La Lega: siamo il perno della Cdl

Exploit del Carroccio: conquista Monza e Verona e raggiunge percentuali &quot;storiche&quot;. Calderoli: <strong><a href="/a.pic1?ID=181608">la sinistra diserta le urne </a></strong>

Roma - È tornata decisiva al Nord, dove è il secondo partito dopo Forza Italia, e ha raggiunto percentuali definite «storiche» in alcuni comuni del Piemonte. Le elezioni amministrative di domenica hanno segnato il ritorno prepotente della Lega, che si pone addirittura come terzo partito, dopo Forza Italia e Ulivo, in tutte e sette le provincie in cui si è votato: considerando, quindi, anche Ancona, Genova e La Spezia.
Il Carroccio ha infatti inserito due sindaci in città strategiche per la Casa delle libertà, Verona (Flavio Tosi) e Monza (Marco Mariani), ma ha anche assicurato alla Cdl la vittoria nelle province di Vicenza e Varese, oltre a portare a casa risultati importanti nei Comuni più piccoli. E soprattutto ha battuto l’Ulivo in quattro delle sette province: Vercelli, Como, Varese e Vicenza. Proprio il voto provinciale è stato il terreno dove la Lega ha ottenuto i risultati migliori.
C’era quindi grande entusiasmo ieri nel quartier generale del partito di Bossi, a cui tutti gli esponenti leghisti hanno attribuito la paternità del successo: «È una grande vittoria soprattutto della Lega - è il commento del segretario lombardo, Giancarlo Giorgetti - e, grazie proprio al trascinamento della Lega, è un successo di tutta la Casa delle libertà, soprattutto al Nord».
Dopo l’euforia, l’analisi: nel voto provinciale la Lega ha distanziato sia An sia l’Udc, totalizzando la metà delle preferenze di Forza Italia. Se Fi ha infatti ottenuto nelle sette province il 26,89%, la Lega è arrivata al 13,28%: «La Lega al Nord - valuta Giorgetti - torna a essere chiaramente il perno della coalizione. E le carte tornano a essere distribuite da Umberto Bossi. È lui che ha in mano il mazzo adesso». Ma il risultato delle amministrative di domenica e lunedì ha definito anche l’appartenenza del Carroccio alla Cdl, perché i candidati leghisti hanno trionfato con l’ampio appoggio di tutta la coalizione, a cui ora la Lega è più blindata che mai.
Il ritrovato ruolo di protagonista del partito è sottolineato anche dal vicecapogruppo alla Camera, Roberto Cota: «L’analisi del voto è positivissima per noi - dice al Giornale -. La Lega è andata bene ovunque con alcuni risultati eclatanti, come il 18,6% nella provincia di Vercelli». Percentuali più che raddoppiate, con punte altissime in Valsesia, spiega Cota parlando del Piemonte: «Qui siamo al 40%. Abbiamo anche un risultato ottimo a Domodossola, dove il sindaco ora è leghista, un risultato lusinghiero ad Alessandria, con l’11%». Numeri che possono costituire la base «per consolidarci con l’obbiettivo di sferrare l’attacco a Torino», annuncia.
L’intero Nord, a parere del segretario piemontese del Carroccio, «ha dimostrato» in queste amministrative «come esista la questione settentrionale e come la Lega sia l’unico movimento in grado di interpretarla». In Piemonte in particolare, la battaglia politica deve però ora essere giocata sullo «smascheramento dell’ipocrisia» del sindaco Chiamparino e della governatrice Bresso, il cui destino, secondo Cota, è quello delle «dimissioni irrevocabili».
I numeri: nelle province in cui ha messo in riga l’Ulivo, (Vercelli, Como, Varese e Vicenza) la Lega ha ottenuto rispettivamente il 18,5, il 19,2, il 22,3 e il 19 per cento. A Verona città il Carroccio è il quinto partito con l’11,9%, ma la lista del leghista Tosi è seconda con il 16,3%. Sommando i due risultati, la Lega sarebbe il primo partito. «Il risultato della Lega Nord e della Cdl in Lombardia, in Veneto e in Piemonte - sottolinea Paolo Grimoldi, deputato e coordinatore federale del Movimento giovani padani - parla chiaro: i cittadini hanno dato una bella legnata a Roma e ora vogliono libertà e federalismo».