Lavoro, ora la donna ha le stesse chance

La notizia che non piacerà alle femministe dell'ultima ora si può riassumere in poche righe: gli italiani credono, anzi amano le pari opportunità. Stando a un recente sondaggio di Astra Ricerche le pari opportunità in Italia godono di buona salute. Sì, proprio nel Belpaese che il Social Watch ha recentemente bacchettato sul fronte delle differenze di genere (sarebbe il fanalino in Europa insieme a Irlanda, Grecia, Slovacchia e Repubblica Ceca). Gli italiani intervistati da Astra Ricerche (un campione di mille italiani di età compresa tra i 18 e i 60) la pensano diversamente: oltre la metà è convinto che le pari opportunità nel nostro Paese sono migliorate e maggiormente diffuse, percentuale che sale quasi al 60 per cento tra gli intervistati più giovani. Non solo: le pari opportunità piacciono, a uomini e donne, visto che oltre il 77 per cento del campione è favorevole alla cancellazione delle discriminazioni tra i sessi in ogni situazione. «Il rafforzamento della condizione femminile risulta eccezionale ed è confermato da quel 63 per cento del campione di donne che dice di sentirsi più apprezzata in famiglia e nel lavoro» commenta il sociologo Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche.
L'idea di una ricerca che monitorasse la percezione delle pari opportunità nel nostro Paese è venuta alla Farmaceutici Dottor Ciccarelli che ha istituito da un paio d'anni l'Osservatorio Cera di Cupra sul tema e un bando di concorso, le cui borse di studio verranno assegnate a breve, per studentesse universitarie che, attraverso le arti visive, sappiano interpretare al meglio l'immagine della donna di oggi. L'attenzione alle pari opportunità da qualche tempo è di casa nell'azienda farmaceutica: a capo dell'impresa a tradizione familiare, fondata nel 1821, c'è per la prima volta una donna, Monica Pasetti, come direttore generale. Il suo è solo uno dei tanti esempi di «onda rosa» che comincia, seppur timidamente e con difficoltà, a levarsi anche all'interno dei comparti industriali italiani. Le donne di oggi, stanche di atteggiarsi a vittima e dopo aver ampiamente digerito la lezione femminista delle loro mamme, pretendono di essere trattate alla pari, non come panda da proteggere. Da questo punto di vista uno degli aspetti più interessanti del sondaggio riguarda il giudizio sull'immagine femminile che viene diffusa dai media: le italiane vorrebbero essere rappresentate come individui dotati di testa, impegno, autonomia e indipendenza, mentre rigettano chi le vorrebbe fragili e incerte (il 94% delle italiane rifiuta questa rappresentazione) o meri oggetti di seduzione. Soprattutto, ciò che le donne chiedono ai media è una loro rappresentazione più vicina alla realtà, ovvero di persone attive, indipendenti, impegnate nella famiglia come sul lavoro.
Anche a mettere il naso tra le mura di casa, le italiane sono ottimiste: molte di loro (il 43,3% del campione di Astra Ricerche) afferma di aver sperimentato in prima persona un miglioramento sul fronte delle pari opportunità, percentuale che aumenta tra gli intervistati sotto i 25 anni. Il nostro giornale, con un dibattito aperto dall'avvocato Annamaria Bernardini de Pace, ha dimostrato come la sfida delle donne di oggi debba partire dalla consapevolezza che, salvo rare e deprecabili eccezioni, le pari opportunità funzionano. Anzi, stanno diventando di moda.
A testimonianza di quanto gli slogan femministi d'un tempo siano considerati materiale d'antan e di quanto sia invece considerato importante il contributo femminile allo sviluppo del pianeta, è sufficiente dare un'occhiata in libreria: pullulano i saggi sull'argomento. Il più significativo è made in Usa e lo pubblicherà da noi Cairo editore a fine mese. Lo hanno scritto due giornaliste americane, Claire Shipman e Katty Kay e ha un titolo che è tutto un programma: «Womenomic», sintesi di donne ed economia. Già bestseller negli Stati Uniti dove è uscito durante i mesi peggiori della crisi dello scorso anno, è una inchiesta che analizza il crescente potere delle donne, proponendo come vincente un nuovo modello di vita professionale declinato al femminile, tutto basato sulla flessibilità degli orari (la sola che, come ben sa ogni donna che lavora, permette di conciliare carriera e famiglia). Citando numerose ricerche che attestano come le aziende con ai vertici manager con la gonna guadagnano in media più delle altre, le due autrici prevedono che il futuro modello di lavoro non sarà più quello del presenzialismo a tutti i costi, tipicamente maschile, ma quello della flessibilità, secondo l'equazione maggiore libertà uguale maggior produttività.
Pensate sia materia valida solo per le americane? Allora leggetevi «Donne sull'orlo di una crisi economica» (Rizzoli) di Monica D'Ascenzo e Giada Vercelli, giornaliste che si sono fatte le ossa nel maschilissimo mondo della finanza: troverete consigli pratici per difendere i vostri diritti e fare carriera. Perché oggi le pari opportunità passano anche dalla dimensione del proprio portafoglio.