LELOUCH: «I miei perdenti salvati dall’amore»

Il celebre autore di «Un uomo, una donna» parla del suo ultimo film «Il coraggio d’amare», interpretato tra gli altri da Massimo Ranieri

Mariangiola Castrovilli

da Parigi

«La vita è un po’ come la meteorologia, un’alternanza di momenti belli e di momenti meno piacevoli ed è proprio quest’alternanza che costituisce il tema principale dei miei film». Claude Lelouch parla del suo ultimo film Il coraggio d’amare che presenterà a Firenze, in occasione della manifestazione France Cinéma, il prossimo 4 novembre. Simpatico, disponibile, e sinceramente interessato ai casi umani, Lelouch prende da sempre appunti su uomini e donne per poi trasporli puntualmente nei suoi lavori. Anche se a volte certe osservazione sembrano scontate... «Ma è la vita stessa che è così. In amore, per esempio, si è continuamente in equilibrio instabile - dice sorridendo l’autore di Un uomo, una donna (1966) - infatti c’è sempre uno che dà di più, solo Adamo ed Eva sono stati fortunati, perché erano solo in due nel Paradiso Terrestre... Le cose poi non vanno mai come previsto. Viviamo in un’epoca che ha ucciso l’amore, si è fedeli finché non si trova qualcosa di meglio e ognuno può diventare il Giuda dell’altro».
Allora bisogna rischiare? «Il mio migliore amico era Jacques Brel, cui mi sono ispirato per questo film e lui mi diceva che la cosa che lo spaventava di più era entrare nel letto di una donna». Il coraggio d’amare avrebbe dovuto far parte di «una trilogia sul Genere Umano, iniziata con Les Parisiens, l’anno scorso - dice ancora il regista, 68 anni - Les Parisiens però non è andato molto bene, grazie anche alla critica, per cui ho offerto una visione gratutita in tutte le 400 sale dove era programmato, ma non è servito certo a farlo decollare».
Non c’è amarezza nel ricordare il fiasco, ma solo la determinazione di continuare a raccontare, magari correggendo il tiro. «Le sconfitte non mi preoccupano, anche perché da queste c’è molto da imparare e poi quasi sempre i miei successi sono arrivati dopo delle batoste. Ho imparato la lezione nel 1960 dopo il mio primo film Le propre de l’homme, distrutto dalla critica. Ricordo che reagii violentemente bruciando il negativo, prima delle molte cose stupide che ho fatto nella mia vita. Non parliamo poi degli errori: una collezione completa di tutti quelli possibili da fare che però mi hanno mostrato la strada. Mi piacerebbe che tutti i miei sbagli diventassero un film didattico da mostrare nelle scuole per insegnare, a chi vuole fare questo mestiere, tutte le cose da evitare».
Torniamo a Il coraggio d’amare: «Dai 52 personaggi in scena ne I parigini, onestamente un po’ difficili da seguire, sono arrivato a cinque, quelli che sentivo più vicini a me. Cinque perdenti, tutti però con il coraggio d’amare, autodidatti come me alla scuola della vita, una domestica, un cantante di strada, una giovane ladra, un’attrice che vede avvicinarsi il viale del tramonto, un nuovo ricco. Ecco allora come tramutare le sconfitte in vittorie, partendo da inizi disastrosi. Infatti Massimo Ranieri, bravissimo qui nel suo ruolo di cantante di strada, diventerà famoso uscendo dal grande dolore di essere stato abbandono dalla sua donna, che cantava con lui nei momenti bui, attirata dalla promessa di una veloce celebrità come solista».
Pensa che stavolta il film sarà un successo? «Non ho la palla di cristallo e poi non si può piacere a tutti. Quello che so con certezza, invece, è che non ho mai accettato di lavorare su commissione. Racconto il cinema e la vita, restando fedele a me stesso».
Progetti futuri? «Un film negli Stati Uniti tratto da Bzz... di Guillaume Cochin e, forse, l’ultimo atto della trilogia, più surrealista degli altri, naturalmente visto dal mio punto di vista. E poi ho ancora voglia di fare degli altri film, magari solo per il gusto di irritare».