L'amore, la musica e Dio. "La fiamma" di Cohen è viva

A tre anni dalla morte esce una raccolta di poesie e disegni del cantautore. Il 22 novembre il disco postumo

«Se le carte le dai tu / io sono fuori della partita / se chi guarisce sei tu / io sono storpio e sciancato / se tua è la gloria / allora mia dev'essere l'onta / tu vuoi che sia più buio / noi uccidiamo la fiamma»... Così cantava Leonard Cohen nel suo ultimo album, e così torna a raccontarsi in versi e parla del suo contraddittorio rapporto col divino e con le cose di tutti i giorni con il suo linguaggio lirico e ispirato. Il figlio Adam (cantautore e curatore dell'opera del padre) ha permesso di pubblicare il libro di poesie e disegni La fiamma (Bompiani, traduzione di Luca Manini, pagg. 298, euro 24) raccolta di opere scelte dai quaderni. È un periodo d'oro per gli appassionati di Cohen; infatti il 22 novembre uscirà il disco postumo Thanks for the Dance, anticipato dall'intenso singolo, uscito in questi giorni, Happens to the Heart.

Si sa che Cohen era tanto parco nel parlare quanto bulimico nello scrivere romanzi, racconti, poesie; la sua urgenza di comunicare ha permeato la storia della musica e della letteratura contemporanea. «Per lungo tempo ti ho trascurato / ma ho trascurato me stesso per più tempo ancora», scrive nel maggio 2000 rimettendosi al centro della scena, lui che si è dedicato per così tanto tempo agli altri nel tentativo di trovare se stesso. Sempre alla ricerca di Dio e dell'uomo, ora devoto ora sofferente per le crisi spirituali quando scrive. «Puoi dire che tutto è stato scritto / ma io non riesco a leggere il testo / è l'amore che mi distrae / da un momento all'altro». Il libro ha un valore notevole sia per le innate qualità di scrittura di Cohen, sia perché, come scrive Adam, «è l'ultima prova di mio padre come poeta». Prima di qualsiasi altra cosa Leonard Cohen era un poeta, senza dimenticare la forza prorompente delle sue canzoni (che a loro volta sono poesie in musica). Come ha scritto nei suoi quaderni, era una missione per conto di D-o (il non scrivere per intero il nome di Dio, vecchia abitudine ebraica, indica quanto fede e libertà convivessero in lui). Cohen aveva molto da dare al mondo, e sapeva (per averlo scritto in precarie condizioni di salute) che questo libro sarebbe stato la sua «ultima offerta». Scrive nella poesia omonima: «Prego per avere coraggio / alla fine / per vedere arrivare la morte / come un'amica». Parole terribili e al tempo stesso sublimi che raccontano il tormento di un uomo vicino all'addio (morirà il 7 novembre 2016, tra pochi giorni saranno tre anni) ma dallo spirito mai domo. «Lavoravo sempre con rigore / ma non la chiamavo arte», scrive aprendo Accade al cuore del 24 giugno 2016.

La fiamma è una raccolta postuma ma vera e viva, cui Cohen ha lavorato con tutte le sue forze rimaste, consumato dal dolore e dal dubbio eterno... e dall'amore, un amore totale (e spesso distruttivo) per le donne e per il divino (che poi spesso per Cohen sono la stessa cosa). «Sono sempre stato sulla strada / sono sempre di passaggio / ma tu sei il mio primo amore, e l'ultimo / non c'è nessuna, nessuna dopo di te». È palpabile la spontaneità, l'urgenza di scrivere di Cohen, che riempiva interi taccuini, e a volte foglietti sparsi qui e là, persino nel frigorifero («una volta gli chiesi se aveva della tequila - scrive Adam nella prefazione - mi indirizzò al freezer, e aperto lo sportello trovai un inatteso quaderno congelato»). Tutto il volume nasce dagli appunti e dai quaderni di Cohen. Fin da bambino, ricorda Adam, Leonard depositava quaderni e taccuini ovunque. «La verità è che conoscere mio padre significava, tra mille altre cose meravigliose, conoscere un uomo con fogli, quaderni e tovagliolini di carta, ciascuno con una grafia ben precisa, sparsi (con ordine) ovunque». Non dimentichiamo che Cohen ha selezionato personalmente il materiale da inserire in questo libro, lavorando a stretto contatto con il professor Robert Faggen, cui poi per l'editing (veramente complesso e laborioso) si è aggiunta la professoressa Alexandra Pleshoyano. Il volume è così diviso in tre sezioni, su indicazione di Leonard; una raccolta di 63 poesie complete e inedite (a volte la stesura di una sola di esse comportava un lavoro di anni in continuo divenire), tra queste è particolarmente intrigante la moderna Kanye West non è Picasso. La seconda sezione comprende i testi di poesie diventate poi canzoni dei suoi ultimi quattro album, una selezione di testi dai quaderni che Leonard aveva annotato dagli anni dell'adolescenza fino alla fine. Faggen ha così supervisionato oltre tremila pagine scritte in sessant'anni di vita! Alcune di queste poesie e questi disegni si trovano - con il permesso di Leonard - sul sito web Leonard Cohen Files, curato da Jarkko Arjatsalo.

Infine il fuoco e la fiamma sono termini che identificano al meglio Cohen. Già sul retro di copertina del primo album ci sono le fiamme che inseguono Giovanna d'Arco. Nel suo lavoro ci sono fuochi e fiamme per creare e distruggere, per desiderare o per consumarsi perché, come scrive Adam: «Ogni pagina che ha riempito d'inchiostro è segno perenne di un'anima in fiamme».

Per il disco ci vuole ancora un pochino di pazienza. Il brano apripista, Happens to the Heart, è in perfetto stile Cohen, ombroso ed evocativo quanto basta. In rete c'è anche l'altro singolo The Goal. L'album intero - anche questo l'ultimo progetto cui Cohen stava lavorando - Thanks for the Dance, comprende illustri e sofisticati ospiti come Javier Mas, che ha accompagnato Leonard dal vivo negli ultimi otto anni, e poi Damien Rice, Leslie Feist, Richard Reed Parry al basso e Bryce Dessner dei The National alla chitarra. «Nel comporre e arrangiare le musiche perché si adattassero alle sue parole abbiamo seguito la sua impronta musicale, tenendolo così con noi», racconta Adam.