Il lardo di maiale (purtroppo) non fermerà i kamikaze

Una proposta. Dato che il maiale è, per il musulmano, impuro e, pertanto, da evitarsi in qualunque modo lo si proponga, mi chiedo perché non lo si possa usare come anti - terrorista. In pratica, lardellando tutti gli accessi ai bersagli “sensibili” di parti di maiale, comunque trattate, ecco che si proteggerebbero tali bersagli con una efficacissima barriera anti-kamikaze.
In più, e non lo si può considerare un effetto secondario, si stimolerebbe in modo esponenziale l’allevamento dei maiali (europei?), con evidente vantaggio per tutte le aziende del settore.
Credo che questa proposta si potrebbe allegare ai vari dossier dell’“intelligence” e al dispiegamento delle forze antiterrorismo, con ottime probabilità di persistente successo. Cosa ne pensate?


La sua, caro Guastamacchia, potrebbe apparire una sarcastica provocazione, ma se ben ricordo l’uso del maiale o del suo grasso quale deterrente in presenza di intenzioni o aggressioni nocive da parte di musulmani fu già utilizzato in India, al tempo delle lotte per l’indipendenza guidate da Gandhi. In un paio di occasioni gl’inglesi sgombrarono i manifestanti (di fede islamica, quelli che in seguito avrebbero dato origine al Pakistan) che occupavano, interrompendola, la linea ferroviaria irrorandoli di urina di maiale. Lo stratagemma, che riscosse un certo successo, si rivelò poi un’arma a doppio taglio. I gandhiani fecero infatti trapelare fra le forze militari e di polizia indigene che le cartucce dei loro fucili erano lubrificate proprio col grasso di maiale e siccome la pratica era di umettarle con la saliva prima di inserirle nell’otturatore, interi reparti islamici rifiutarono, al momento opportuno, di far fuoco.
La sua proposta è molto più articolata, caro Guastamacchia: non un semplice intervento dissuasivo, ma preventivo, con il lardellamento di tutti gli obiettivi “sensibili” (e qui la parentesi è d’obbligo: sensibile, in questo caso, è l’affrettata, orecchiata e bamboccesca traduzione dell’inglese “sensible” che, sempre nel nostro caso, vale per considerevole, rilevante. L’uso e l’abuso di “sensibile” per riferirsi a faccende importanti nasce con la scopiazzatura delle norme americane per la tutela della privacy - o privatezza che dir si voglia - laddove si riferiva ai “data sensibles”, ovvero a dati significativi. Fine della parentesi). In pratica, caro Guastamacchia, si tratterebbe di spalmare di grasso mezz’Italia e spalmare di grasso, mettiamo, San Pietro (ritenuto obiettivo “sensibile“) non è faccenda di poco conto, senza dire che occorrerebbe ungere ben bene anche la piazza antistante col rischio di vedere decine di pellegrini ruzzolare a gambe all’aria. Ho letto che “sensibili” sarebbero anche i traghetti e le gallerie autostradali. Ce le vede, lei, grondanti sugna? A parte queste difficoltà tecnico-logistiche, credo poi che agli occhi dei molti nostri politici e intellettuali scrupolosi fino all’ossessione nel rispettare e far rispettare il bon ton etnico, il ricorso da lei suggerito sia da considerarsi altissimamente scorretto. Più scorretto, va da sé, del predicare nelle moschee e nelle madrasse la guerra di sterminio. O del disseminare le metropolitane di zainetti pieni di dinamite. Non so quindi se le autorità prenderanno in esame il suo consiglio e se devo dirgliela tutta, sono propenso a escluderlo. Però questa guerra - guerra di civiltà, mi perdoni il Santo Padre, ma la penso così - si prospetta lunga. E sarà il tempo a decidere.
Paolo Granzotto
Ps: il disquisire delle virtù dissuadenti del maiale non deve distrarci dai versetti della IX sura del Corano. Che suonano: «Annuncia a coloro che non credono un doloroso castigo. Quando siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati (…). Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso».