Il legame sociale più stretto? La Fratellanza

F ratellanza è in origine il legame naturale, per non dire biologico. Ma il termine fraternitas appare solo dal II secolo, fra autori cristiani. Diversissimo, talora opposto, il senso politico. Politicamente, fratellanza è il legame esistente (o auspicato come tale) nell’organizzazione o nella comunità di riferimento, fra chi condivide un ideale o difende una causa, e per estensione fra appartenenti a un’entità politica. Quindi la fratellanza non pare dissociabile dalla cittadinanza: esprime in senso politico il legame che dovrebbe unire i cittadini.
Nulla di fraterno nella fratellanza politica, che è una solidarietà elettiva e fa riconoscere come fratelli persone che sono connazionali, non familiari. Fratellanza non è fraternità. Régis Debray scrive ne Le moment fraternité (Gallimard, 2009): «La fratellanza è opposta alla consanguineità, è rimedio alla fratria. (…) Per me, si ha fratellanza infrangendo la cerchia della famiglia, la prigione delle comunità naturali, dandosi una famiglia elettiva, adottiva, una famiglia transnaturata, se non denaturata». Si nasce fratelli nella fratellanza politica solo perché nati nella stessa società politica. Ma tale fratellanza s’estende a ogni dimensione temporale: associa morti e vivi. Per Debray, «poiché i popoli, come gli individui, sono fatti di morti e di vivi, impossibile rispettare i vivi se non come fratelli minori dei morti».
Come la solidarietà (che la fratellanza supera, affermando anche un principio), la fratellanza replica a una situazione. S’afferma per opposizione. Dell’occupazione fa una resistenza, dell’umiliazione fa una fierezza. È dunque più dinamica. È anche più collettiva, più «popolare» dell’amicizia, che, col suo carattere elettivo, favorisce piuttosto il senso dell’élite. In tal senso Debray qualifica la fratellanza «sentimento moderno e democratico», sottolineando anche che la fratellanza non saprebbe definirsi come un puro sentimento, perché spesso è indissociabile dalla praxis, dall’azione («l’amicizia culla, la fratellanza scuote»).
Ma questa è anche la ragione per la quale la fratellanza separa tanto quanto unisce. Come s’è detto, la fratellanza politica non associa tutti gli uomini. Anzi instaura una potente dicotomia fra chi è visto come fratello e chi no. Integra i primi, esclude i secondi. Insomma, la fratellanza definisce un noi collettivo per opposizione a chi al noi non appartiene, e tiene a distanza o emargina. Dà a questo noi la possibilità di fare corpo. Ma non c’è un noi senza un loro. Debray enuncia il principio che «nascendo dall’avversità, le comunità fraterne stentano a rinunciare agli avversari». Si fraternizza bene soprattutto contro l'avversario comune.
Da notare anche certe differenze di natura tra la fratellanza e gli altri concetti della triade repubblicana, eguaglianza e libertà. La prima differenza è che libertà ed eguaglianza possono essere poste come diritti: ci sono «diritto alla libertà», «diritto all’eguaglianza». Libertà ed eguaglianza possono inoltre specificarsi: libertà d’espressione, di possibilità, ecc. La fratellanza non ha genitivo. È meno un diritto che un imperativo, perfino un obbligo. Ci si batte pro o contro la libertà e l’eguaglianza, il che spiega come l’una e l’altra, quando s’affrontano fautori e detrattori, possano dividere. La fratellanza invece riconcilia. Si è riuniti perché l’obbligo è di tutti verso tutti, di ciascuno con gli altri.
Altra differenza importante è che eguaglianza e libertà sono nella prospettiva dei diritti applicabili ai soli individui. Possono divenire valori individuali, mentre la fratellanza implica, per definizione, una comunità o una collettività. Tale bene non è un attributo dell’individuo, ma del sociale e della socievolezza: non c’è fraternità del singolo. Nel crescente disgregarsi del legame sociale, solo il concetto di fratellanza può ridarci un noi e rianimare il progetto collettivo. Le democrazie popolari si riferivano all'eguaglianza; le democrazie liberali alla libertà. È sulla fratellanza, fondata sul partecipare alla cosa pubblica della maggioranza dei cittadini, che vanno fondate le democrazie organiche.
(Traduzione di Maurizio Cabona)