Lansdale illumina il buio dell’anima

Chissà in quanti, di fronte alle immagini agghiaccianti dei saccheggi e della devastazione di New Orleans dopo l’uragano Katrina, si sono chiesti se ancora abbia senso parlare di sogno americano. Certo, i pionieri che hanno per primi colonizzato una terra su cui da tempo immemore vivevano solo le «indegne» popolazioni autoctone avevano in mente un paese diverso da quello che le televisioni di mezzo mondo ci hanno fatto vedere. Eppure, Joe R. Lansdale, cittadino del Texas e alfiere di un’America non sempre impomatata e scintillante, non ci sta.
Per lui, il sogno di prosperità e avvenire si è fatto realtà. Di famiglia povera e senza istruzione, Lansdale per anni si è spellato le mani nei campi e spezzato la schiena facendo altri lavori umili, senza mai perdere di vista quel sogno americano che, per lui, ha sempre rappresentato una possibilità e non una promessa. Oggi è arrivato là dove molti altri, compresi i suoi insegnanti di letteratura al college, non avrebbero osato e forse nemmeno sperato che lui arrivasse. Oggi Hollywood se lo contende a suon di dollari e i bagni di folla per lui si moltiplicano, come ha dimostrato l’ultimo Festivaletteratura di Mantova. Il suo ultimo romanzo uscito in Italia, Il lato oscuro dell’anima (Fanucci, pagg. 287, euro 13) è in realtà un libro quasi degli esordi, essendo stato scritto all’inizio degli anni Ottanta e pubblicato solo nell’88, in quanto considerato troppo forte, troppo duro. Chi si aspetta il Lansdale intimista e «letterario» de In fondo alla palude e La sottile linea scura resterà decisamente sorpreso. Sembra che gli anni abbiano sopito un certo furore post-adolescenziale nel grande scrittore texano. Il lato oscuro dell’anima, infatti, è un impietoso e a tratti irreale spaccato di un’America che l’uragano Katrina ha fatto balzare agli onori della cronaca. Un’America malata e sotterranea. Anzi, subacquea, visto che sono le melme malsane del Mississippi a portare in superficie spettri, serpenti velenosi, alligatori, cadaveri e sogni infranti.
Lansdale è americano fino al midollo, anzi texano, e gli piace sottolineare la sua provenienza, quasi a voler rendere omaggio alla terra che ha fatto di lui l’uomo e lo scrittore che è. La cittadina da cui proviene, Nacogdoches, un ex insediamento degli indiani Chickasaw, di cui il suo volto mostra inconfondibili ombre, è nel Texas orientale, una zona che assomiglia più alla Louisiana che al resto del Texas. È sul cielo del suo paese che si sono frantumati lo Shuttle e il mito americano della perfezione. Ma questo ancora era ben lungi dal verificarsi quando Lansdale ha scritto Il lato oscuro dell’anima. A quei tempi era poco più che uno sconosciuto e l’America aveva da tempo superato le inquietudini del Vietnam e stava vivendo una fase sonnacchiosa di benessere e riflusso. È forse in un contesto come quello e nella perenne incapacità del Sud di mostrare segni di un tangibile progresso che i protagonisti del romanzo si incontrano. È una storia che mischia gli elementi sovrannaturali dell’horror e la violenza dello splatter con la suspense del thriller e le tematiche più etiche di certi romanzi on the road. È un romanzo un po’ acerbo ma decisamente intenso.
Una Impala nera scorrazza per le strade del Sud, seminando violenza e incubi. Al suo interno, cinque giovani in cerca di emozioni proibite e di vendetta per un amico morto suicida in galera, dov’era finito per uno stupro. Il suo spirito assetato di vendetta vive nella personalità sdoppiata del capobanda. Una coppia in crisi cerca di ritrovarsi nella quiete di un villino di legno su un lago. È lei la vittima di quello stupro e da allora vive incubi più lucidi della realtà. Suo marito, pusillanime e scioccamente idealista, non è in grado di darle il sostegno necessario affinché lei possa davvero ricostruirsi una minima normalità. Fin qui, si potrebbe dire, non ci sono grandi novità ma, siccome questo è un noir, sarà solo continuando a leggere che potrete capire ancora una volta il genio di Lansdale, un uomo che già in passato aveva saputo dare voce ai diseredati di un’America mai doma, un uomo che ha avuto la sinistra capacità di scrivere i disastri e il caos creati da una catastrofe naturale in un romanzo come L’anno dell’uragano. Sarà pur stato un romanzo storico, ma questo non lo rende meno inquietante, così come non potrete fare a meno di porvi qualche domanda dopo aver letto Il lato oscuro dell’anima: possibile che l’adolescenza texana malata sia una mera creazione della mente diabolica di Lansdale? Inutile chiederlo a lui. Vi risponderebbe che il suo Texas è una metafora del mondo.