Laicisti e islam, patto contro i cristiani

Vi è una guerra contro il Cristianesimo in Occidente e ora si attenua, ora si innalza. E questo è un momento in cui si innalza. E si congiunge con un'altra ondata, quella dell'Islam in tutte le sue forme, che penetra in Europa ed è per natura sua alternativa al Cristianesimo. L'esempio di Colle Val d'Elsa, dove un consiglio di istituto ha impedito al vescovo di visitare la scuola per non «turbare» tre bambini musulmani, è significativo del modo in cui le due forze si possono congiungere. La presenza di musulmani in Italia diviene una occasione per ridurre l'influenza storica del Cristianesimo nel nostro Paese e rendere la Chiesa cattolica delegittimata in nome della libertà religiosa. La libertà non esclude la presenza del vescovo, che non lede i diritti dei non credenti. Ma l'esclusione del vescovo dipende dalla convinzione che il Cristianesimo è sentito come lesivo in quanto tale della posizione religiosa e culturale dei non credenti. La Chiesa cattolica in particolare è vista come per principio nemica della libertà: e questo pregiudizio fa sì che si chieda allo Stato di limitare la presenza ecclesiale. Il carattere laico della scuola viene inteso come eliminazione della Chiesa e del Cristianesimo dall'interno di essa.
Il termine laico diviene immediatamente un termine militante, una ideologia che giustamente i cattolici chiamano laicismo intendendo per laicismo la lotta attiva contro la presenza della Chiesa nelle istituzioni. Oggi è facile dimenticare che la lotta contro il Cristianesimo cominciata con l'illuminismo è finita con lo Stato totalitario. Nell'Europa, dopo la Seconda guerra mondiale, c'era la memoria che la Chiesa era stata perseguitata dal nazismo e dal comunismo in quanto portatrice di un valore universale, la libertà della persona. Ci fu un periodo in cui il Cristianesimo, e segnatamente il cattolicesimo, vennero accolti dai mezzi di comunicazione sociale come legittimi, ma questo non durò molto. Ed ora siamo in una fase di crescita della militanza anticristiana.
Ciò che ripugna oggi a coloro che si definiscono non credenti e ritengono dannosa la presenza della Chiesa nelle istituzioni è il concetto che esista una norma trascendente, una obbligazione verso Dio che è il fondamento stesso della legge morale.
Ripugna il concetto che si possa parlare in nome di Dio di obbligazioni sociali e attuare così una presenza storica. Ciò è visto come un attentato all'eguaglianza delle posizioni culturali e quindi alla libertà. Chi può parlare di Dio come causa storica nel linguaggio laico del nostro tempo? È per questo che i cattolici sono silenziosi quando esercitano una professione: dovrebbero invocare il nome di Dio sulle obbligazioni sociali, dichiararlo presente nel nostro tempo. Quando la Chiesa fa riferimento a Dio e alla natura come sua creazione nei temi dell'aborto, dell'eutanasia, delle cellule staminali embrionali, sulla famiglia come vincolo indissolubile tra uomo e donna, essa evoca sempre la presenza di Dio come titolare della obbligazione morale: e l'uomo viene così vincolato a seguirne la legge. È questa presenza incomoda che spiega il laicismo, una sottile volontà della morte di Dio che sparisce dietro una nube agnostica.
L'ateismo totalitario poneva un uomo al posto di Dio: l'agnosticismo laicista tende ad abolire anche il posto di Dio come sorgente di obbligazione e quindi il concetto di dovere morale. Non a caso la cultura laicista parla solo di diritti come attributi dei gruppi sociali, dei generi piuttosto che delle persone. Il singolo, la persona, è in sé un vuoto che domanda di essere riempito dalla trascendenza, il gruppo ha una identità definita e certa, può essere chiuso e compatto nei suoi termini: essere extracomunitario o omosessuale crea delle pretese che chiamiamo diritti e chiedono la tutela non della coscienza morale ma del diritto degli Stati.
Si crea così una società chiusa in cui tutto è definito, ma è rinchiuso in modo nascosto nel concetto che la società è tutta racchiusa nel diritto positivo.
L'eccedenza della persona, che è il fondamento della dinamica storica, non è riconosciuto. Dio e persona sono termini relazionali, ambedue escludono la totalità del sociale.
Il musulmano diviene perciò un gruppo tutelato, se la legge sulla libertà religiosa discussa in Commissione parlamentare tende a considerare tutte le religioni come comunità protette, facendo del concordato con la Chiesa cattolica il segno del passato. Come diritto di gruppo la prassi islamica diviene legittimata anche quando nega tutti i diritti, specialmente alle donne nella famiglia. Laicismo e Islam si contraddicono in tutto ma una cosa hanno in comune, essi hanno sempre combattuto il Cristianesimo e lo hanno fatto spesso insieme.
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