Larry King manda in pensione il talk show

Dopo decine di migliaia di ospiti, il suo programma sulla Cnn è arrivato all’ultima puntata. "Con me finisce questo format. Gli altri non fanno interviste: interrompono gli ospiti e non si capisce più niente"

New YorkA 76 anni, 53 anni e 50mila interviste dopo l’inizio della sua straordinaria carriera televisiva, Larry King appende le sue leggendarie bretelle rosse al chiodo con un messaggio. «Con me finiscono i talk show - ha buttato lì come una bomba -; oggi i presentatori non lasciano parlare nessuno. Invitano ospiti ma poi li interrompono. Io non ho mai attaccato nessuno».
Il suo stile di gentiluomo intervistatore, aggiunge, è passato di moda e quello che rischia di andare smarrito, con la sua uscita di scena, non è solo la professionalità di un vecchio ma vulcanico istrione ma anche un modo di intervistare e di intendere il giornalismo. King è sempre stato personaggio, ma proprio per questo non ha mai avuto bisogno di mettere troppo di se stesso nelle sue interviste. Ha sempre seguito tre regole semplici: fare domande oggettive, non tendenziose; parlare poco, lasciando all’interlocutore tutto il tempo per rispondere; mettere l’intervistato a suo agio, cercare di far venire fuori aspetti inediti della sua personalità.
Giornalismo vero, insomma, col quale il re dei talk show americani aveva dato ossigeno alla Cnn ai suoi albori, quando ancora nessuno credeva in un canale di sole news. King dà l’addio stasera, promettendo una puntata indimenticabile: avrà in studio (forse) Barbra Streisand e forse i conduttori dei maggiori telegiornali. Ci si aspetta un grande addio dal protagonista di quel Larry King Live, che nei suoi appuntamento serali aveva avuto come ospiti tutti i presidenti da Nixon a Obama (aveva lanciato lui la campagna elettorale di Ross Perot), oltre a Bill Gates, Lady Gaga, Martin Luther King, Paul McCartney, Marlon Brando e Malcolm X. C’erano poi stati divi come Michael Jackson, televangelisti, criminali e personaggi difficili come il capo di stato libico, Muammar Gheddafi, in uno show visto in decine di altri Paesi e finito sul libro dei Guiness.
Eppure nell’ultimo anno (King aveva annunciato il suo abbandono già a giugno) la sua stella si era appannata e gli ascolti erano in caduta libera: da 1,35 milioni di spettatori all’apice del successo, l’intera Cnn, diventata il fanalino di coda delle reti informative. Davanti al vecchio microfono (da museo) della Rca King lasciava parlare, a lungo, i suoi ospiti. Per questo se ne va dicendo provocatoriamente: «Gli altri non sanno più fare interviste. Preparano le domande, non c’è spontaneità, non c’è dialogo. Io non ho mai precotto nulla, le mie domande erano semplici e non ho mai fatto l’intellettuale. Soprattutto non ho mai pensato che nessuno dei miei ospiti fosse troppo insignificante per il mio show». Un’accusa diretta, forse, al suo successore, l’inglese Piers Morgan, giornalista piuttosto sconosciuto che ha già annunciato: «Cambio tutto, rifaccio tutto e non invito personaggi superficiali come Madonna o Lady Gaga».