Latte e derivati, cresce il consumo globale: opportunità per l'Italia

Nel mondo crescono i consumi, in particolare dei formaggi, burro e i prodotti lattiero-caseari per bambini e ci sono buone prospettive per il nostro export. A condizione, come è emerso in un convegno organizzato a Dairy Tech nel corso di Ipack-Ima, che di facciano interventi strutturali sul comparto: alleanze fra imprese, impianti, linee di processo e sistemi di confezionamento

Il comparto del latte e derivati in Italia con 2 mila aziende di trasformazione e confezionamento ha un fatturato di 15 miliardi di euro e 25.000 addetti, con oltre 1 milione di tonnellate di formaggi prodotti, dei quali 484mila Dop. Il settore esporta nel mondo 340.000 tonnellate pari a 2,2 miliardi di euro. Sono alcuni dei dati relativi al comparto del latte in Italia illustrati al convegno Dairy Tech, che si è tenuto nel corso di IPack-Ima, la fiera del packaging e delle tecnologie di processo che si tiene fino al 23 maggio a Fiera Milano Rho. Ma questi numeri non bastano a sostenere lo sviluppo dei mercati. Infatti come è stato sottolineato nel corso del convegno, il 72 per cento delle imprese italiane ha meno di 10 milioni di fatturato annuo, e ai 15 miliardi di euro di giro d'affari del comparto le piccole e medie imprese contribuiscono per appena il 17 per cento.

La Fao prevede la crescita media annua della produzione mondiale nei prossimi 10-15 anni sarà del 3-3,5%, e porterà il mercato dai 780 milioni di tonnellate a fine 2015 a oltre il miliardo a fine 2025. Ma con forti squilibri fra paesi sviluppati e paesi emergenti, in deficit sia di latte che di derivati. Ad esempio, Unione Europea, Usa, Nuova Zelanda e Australia coprono già più che abbondantemente la domanda mentre Cina, Africa, Europa dell’Est e Centro America si trovano nella situazione opposta e sosterranno la domanda globale. Esemplare il caso della Cina. Le importazioni cinesi di formaggi, secondo i dati elaborati da Girà, società europea di ricerche di mercato, stanno crescendo a un ritmo del 16% a valore e le previsioni indicano un mantenimento del ritmo, se non un’accelerazione. Saranno soprattutto i prodotti a maggior valore aggiunto, come appunto i formaggi, il burro e i prodotti lattiero-caseari per bambini, ad essere i più richiesti: Girà calcola una crescita media annua del comparto baby food del 12%

Questo lo scenario globale che evidenzia come l’Italia ha tutte le carte in regola per approfittare dell’evoluzione del mercato. Anche perché dal 1990 c’è una crescita continua dell’export freschi compresa mozzarella + 2.700%, Grana Padano e Parmigiano Reggiano + 500%, Provolone +220% e Gorgonzola +170%. Ma può farlo a condizione che faccia un salto di qualità. Più latte a buon mercato e paesi esteri che apprezzano sempre più i nostri formaggi sono la base per far crescere l’export, ma per cogliere le occasioni che il futuro lascia intravvedere servono interventi strutturali sul comparto: forme di collaborazione tra le aziende; nuove strutture commerciali; potenziamento dei prodotti Dop; aggiornamento di impianti, linee di processo e sistemi di confezionamento. Un comparto tecnologico - quest’ultimo - in cui l’Italia è leader mondiale (con una quota del 13% nell’export globale nel 2013) e per valorizzare il quale è nata Dairy Tech.