La legittima difesa non è un «delitto» ma una necessità

Vittorio Mathieu

Tranne forse un senatore Ds, i pareri sulla revisione della legittima difesa si sono divisi in modo compatto: tutti in favore a destra, tutti contro a sinistra. Eppure il problema non è politico ma etico-giuridico. Dopo averlo riassunto cercherò di spiegare quella singolare compattezza.
La legittima difesa, di sé e degli altri, è un dovere, quindi è anche un diritto. Dev’essere, ovviamente, commisurata al danno temuto. Nelle Provinciali Pascal sostiene che un gesuita aveva dichiarato non peccaminoso l’omicidio preterintenzionale per difendere il possesso di una mela. Erano esercitazioni retoriche: nessuno rischia di uccidere per una mela. Ma se la posta in gioco è la vita o l’incolumità (si pensi allo stupro), o la possibilità di lavorare per guadagnarsi da vivere (come nel caso dei benzinai) il problema si fa difficile, specialmente se la minaccia è a mano armata.
Ci si trova nel campo della «teoria matematica dei giochi», perché né l’aggressore né l’aggredito è in grado di prevedere le decisioni dell’altro. Entrambi in certi casi rischiano la pelle, in altri temono di rischiarla. Allora è chiaro che non varrà più il brocardo «in dubbio, pro reo», bensì il suo contrario: in caso di ragionevole dubbio non si dovrebbe procedere contro l’aggredito sospettato di eccesso di difesa. L’aggredito non può permettersi di esaminare la pistola dell’aggressore per accertarsi che non sia un giocattolo, né di studiarlo per capire se faccia sul serio o no, se voglia solo far paura o stia addirittura praticando uno scherzo idiota.
L’argomento contro è che, non solo la giustizia, ma anche la difesa spetta al potere pubblico. Ma il potere pubblico, quand’anche fosse perfetto, non potrebbe garantire una difesa efficace. Può darsi che la volante arrivi in cinque o sei minuti, ma può anche darsi che non basti. La legittima difesa che, ripeto, è un dovere non può dunque essere vietata da nessuna legislazione senza che questa diventi a sua volta un delitto.
Caso analogo quello della difesa preventiva con «offendicoli». La legge e, ancor più, la giurisprudenza proteggono troppo, anche qui, l’aggressore. In Francia fu perseguito un artigiano per un congegno che sparava contro chiunque forzasse la porta dell’officina, già più volte saccheggiata. Aveva affisso un cartello e avvisato la polizia: si sarebbe dovuto ingiungergli di togliere quell’aggeggio, ma non lo si era fatto. Assurdo perseguirlo dopo che l’ennesimo ladro era stato ucciso. Una sentinella, dopo un preavviso, spara contro chiunque oltrepassi un certo confine, e guai se non lo facesse: si pensi alla necessità di proteggere dal terrorismo una polveriera o una centrale nucleare.
Penso che ormai sia chiara la ragione per cui le sinistre tendono a vanificare la legittima difesa. Difficile dire che cosa significhi in politica «destra» e «sinistra», ma una cosa è certa: la sinistra idolatra lo Stato. Ogni menomazione dello Stato la urta e la difesa privata è necessaria appunto perché l’apparato statale non può tutto, neppure nel proteggere i diritti e la vita dei cittadini. Di qui il cosiddetto Far West, che le sinistre agitano come uno spauracchio. Ora può ben darsi che gli sceriffi siano più efficienti che nel Far West, ma non possono arrivare in tempo a tutto.
L’unico argomento contro la pistola privata è che i privati non saprebbero usarla così bene come nei western di Sergio Leone. Per questo non tengo e non ho mai tenuto una pistola. Da soldato semplice ero bravo col moschetto e col mitragliatore, ma l’uso della pistola richiede un apposito addestramento.