La leggenda degli gnomi dei semafori

Paolo Tagliacarne

«Da piccola credevo che i colori nei semafori erano cambiati da degli animaletti che ci vivevano dentro». Francesca, 7 anni, nata a Milano. Residente a Milano. Spilungona. Sorella di un fratello di dodici anni e di una sorellina di tre. «Non sono degli animaletti, ma degli gnomi di città che, non trovando larici ed abeti per vivere, si sono adattati a stare dentro i semafori». Spiegò a quella Francesca suo papà, incantato dall'idea degli animaletti a cui lei non credeva più. Lei iniziò allora a fantasticare su quegli gnomi che facevano funzionare i semafori di giorno e di notte. Così le venne in mente che forse, se i vigili avessero saputo che i semafori non ubbidiscono a loro ma alla volontà degli gnomi di città, sicuramente sarebbero stati facilitati nel loro difficile compito di dirigere il traffico. Forse, se i vigili invece di nascere vigili nascessero bambini, potrebbero credere anche loro agli gnomi dei semafori. Sì, perché nei sogni, nei desideri e anche nelle favole bisogna crederci. Non si possono liquidare le favole solo perché si diventa grandi. Proprio in quel momento passò un vigile in bicicletta. Non aveva mai visto prima un vigile in bicicletta. Per lei i vigili erano a piedi, fermi agli incroci, in moto, in macchina. Forse quel vigile era stato anche lui un bambino. Di certo era così, perché ad andare in bicicletta si impara solo da bambini. Decise di invitarlo una mattina in classe per spiegargli la storia degli gnomi dei semafori.
Prima doveva però parlarne con le maestre e con tutti i compagni per sentire se erano d'accordo. Era sicura che ogni suo compagno fosse convinto nel profondo dell'anima dell'esistenza degli gnomi. Aveva qualche dubbio sulle maestre. Così la prese alla lontana. Un bel giorno arrivò a scuola raccontando ad un gruppetto di compagni che lo gnomo dei sogni le aveva svelato i nomi degli gnomi dei semafori. E che bisognava assolutamente dirlo al vigile del mattino. Ai suoi amici quell'idea piacque al punto che non riuscirono a trattenersi dal parlarne subito con le maestre. Detto fatto, l'intera classe al gran completo si trovò d'accordo nel parlarne al vigile. Anzi, decisero di scrivergli subito. «Gentilissimo Vigile Urbano, siamo un gruppo di bambini urbani e tutti insieme facciamo la 2ª A nella scuola dove tu vieni ogni mattina. Vogliamo invitarti nella nostra classe per spiegarti una cosa molto importante sugli gnomi urbani. Una cosa che tu dovrai spiegare al tuo Comandante e lui al Signor Sindaco. Ti aspettiamo».