L’uomo che nel dovere aveva trovato la libertà

S’è tolto la giacca e la porta sulla spalla sinistra. La giacca copre tutto il braccio. Ma dalla posizione del gomito capisci che la mano sinistra è appoggiata al fianco. Il fianco sinistro: quello del pancreas, quello della morte. È la fotografia che chiude impietosamente, cronachisticamente, come sarebbe piaciuto a lui, questo Album Buzzati (Oscar Mondadori, pagg. 394, euro 14,80, a cura di Lorenzo Viganò). La prima, di fotografia, mostrava un bimbo di otto anni con gli occhi scuri e intensi persi sopra la testa del fotografo. Fra l’una e l’altra immagine, c’è tutta la vita di un grande giornalista, di un grande scrittore e di un pittore-disegnatore-illustratore-fumettista che si riteneva (a ragione) sottovalutato.
È soprattutto lui stesso a raccontarcela, con brani sapientemente colti dal suo diario, dalle interviste, dalle lettere. Le tessere autobiografiche compongono un mosaico che inizia a San Pellegrino, due chilometri a sud di Belluno, dove Dino Alessandro Antonio Brandimarte Pellegrino nasce il 16 ottobre 1906, e finisce nella stanza 201 della clinica «La Madonnina» di Milano, dove, minato dal tumore al pancreas, muore il 28 gennaio 1972. Il bello di questo libro, in cui la parte iconografica accompagna fedelmente e generosamente il testo, sta nel fatto che alcune frasi, alcuni momenti possono apparire marginali, di contorno, e invece racchiudono il senso, la «pasta», il carattere di un uomo la cui cifra distintiva (in senso sia esistenziale, sia estetico) è nell’aver trovato non sotto, bensì dentro il dovere e il rigore le chiavi della libertà e della fantasia. (Infatti i soliti saccenti, quelli che fanno della superficialità una bandiera, lo hanno sempre considerato un reazionario, un oscurantista, un passatista. La solita storia: guardavano il dito che indicava la luna e non la luna...).
Certo, tutta la «corriereide» nel volume è percorsa per filo e per segno. Certo, le donne, i libri, la profonda, quasi esclusiva amicizia con Arturo Brambilla, la guerra, le incursioni nel teatro e nel cinema, sopra tutto e sopra tutti il legame inscindibile con la madre: è materia trattata a profusione, come si conviene in una biografia che voglia dirsi completa. Però, fate attenzione anche a quelle frasette, a quei particolari rivelatori. Alcuni esempi:
LA FANTASIA «Ricordo un bel tema che mi hanno dato in quarta ginnasio: “Che cosa faresti se avessi un ippogrifo”».
IL SUCCESSO «A te \ lo posso dire, ma niente mi piace di più del successo, molto più dell’amore, delle stesse mie montagne» (1930).
LA GUERRA «L’ambiente, gli spari, la galoppata!... Una cosa stupenda! Lì \ per esempio non ho avuto paura, perché non son cose difficili da superare quelle lì...».
I COLLEGHI «Il conformismo, l’opportunismo e l’arrivismo filo-marxista dei miei colleghi mi fa semplicemente venire il vomito, e come primo impulso mi fa diventare assertore della monarchia assoluta».
DIO «L’uomo \ ha sentito il bisogno, il desiderio di Dio e se lo è creato. Ma poi, col passare del tempo, il suo desiderio di Dio si è affievolito, si è fatto sempre più debole. E ne è nato un vuoto spaventoso che è la tragedia del mondo moderno».
Buzzati, che sarebbe rimasto in giacca e cravatta anche durante le ascensioni delle sue adorate crode dolomitiche, qui si sbottona. Ascoltiamolo con attenzione, perché ha tante cose da dirci.