Lassaw, poeta della scultura astratta

Nelle chiese rupestri di Matera la prima importante rassegna dedicata all'artista in Italia

Fedele ad un appuntamento che si ripete dal 1978 e che due anni fa ha dato vita al Musma, il Museo della Scultura Contemporanea, anche questa estate, a Matera, nelle chiese rupestri della Madonna delle Virtù e di San Nicola dei Greci, è aperta una grande mostra dedicata ad un protagonista della plastica novecentesca. Curata, come le altre, da Giuseppe Appella, l’esposizione propone l’opera di Ibram Lassaw (1913-2003), precursore della scultura astratta statunitense. Se Lassaw è stato fin qui poco noto in Italia (nonostante la sala personale nella Biennale di Venezia del 1954), questa mostra equivale ad un importante risarcimento, risultando la più estesa dedicata finora all’artista americano, con quasi 170 pezzi tra sculture, disegni, gioielli.

Nato in Egitto da famiglia ebraica profuga dalla Russia, Lassaw si trasferì ad otto anni negli Stati Uniti dove, appena ventenne aprì uno studio a New York. Le prime prove sono figurali, ispirate alla lezione di Maillol, ma già dal 1933 egli si fece assertore convinto della ricerca astratta. Lassaw è cosciente che la sua scultura debba essere una sorta di disegno tridimensionale, di labirinto che si sviluppi nello spazio. Nella pittura, i suoi riferimenti, antitetici, sono Mirò e Mondrian che si sforza di interpretare spazialmente. Adotta quale motivo elementare il filo di ferro, al quale applica interventi plastici in gesso, cemento, legno dipinto; oppure sagoma elementi metallici, che assembla in una sorta di scatole, talvolta luminose. L’anno di svolta è il 1950, quando Lassaw esegue un’opera, Milky Way, subito notata dal celebre gallerista Samuel Kootz e l’anno seguente acquistata da Nelson Rockefeller. Milky Way è ancora realizzata in filo di ferro, gesso e colla, e pertanto fragilissima. Ma con la somma ottenuta, Lassaw può finalmente acquistare una saldatrice ossiacetilenica che gli consentirà di ottenere dalle barrette di bronzo, rame, acciaio, nickel, quegli effetti di sgocciolature, di rigonfiamenti, di nodi, di preziosità cromatiche, che costituiscono il motivo più caratteristico della sua scultura.

A partire dal 1955 trascorse molto tempo in campagna, a East Hampton, dove il paesaggio incontaminato introduce nella sua scultura un dinamismo energetico di origine naturalistica, trasformando le sue opere in fantastici rami, coralli, stalattiti. In occasione della mostra, è stata donata al Musma la grande scultura Pantheon (1973), ideata per il Rockefeller Center.

LA MOSTRA
Ibram Lassaw, Matera, Chiese rupestri e Musma, fino al 18 ottobre (catalogo Edizioni della Cometa).