L’Unione teme la rivolta di Genova

Nella roccaforte rossa molti elettori ora potrebbero scegliere il voto disgiunto, decretando il ballottaggio fra la Ds Marta Vincenzi ed Enrico Musso della Cdl

da Milano

Dice Enrico Musso, il candidato sindaco della Casa delle libertà, che alla fine i segretari dei partiti parevano ubriachi. «È che noi una campagna elettorale in piazza non l’abbiamo mai chiusa, al massimo affittavamo un teatro - gli hanno confidato -. Solo che eri così determinato che non abbiamo osato contraddirti». In quella piazza Matteotti simbolo di tante battaglie rosse che a Genova solo i sindacati e la sinistra riescono a riempire, al comizio di Silvio Berlusconi per la volata finale a Musso e a Renata Oliveri la candidata alla presidenza della Provincia c’erano 4mila persone per la Questura «e quindi almeno un migliaio in più», sorride Musso. Poco prima e poco più in là, Walter Veltroni il sindaco di Roma ne aveva raccolto un migliaio con Marta Vincenzi la candidata a sindaco e Alessandro Repetto il candidato in Provincia. Il centrodestra l’ha preso come un segnale, l’ennesimo dopo i sondaggi che da una decina di giorni allarmano l’Unione. Lei, SuperMarta l’europarlamentare Ds da 150mila preferenze, il cavallo di razza che lo stesso Piero Fassino impose in barba ai segretari locali, sempre inchiodata a un 50 per cento che al massimo s’è fatto 51 e a volte è sceso sulla pericolosa soglia del 49. E lui, Enrico Musso il professore di trasporti e logistica, l’indipendente sconosciuto ai più, sempre dietro a ruota, con soli tre punti di distacco.
Roba da cardiopalma per un’Unione che qui, nella rossa Genova, dai vertici nazionali ha ricevuto l’ordine di «stravincere», perché trattasi della città più grande al voto in queste amministrative: se è da qui che Berlusconi da mesi ripete che «deve arrivare la spallata al governo Prodi», per venire sotto la Lanterna il leader di Forza Italia l’altra sera ha persino rinunciato alla festa del Milan a San Siro, è questa la roccaforte che il centrosinistra deve difendere. E invece ieri era come un tam tam quella parola, «ballottaggio», che nessuno si sarebbe mai aspettato di dover, o poter, pronunciare. «La sfida è aperta ed è un miracolo - avverte Musso -. La mia candidatura è stata lanciata con colpevole ritardo, sarebbero serviti almeno otto mesi, e invece corro con quattro mesi contro i 30 anni di politica e presenza nelle istituzioni di Vincenzi».
I fattori a suo favore sono tanti, però, e lui stesso ammette: «Sono il candidato giusto al momento giusto». Il candidato giusto perché Musso, ebbene sì, piace anche a sinistra. Quando venne ufficializzata la sua candidatura ci fu chi ricordò quelle interviste di qualche anno prima fin troppo critiche con l’allora premier Berlusconi. An fece fuoco e fiamme, per placare gli animi Berlusconi dovette far sapere che «mi sono riletto quelle interviste, e devo ammettere che in quel caso Musso aveva ragione a criticarmi». Ed è il momento giusto perché a livello locale in molti, nell’intera coalizione, non fanno mistero di non gradire SuperMarta, non a caso sono molti i grandi assenti della campagna elettorale, dal presidente della Regione Claudio Burlando al sindaco uscente Giuseppe Pericu a mezza Margherita. A livello nazionale poi non aiuta il vertiginoso calo di consensi del centrosinistra. Colpa del governo Prodi, «a lei pare un governo di sinistra?» lamenta un anonimo comunista. E il partito democratico, qualche giorno fa è stato lo stesso segretario provinciale dei Ds Alfonso Pittaluga a sfogarsi: «Dicono che il Pd nasce a ottobre? Ma se qui la baracca è già chiusa, i Ds non esistono più, la Margherita detta legge, senza che nessuno abbia capito come faremo a far convivere il riformismo laico e socialdemocratico con il neoliberalismo cattolico».
Mettici tutto, aggiungi l’addio rabbioso alla sinistra di Giampaolo Pansa a un giorno dalle urne, e il risultato si chiama voto disgiunto. In molti promettono di fare una croce su un partito di centrosinistra e una sul nome di Musso. Di suspence in suspence, Rifondazione minaccia di far annullare il voto di tutte le elezioni amministrative in Liguria, 21 Comuni e le Province di Genova e La Spezia: su tutte le schede elettorali infatti il simbolo del partito è sbagliato, non quello consegnato adesso, ma quello in disuso da tre tornate. Il Prc minaccia di fare ricorso e di chiedere l’annullamento delle operazioni di voto.