L'evoluta Australia bocciata in tecnologia

Internet lento e a pagamento. Assente in quasi tutti gli alberghi e le strutture turistiche. Wireless spesso ignorato. E cellulari isolati che in tre quarti del Paese non prendono perché manca la copertura e la connessione

Centrodestra contro centrosinistra. L'avvenire politico dell'Australia si gioca e si è giocato sulla stessa falsariga di un motivo costante. Storia del mondo e dei Paesi del mondo. Eppure quella terra così estesa, più grande di tutta l'Europa, una volta e mezza il Vecchio continente, ha ancora molto da imparare. Nonostante sembri progredita anni luce rispetto alla millenaria terra da cui sono partiti gli esploratori che hanno scoperto il mondo. Australia compresa. Agli albori del terzo millennio l'Europa non ha ceduto il passo, nonostante i difetti, le esitazioni, le perplessità. Tecnologia, avvenire, praticità, design, moda. Ecco che cosa ha posto e continua a porre l'Europa davanti a questa terra che è quasi un continente a sé.
Ed è inevitabile che le differenze non saltino agli occhi. Internet, un biglietto da visita. O forse un cordone ombelicale. Quello che lega il viaggiatore al mondo. Il suo mondo. E il mondo di tutti. Autostrade telematiche che diventano vicoli stretti. Strettissimi. Processori lenti. Postazioni a pagamento, perfino negli alberghi. Pedaggi per accedere alla rete mondiale, al worldwideweb, wide per tutti ma forse non per questa terra lontana. La connessione che oggi è libera in tutto il mondo, che negli aeroporti arabi è a disposizione dei viaggiatori, che negli scali americani è a portata di una semplice spina, in Australia è un «privilegio» che richiede un costo, non già una parte della nostra vita (come ovunque), un qualcosa che se non si ha costituisce un handicap perché ormai è scontato per tutti. E le connessioni sono disastrosamente lente, linee che cadono, carte di credito da reimmettere nel circuito per trovare nuove connessioni temporizzate. E nuove delusioni all'idea che qui accade ciò che altrove è stato superato.
Dieci anni. E' questo il divario che separa l'Antico continente dalla terra australis. Dieci anni che diventano venti. Storia di cellulari senza campo. Di intere sterminate oasi nelle quali i contatti con il mondo dei viventi è impossibile. Telefonini isolati. Deserti e canyon privi di collegamento. La paura che ti corre al fianco al pensiero che in mezzo al nulla per centinaia di chilometri si possa aver bisogno di aiuto ma si sia impossibilitati a lanciarlo. In Australia bisogna programmare le emergenze nelle grandi città e nei punti in cui le linee telefoniche coprono la superficie. Ma, questo, nessuna mappa lo segnala. E' l'Europa degli anni Novanta. Telefoni grandi come ricetrasmittenti, coni d'ombra, zone senza campo. E automobili spesso datate. Spesso sull'orlo di una crisi di nervi. Spesso sul punto di collassate. E costringere all'sos. Allarmi solitari, su strade solitarie. E sterminate. Molto frequentemente in quell'imbuto dell'isolamento che lascia soli. Soli senza aiuto. Soli nell'attesa di un'epifania. Di un samaritano. Guardando un telefonino che langue solo. Senz'anima. Senza carica. Senza verve. Mentre l'Occidente parla al cellulare pure in metrò...