L’Unione boccia tutte le proposte (anche le sue)

Turi Vasile

Proviamo a immaginare quel che potrebbe accadere se alle prossime consultazioni dovesse vincere l’Unione. I rappresentanti della maggioranza del centrosinistra da quando è stata sollevata una certa perplessità sulla loro presunta superiorità morale, esortano a cambiare discorso e a discutere sui fatti. Invito rispettabile se loro avessero finalmente un programma organico da esaminare in dibattiti pubblici ed equilibrati. Fatti su cui discutere sono al momento solo le realizzazioni del governo nei suoi quattro anni e mezzo di gestione che offrono un terreno nel quale gli oppositori si muovono con indignazione permanente. La bocciatura di ciò che il Polo ha fatto rischia tuttavia di essere poco convincente per la grande maggioranza della gente, più saggia di quanto si creda, la quale non può accettare la monotona ostinazione del no a tutto, leggi e riforme nessuna esclusa, se non altro per il rispetto del calcolo delle probabilità. Anche perché l’Unione non è in grado di esporre un programma propositivo organico. Il documento redatto provvisoriamente da una parte di loro è l’elenco di una casistica, pletorico per essere organico, del resto già bocciato in molti capitoli all’interno della coalizione stessa.
Riteniamo però di avere elementi sufficienti a ipotizzare il futuro del centrosinistra basandoci su frequenti affermazioni verbali. Ecco alcuni punti del loro programma ideale: stop alle grandi imprese; rifiuto di riesaminare la proposta dell’energia nucleare; opposizione a un riconoscimento della regolarizzazione puramente civile delle coppie di fatto e dei Pacs; revisione o abolizione del Concordato; modifica dell’8 per mille alla Chiesa; divieto alle gerarchie ecclesiastiche di esprimere pubblicamente pareri sui temi della vita e della morte e sui doveri morali dell’uomo; immediato ritiro dall’Irak del nostro contingente impegnato in una missione di pace, benefica per una popolazione colpita dalla disgrazia della guerra; ripristino di alcune tassazioni sulle donazioni e le successioni; condizionamento del risparmio e del patrimonio; rifiuto di sostenere la scuola privata. L’elenco potrebbe continuare a lungo; basta l’accenno alle loro intenzioni esposte più o meno confusamente per trarre conclusioni preoccupanti dalla riduzione dei posti di lavoro per la minacciata chiusura dei cantieri destinati e da destinarsi alle grandi opere, dal persistere dello stato di soggezione ai produttori esteri di petrolio e di gas per l’opposizione come si è detto alle centrali atomiche il cui pericolo quale quello a cui siamo già esposti per la loro presenza e attualità in Paesi limitrofi al nostro è stato dalla tecnologia ridotto quasi del tutto dopo la tragedia di Cernobil. (La loro proposta positiva è il ricorso all’energia eolica, buona, a detta dei tecnici, a riscaldare l’acqua del caffè, insufficiente per alimentare le fabbriche e per salvare dal freddo le nostre case dove abbondano i vecchi...). Si profilerebbe nel nome, potenza dell’ossimoro, un progressivo oscurantismo, una provincializzazione, un parziale isolamento, un indebolimento dell’Italia nel mondo.
In ogni caso l’ipotesi esposta va corretta dalla certezza che una volta al governo, tra i componenti dell’Unione, tenuti attualmente insieme solo dal collante antiberlusconiano anche da loro confessato, esploderebbero le contraddizioni, le diversità, i contrasti, le divergenze anche dottrinali che già covano sotto le ceneri. In tal caso il Paese sarebbe esposto a continui cambiamenti, a ribaltoni, al ritorno inevitabile dei vecchi governi effimeri, il tutto col concorso involontario di certi «distinguo» di rappresentanti del Polo occupati all’affermazione del proprio partito piuttosto che all’interesse nazionale.
Se qualcuno condividesse gli argomenti, anche ovvii, su esposti, forse grossolanamente e sommariamente a causa dello spazio a disposizione, rifletta prima di deporre il suo voto nell’urna.