«A Lepanto si scontrarono tre imperi, non due civiltà»

Se c’è un avvenimento storico che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione di studiosi e lettori è la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Lo scontro tra la flotta del Sultano turco e le galere della Lega Santa (di cui facevano parte la Serenissima, l’Impero di Spagna, lo stato pontificio e collegati vari). Al centro della rinascita degli studi, ovviamente c’è il tema del conflitto di civiltà e il ritorno della tensione tra oriente e occidente, ossia tra islam e cristianesimo, che proprio in quello scontro navale, pieno di atti di ferocia e di eroismo da entrambe le parti, ebbe uno dei suoi momenti cruciali (almeno per l’eco mediatico che il fatto d’arme ebbe tra i regni cristiani e cristianissimi e per il modo in cui rialzò il morale e le sorti dei veneziani).
Sono stati tanti a dedicarsi al tema dunque, e il nuovo saggio di Alessandro Barbero Lepanto. La battaglia dei tre imperi (Laterza, pagg. 768, euro 24) si inserisce in un filone dove si sono cimentati storici e divulgatori di vaglia: solo per citare i più famosi Niccolò Capponi, Arrigo Petacco, Gianclaudio Civale... Eppure nel caso del saggio di Barbero, arrivato da poco in libreria e giunto in brevissimo tempo alla terza edizione (superando le 10mila copie), «l’intasamento» non pare aver danneggiato le vendite. Forse anche merito dell’approccio dell’autore che guarda molto al prima e al dopo e poco allo scontro in sé. Riuscendo così a costruire un modello d’indagine storiografica nuova e poco incline a dar ragione alla teoria del Clash of Civilizations (già a partire dal sottotitolo dove gli imperi sono tre e il bipolarismo religioso salta subito).
Professor Barbero, perché il tema piace così tanto?
«È un simbolo dell’atavica paura del turco, paure che adesso sono state rivatalizzate in maniera anche strumentale... Ma non c’è solo quello, c’è il Mediterraneo, i corsari, le galere, l’avventura e la guerra...».
Lei ha studiato gli antefatti della battaglia. Quale era la situazione in quel momento?
«I turchi e gli occidentali si fronteggiavano attraverso un conflitto secolare in cui grandi potenze imperiali, gli Asburgo di Spagna, la Serenissima e la Sublime Porta avevano interessi contrapposti. Su questo influivano con forza anche le divisioni religiose ma va ricordato anche che l’alleanza tra le forze cristiane durò solo un attimo o che il Sultano aveva rapporti più che cordiali col cristianissimo re di Francia...».
E in cosa turchi e occidentali erano davvero diversi?
«I turchi erano più meritocratici, il sistema del devisrme (la raccolta) portava ai ranghi più alti dell’impero individui di condizione umile e molto spesso di origine cristiana. Era una società apertissima al talento, molto più dell’Occidente, forse a partire dalla sensazione di una certa inferiorità tecnica. Gli occidentali avevano gerarchie più rigide legate alla nobiltà e al sangue».
Ma allora perché l’Occidente ha trionfato a Lepanto, e non solo?
«Il sistema turco era autocratico anche se aperto al merito. L’occidente con i suoi tanti poteri era più arcaico e più ingiusto, ma anche più capace di sviluppi e di libertà...».
Nello specifico della battaglia: lei ridimensiona il numero delle navi turche presenti rispetto ad altri storici...
«Sui numeri delle galere cristiane, nave più nave meno, non ci sono dubbi. Tutte le fonti precedenti alla battaglia danno i turchi più forniti sul naviglio leggero ma inferiori quanto a galere, navi che in battaglia contavano molto di più. Solo dopo la battaglia le fonti cristiane hanno iniziato a “gonfiare” il numero di galere presenti. Peccato che gli storici abbiano accettato il dato acriticamente».