è anche l’origine delle finite contraddizioni. È lui, il portiere, che impedisce di segnare e rimette la palla in gioco per segnare. Ma è ancora lui che esistendo rende possibile il gol. Senza di lui non si può giocare. E non per metafora, ma alla lettera: è l’unico giocatore che deve essere sempre in campo. Come Dio. Gli altri possono essere espulsi, ma lui, se espulso, va rimpiazzato. Ci deve essere un Dio di riserva. Qualcuno deve giocare in porta. Se c’è il portiere di riserva, bene; altrimenti, un altro giocatore dovrà schierarsi tra i pali. Senza portiere non c’è gioco. È come se il Gioco uscisse direttamente da «le mani di Dio». Non a caso Pelé era il portiere di riserva del Brasile. Il più grande era anche un bravo portiere. Come dire: i piedi e le mani di Dio.
I cattolici scozzesi, dunque, muovano ai protestanti dei Rangers critiche calcistiche e non teologiche. Papa Benedetto XVI può ispirarsi al suo predecessore Giovanni Paolo II che fu un ottimo portiere. Karol Wojtyla fu un grande difensore dell’umanità e venne definito «l’atleta di Dio» anche per le sue passioni sportive (scalatore, sciatore, nuotatore), ma da ragazzino giocava in porta. Una volta, ricordando il suo passato calcistico, si definì un «agile portiere». A Wodowice, suo paese natale, era il portiere della squadra della scuola. In paese c’era una comunità di ebrei e spesso si giocava «cristiani contro ebrei». E il piccolo Carletto giocava in porta con gli ebrei. Tutta la partita di Karol Wojtyla, contro i totalitarismi nazionalsocialista e comunista, è consistita in questa azione: giocare con i perseguitati.
Non se la prenda, dunque, il portiere polacco Artur Boruc, i portieri sono spesso perseguitati. Ma lui, da buon cattolico e soprattutto da buon numero 1 può dire ai Rangers: «Vi perdono, perché non sapete quello che fate, siete ignoranti in materia calcistica».