Laici, martiri, mistici L’università dei Santi

In un «dizionario» completato poco prima di morire, Alfredo Cattabiani presenta i grandi testimoni della fede

Marina Cepeda Fuentes, vedova di Alfredo Cattabiani - uno dei protagonisti più vivaci della cultura cattolica italiana del Novecento, attento storico delle religioni e appassionato conoscitore delle tradizioni popolari - ricorda che l’ultimo libro lasciato sul comodino dal compianto marito poco prima di morire, il 18 maggio del 2003, era una biografia del terziario francescano Paolo Pio Perazzo, un piemontese dell’Ottocento, soprannominato il «ferroviere santo»: nel 1953 Cattabiani, allora sedicenne, aveva assistito alla traslazione della salma di Perazzo da Nizza Monferrato a Torino, ricavando una profonda impressione dalle manifestazioni di fede e di devozione che una grande folla aveva tributato al feretro esposto nella Chiesa di San Tommaso.
E a Paolo Pio Perazzo, Cattabiani voleva dedicare un capitolo del suo ultimo libro Santi del Novecento. I grandi testimoni della fede del nostro tempo (Rizzoli, pagg. 304, euro 18); per questo ne leggeva con trasporto la biografia, ma il male ebbe il sopravvento e il proposito non poté essere realizzato. E con quello di Perazzo sono purtroppo tanti i ritratti che mancano nella galleria di Santi allestita da Alfredo Cattabiani con l’intento di tracciare - così si legge nella Prefazione firmata dall’autore una ventina di giorni prima della scomparsa - «il profilo delle principali e celebri figure di eroicità cristiana del Novecento che possono essere proposte come modelli agli uomini del nuovo millennio». Un esempio per tutti, particolarmente significativo: egli aveva in animo di tratteggiare la straordinaria personalità di Charles de Foucauld, l’ex militare francese, fattosi eremita nel deserto del Sahara, ucciso nel 1916 e beatificato poche settimane fa. E se le assenze, che l’indice del libro opportunamente registra, riportando pure i nomi di coloro che l’autore aveva intenzione di trattare, costituiscono un motivo di amarezza, dipende dal fatto che le presenze, ovvero i ritratti che Cattabiani riuscì a portare a termine, risultano particolarmente azzeccate. L’autore le ha divise in quattro gruppi: laici eroi della vita quotidiana; martiri della fede e della carità; preti, religiosi, mistici e fondatori di opere di carità; papi e cardinali dalle virtù straordinarie.
Cattabiani sa cogliere alla perfezione le diverse forme che la santità cristiana assume e le presenta con stile semplice e godibile, affinché anche il lettore possa partecipare alla sua ammirazione per quegli uomini e quelle donne che hanno accettato di essere martiri, cioè testimoni, «sulla scia del primo testimone di Dio, il Cristo». Ecco, dunque, tra i laici: l’avvocato pugliese Bartolo Longo, spiritista e mangiapreti, che dopo la conversione fonda il santuario mariano di Pompei, inaugurato nel 1891 e oggi tra i più frequentati del mondo; il medico beneventano Giuseppe Moscati, che nel 1917 rinunciò a una cattedra universitaria perché, diceva, «il mio posto è accanto all’ammalato»; i coniugi Beltrame Quattrocchi, «una coppia borghese d’innamorati che si mantengono tali nonostante il tempo, la fatica dei giorni e i quattro figli avuti, trasmettendo gli altissimi valori di un’esistenza vissuta insieme con consapevolezza e responsabilità nella comune fede in Dio». Vi sono poi i martiri in senso stretto, quelli che hanno pagato a caro prezzo la fedeltà al Vangelo in un secolo, quale è stato il Novecento, che purtroppo niente ha da invidiare, a questo triste riguardo, alle epoche delle persecuzioni più crudeli: Cattabiani fa sfilare dinanzi al lettore i martiri messicani, i famosi Cristeros, che negli anni Venti resistettero all’oppressione al grido di «Viva Cristo Re!»; quelli spagnoli, uccisi a centinaia in odio alla fede, all’epoca della guerra civile; le vittime del comunismo, che, secondo quanto affermato dal vescovo Kondrusiewicz, potrebbero essere tra cinquanta e settanta milioni; i martiri del nazismo, tra i quali spiccano la filosofa ebrea Edith Stein, fattasi carmelitana col nome di Teresa Benedetta della Croce, e il francescano Massimiliano Maria Kolbe; e, infine, i tanti missionari, che hanno perso la vita in ogni parte del mondo per rimanere fedeli a Dio e alla Chiesa. Il gruppo più nutrito è quello dei religiosi in senso stretto: preti, frati e suore; Cattabiani ne descrive diciotto, tra cui Francesca Saverio Cabrini, la santa degli emigranti; don Luigi Orione, il fondatore del Piccolo Cottolengo; Pio da Pietrelcina, il più celebre stigmatizzato del nostro tempo; Josemaría Escrivá de Balaguer, il creatore dell’Opus Dei; Teresa di Calcutta, la piccola grande sorella degli ultimi e dei sofferenti; Giacomo Alberione, che fu tra i primi a intuire l’importanza dei mezzi di comunicazione di massa ai fini dell’evangelizzazione.
Il volume si conclude con il ricordo di tre papi (Pio IX, Pio X e Giovanni XXIII) e di due cardinali arcivescovi di Milano (Andrea Carlo Ferrari e Ildefonso Schuster). Con tocco lieve, Alfredo Cattabiani ha scritto il suo ultimo libro, che si presenta come un messaggio di speranza: con esso egli ha voluto ricordare che anche in un’epoca, qual è la nostra, di persecuzione religiosa e di declino della fede, la pianta della santità cresce ancora rigogliosa.