LEGA Ottocento più Quattrocento

Una mostra a Forlì illustra le affinità fra il maestro del XIX secolo e Angelico, Botticelli, Ghirlandaio

Visioni solari dell’800. Donne dalle ampie gonne sedute al pianoforte o immerse nella natura, visite alla balia, relax in giardino con una tazza di tè, passeggiate al sole con l’ombrellino e fanciulle che intrecciano paglia. C’è tutto il rigoglioso ’800 toscano, borghese e contadino. Non solo, ci sono bersaglieri, prigionieri di guerra, artiglierie, cioè il Risorgimento. E ancora i volti dei protagonisti, di tutti gli strati sociali. Guardare i quadri di Silvestro Lega è come entrare in un libro e leggere la vita di allora.
Anche adesso, in occasione della grande e bella mostra forlivese aperta proprio in quella Romagna dove Lega nasceva l’8 dicembre 1826, a Modigliana. Figlio di un proprietario terriero e di una ex domestica, con numerosi fratelli, Lega studia pittura a Firenze e diventa uno dei maggiori macchiaioli con Fattori e Signorini. La rassegna, curata da Fernando Mazzocca e Giuliano Matteucci, organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e da altri enti, presenta 116 opere, note o inedite, la maggior parte di Lega, le altre di pittori suoi contemporanei e di maestri del ’400. L’intento è anche sottolineare gli scambi con pittori puristi e macchiaioli e le loro affinità con quattrocenteschi come Angelico, Botticelli, Ghirlandaio.
Lega è infatti erede, come altri macchiaioli, dell’antica tradizione toscana basata sul disegno e sulla forma. Per primo fu Aby Warburg, all’inizio del ’900 a notare che opere come la Visita erano più vicine alle predelle delle tavole del ’400 toscano che al misticismo dei pittori nazareni. Adesso i documentati saggi di Mazzocca, Paolucci e Matteucci nel catalogo (Silvana Editoriale), approfondiscono la questione.
Giunto a Firenze nel 1843 e iscritto in quell’anno all’Accademia di Belle Arti, Lega ha avuto maestri come i puristi Luigi Mussini e Antonio Ciseri e ha già combattuto da patriota sui campi della Lombardia. Ciseri gli insegna ad osservare il vero, e lui lo fa in una serie di dipinti eseguiti nel paese natale nei quali ci sono ancora tracce romantiche e puriste. Sono le lunette per la chiesa di Modigliana con la Carestia e la Peste, il Ritratto del fratello Ettore fanciullo, il vivace Autoritratto. Soggetti risorgimentali, freschi e antiretorici, come i Bersaglieri che conducono prigionieri austriaci, dipinto nel 1861, o il Ritratto di Giuseppe Garibaldi, realizzato nello stesso anno per celebrare la proclamazione del regno d’Italia.
Il superamento degli insegnamenti accademici avviene a Firenze, con la frequentazione del Caffè Michelangelo e l’incontro con giovani pittori, futuri macchiaioli. Comincia la rappresentazione della vita reale nella campagna lungo le rive dell’Arno e del torrente Affrico, fuori Porta la Croce. Gli orti, le case coloniche di Piagentina, i cavalli, le lavandaie con carrette piene di panni, sono i nuovi temi, trattati «a macchia». Con Banti, Signorini, Borrani, Abbati, Sernesi, Lega forma un «cenacolo» rappresentato in mostra dagli stessi nomi di allora, come Banti con la sua Riunione di contadine o Signorini con il Ponte sull’Affrico a Piagentina.
Una stagione che occupa tutti gli anni ’60, con il recupero, accanto alla modernità, dei maestri antichi: la pittura fiamminga, il realismo lombardo, gli scorci di Masaccio e di Paolo Uccello. Il bindolo, una macchina per l’irrigazione nell’orto di casa Batelli, è un capolavoro con dettagli lenticolari alla fiamminga, eppure sobrio. La villa colonica di casa Batelli, a sud di Firenze a Piagentina, frequentata dal pittore innamorato di Virginia Batelli, figlia dell’editore, è quasi uno sfondo quattrocentesco: vecchie mura, campagna, cespugli. La giovane donna che raccoglie fiori forse è Virginia, protagonista del celebre Il canto di uno stornello (1867), in cui la giovane maestra di musica suona il piano accompagnata dal canto delle sorelle Cecchini: un interno toscano, con tre profili quasi desunti da Ghirlandaio.
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LA MOSTRA
Silvestro Lega. I Macchiaioli

e il Quattrocento
Forlì, Musei di San Domenico. Fino al 24 giugno 2007. Orari: da martedì a giovedì 9,30-19; da venerdì a domenica (compresi i festivi, 9, 23 e 30 aprile) 9,30-20. Info: tel. 0543711429/711228/711486.