L’uomo che è sopravvissuto due volte. Alle bombe atomiche

Se un giorno si scoprirà che Tsutomu Yamaguchi è morto per sbadataggine, investito da un tram mentre attraversava la strada, o ucciso da un raffreddore trascurato, o dalla puntura di una vespa, non ci stupiremo. Vorrà dire che era destino, e che la vita straordinaria di un uomo già di per sé straordinario doveva in qualche modo trovare una via più banale per uscire di scena.
Tsutomu Yamaguchi è un hibakusha. Così, in Giappone, si chiamano i sopravvissuti alla bomba atomica. Lo straordinario, nella vicenda già straordinaria di quest'uomo che oggi ha 93 anni, è che Yamaguchi è un hibakusha due volte. Già, perché era a Hiroshima il 6 agosto del 1945, quando gli americani sganciarono la prima bomba atomica, ed era a Nagasaki, qualche giorno più tardi, quando gli americani mollarono la seconda.
Ma è solo ora, nell'anno di grazia 2009, sessantaquattro anni dopo quegli eventi, che le autorità si accingono a ufficializzare la storia, conferendo a Tsutomu un titolo che gli consentirà di entrare nel Guinness dei primati. Incerta la casella di attribuzione: il più grande sfigato del mondo? O, visto il risultato, tutto sommato lusinghiero, l'uomo più fortunato del pianeta? E se fosse: «L'uomo che (sopra)visse due volte?»
In sei decenni, Yamaguchi non ha ancora sciolto l'enigma. «Sapete la storia del bicchiere, no? -, ha sempre detto sorridendo a chi gli domandava come si sentiva -. Per qualcuno è mezzo pieno. Per altri mezzo vuoto. Dipende dallo stato d'animo, dalle stagioni della vita... Ultimamente, però, propendo per il bicchiere mezzo pieno».
Fino a oggi, Tsutomu aveva la patente di "grande invalido" riconosciutagli a suo tempo per essere scampato alla bomba di Nagasaki. «Sotto il profilo pensionistico e assistenziale naturalmente non cambia nulla - dicono al Comune e alla prefettura di Nagasaki -. Mica gli si può dare pensione e assistenza doppia, a uno così. Sarebbe ridicolo. Ma insomma, sotto il profilo storico, una certa differenza la fa».
Andò così. Yamaguchi, ingegnere della Mitsubishi, quel 6 agosto del 1945 era per lavoro a Hiroshima. Solo tre chilometri lo separarono dalla palla di fuoco che improvvisa si accese nel cielo. L'Enola Gay aveva appena sganciato quella che giocosamente era stata ribattezzata Little Boy. Fu una catastrofe spaventosa: i palazzi spazzati via dall'onda d'urto, le piramidi di morti e feriti, gli ustionati, i morti per radiazione. Lui, Tsutomu, si ebbe certe brutte bruciature sul lato sinistro del corpo. Ma non così invalidanti da impedirgli di mettersi in viaggio, qualche giorno dopo, per Nagasaki. Raccontano le cronache che più delle bruciature, l'ingegner Yamaguchi patì in seguito gli effetti delle radiazioni da cui fu colpito attraversando un'area lontana solo due chilometri dalla stazione ferroviaria da cui partì.
L'incubo si ripetè tre giorni dopo, quando gli americani sganciarono su Nagasaki la seconda terrificante bomba atomica, quella cui diedero il nome di Fat Man, il grassone. La bomba, che conteneva 6,4 chili di plutonio 239, esplose a circa 470 metri d'altezza sulla zona industriale della città, vicino a fabbriche d'armi. Fu una fortuna, in un certo senso. La bomba, caduta a circa quattro chilometri dall'obiettivo, che era il centro della città, salvò gran parte di Nagasaki, protetta dalle colline circostanti. Il conto delle vittime restò tuttavia enorme. Secondo la maggior parte delle valutazioni, circa quarantamila dei 240mila abitanti della città vennero uccisi all'istante, e oltre 55mila rimasero feriti. Il numero totale degli abitanti uccisi viene comunque valutato intorno agli 80mila, incluse le persone esposte alle radiazioni nei mesi seguenti. A Nagasaki, Tsutomu Yamaguchi calcola di essere stato a tre chilometri dal punto dell'esplosione, ma erano nel pieno dell'area colpita dalle radiazioni i familiari che il giorno 13 di quel mese lui andò a cercare, assorbendo le radiazioni che erano nell'aria. Molti ci lasciarono la vita, o ebbero comunque cancri e malattie orrende che li portarono alla tomba di lì a qualche anno. Lui, l'uomo che sopravvisse due volte, è ancora qui a raccontarla.