L'auto che fa tutto da sola è già realtà

Che l'elettronica abbia trasformato l'automobile è ormai un dato di fatto che verifichiamo ogni giorno a bordo delle nostre auto. Ciò che può sfuggire, abituati come siamo a essere letteralmente circondati da assistenze alla guida e sofisticati sistemi di comunicazione e infotainment, è la velocità alla quale questo progresso ha viaggiato, con tappe che si vanno sempre più accorciando verso il traguardo dell'auto con il pilota automatico che è ormai in vista, e in alcuni casi, come la Nissan Leaf, è già funzionante. L'Abs ha 35 anni e l'Esp, il controllo della stabilità, è appena maggiorenne ma il City safety, dispositivo che rallenta e arriva a fermare la vettura quando c'è il rischio di tamponamento, è sul mercato da pochi anni e lo troviamo già su small car come Fiat Panda e Volkswagen up!.
Obiettivo finale dell'auto che fa tutto da sola, dichiarato per prima da Volvo che della sicurezza è un po' l'icona, è quello di portare a zero non soltanto i morti, ma addirittura i feriti causati dalla circolazione di un'auto già all'inizio del prossimo decennio, comprendendo guidatore, passeggeri e tutti gli altri soggetti coinvolti come motociclisti, ciclisti e pedoni. Mettendo da parte il lato utopistico di questa visione, legata a città tutte ancora da disegnare dove l'auto interagisce, per esempio, con i semafori (un programma sperimentale è in corso a Verona con la partnership di Audi), e il difficile aggiornamento delle regole fissate dal Cdice della strada alle quali si rifanno le assicurazioni, l'auto a guida autonoma è tecnicamente pronta.
Per comporla si tratta infatti di collegare una serie di dispositivi che, presi singolarmente, sono già proposti su un numero sempre crescente di modelli. Di base è necessario che la vettura sia dotata di sensori e telecamere che analizzino tutto ciò che avviene attorno all'auto confrontandolo con il suo funzionamento. Indispensabili sono, quindi, l'Adaptive cruise control, che mantiene costante la distanza dal veicolo che precede provvedendo a frenare quando è necessario, e il Lane assist di seconda generazione, che oltre ad avvisare il guidatore del superamento involontario della linea di mezzeria provvede automaticamente a riportare la vettura in carreggiata (salvo rilevare, con una telecamera, che non si sia trattato di una manovra di emergenza e che la corsia interna sia occupata). Con tali tecnologie appaiono già superati dispositivi da poco introdotti, come l'avvisatore della presenza di un veicolo nell'angolo cieco (Blis) o il Collision warning che allerta il guidatore del pericolo di collisione perché tanto l'auto reagirà da sé. L'autonomous drive prevede che chi è al posto di guida, naturalmente a velocità non superiori a quelle consentite, nel bel mezzo di un ingorgo, o con traffico rallentato, possa dedicarsi a telefonare, scrivere e-mail e navigare, perché oltre ai sistemi che accelerano e frenano l'auto, anche lo sterzo ruoterà autonomamente, poco di più di quello che accade già oggi con le funzioni di Park assist che possono infilare l'auto in qualsiasi parcheggio.
L'auto che fa tutto da sola non può, tuttavia, offrire la sicurezza totale se non è costantemente connessa con la realtà esterna, non soltanto per dialogare con altri soggetti (come nel caso dei preziosi Sos che vengono inviati a una centrale in caso di incidente) ma per sapere in anticipo, a esempio, cosa ci aspetta dietro una curva. Con tecnologie come il ConnectedDrive di Bmw, per esempio, queste informazioni arrivano già alla vettura. Insomma, il piacere di guida è destinato a scomparire? «Il pilota automatico interviene nei momenti più noiosi, ma in quelli più cool l'emozione alla guida rimane intatta», parola di Dieter Zetsche, presidente di Daimler, al lancio della nuova Mercedes-Benz Classe S.