Letteratura, politica, arte e storia La rivincita delle riviste di carta

Spiccano «Nazione futura», «Il Bestiario degli Italiani», «Antarès» Accanto a classici come «Il Borghese», «Candido» e «Dionysos»

Emanuele Ricucci

Sembrano trascorsi cento anni da quando hanno chiuso grandi palestre di pensiero come L'Italia settimanale e Lo Stato, luogo di nascita di molte intelligenze fuori dal coro guidate da Marcello Veneziani. Sembra passata una vita da quando gli italiani erano consueti dissetarsi con (s)punti di vista diversi sui fatti e sul passato, sfogliando periodici anziché link. In realtà oggi esiste una fitta produzione non allineata al pensiero unico che popola lo scenario editoriale italiano.

Idee, arte, politica, letteratura. Alla ricerca della posizione per influenzare il presente. Così come Nazione futura, serbatoio di pensiero d'ispirazione conservatrice. Il movimento di idee coordinato da Francesco Giubilei, editore cesenate, punta verso l'alternativa: giovani, meritocrazia e valori contestati dalla modernità. Il senso di appartenenza alla nazione, la tutela dell'identità culturale, la centralità della famiglia, tra gli altri. Input che si fondono tra le pagine dell'omonimo trimestrale di approfondimento. Recensioni librarie, storia di copertina con interventi; e poi la sezione dedicata alla riscoperta di un personaggio storico, una sezione di saggi brevi e molto altro.

Gioventù e nazione sono visioni vitali anche per Il Bestiario degli Italiani, rivista che ruota intorno al giornale L'Intellettuale dissidente. Un'ispirazione che trae origine dal movimentismo culturale dei primi anni del Novecento, come Strapaese, e da riviste come Il Selvaggio; da padri virtuosi come Prezzolini, Maccari, Longanesi e altri. Una rivista prettamente di cultura, società e letteratura, con cadenza trimestrale. Emergenti, grandi firme, per un prodotto editoriale che vuole raccontare «il genio dell'Italia profonda, popolare, contadina, anarchica, conservatrice, medievale e anticonformista», per dirla con gli autori.

L'antimodernità diventa la stella più luminosa del cielo dei liberi. Proprio come Antarès. Nato nell'Università degli Studi di Milano e poi rilevato da Edizioni Bietti, il mensile diretto da Andrea Scarabelli vuole riportare nel cuore del dibattito una serie di autori dimenticati o sterilizzati dalla cultura ufficiale. Oltre tabù e pregiudizi, nella direzione di nuovi miti con cui nutrire l'Occidente. Dalla fantascienza alla storia delle religioni, dalla filosofia alla letteratura fantastica. Tra le pagine, l'eredità di chi denunciò con le proprie opere la rovina degli uomini, verso la massificazione, il materialismo, l'ateismo e la svendita delle anime.

Sulla stessa scia, una roccaforte storica del pensiero non allineato. Il Borghese, che compie 67 anni. Dal 2007 il mensile, fondato da Leo Longanesi, è sotto la direzione di Claudio Tedeschi. Tra le sue pagine si coglie nel populismo non il canto del cigno di una destra spompata, ma l'occasione di un futuro più sociale e meno influenzato dal mercato.

Storia. Quella del Borghese, e quella studiata con attenzione per cogliere il presente da Storia in rete. Con dodici anni di pubblicazione all'attivo, il mensile, diretto e gestito da Fabio Andriola ed Emanuele Mastrangelo, ha scelto la divulgazione come forma di evasione dal conformismo. Inchieste e revisionismo scientifico per un mensile che si alimenta di giornalismo d'inchiesta e ripercorre la storia da ogni ambito ideologico, verso la rivalutazione dell'identità nazionale.

Politica, letteratura, storia. Ma anche arte. Qui troverete Dionysos, edita da Tabula Fati di Chieti e coordinata da Dalmazio Frau. Tra le sue pagine, pittura, scultura, ma anche musica, poesia, letteratura, teatro, scherma antica, filosofia e l'arte suprema che compone il pensiero occidentale, nel quale affondano le nostre radici. Il mensile diventa uno spazio per alcuni reazionario, per altri anarcoide, ma sempre libero e indipendente. Arte è sinonimo anche di satira. Quella che da ben settantadue anni fa Il Candido, creatura di Giovannino Guareschi. Il suo Candido, dal 2014 diretto dal giornalista e disegnatore Alessio Di Mauro, oggi è un quindicinale che mantiene il sapore della tradizione, a partire dal formato e dall'impaginazione. L'unica pubblicazione cartacea di satira nel grande mondo non conforme al politicamente corretto.