Lewis Carroll: e dal Paese delle Meraviglie spunta un'altra Alice

Non era Alice Liddell il grande amore (infantile) dello scrittore inglese. Ma Isa Bowman, una bambina che l'autore del celebre racconto volle come interprete di Alice sul palcoscenico nel 1888. Lo rivela il libro di memorie scritto dalla stessa Bowman e che ora arriva in Italia

La notizia è assolutamente e «meravigliosamente» degna del romanzo più famoso di Charles Lutwidge Dodgson (1832-1898), matematico di professione e difensore di Euclide, noto in tutto il mondo con il nome di Lewis Carroll e come autore dell'immortale «Alice nel Paese delle Meraviglie»: ossia che Alice è esistita veramente - e questo si sapeva - ma non è quella che credevamo che fosse. Dietro lo «specchio», c'è qualcun'altra...
Cerchiamo di spiegare: l'Alice della celeberrima favola-romanzo pubblicata la prima volta in Inghilterra nel 1865 non è infatti, come si è a lungo creduto, Alice Liddell (nata a Westminster nel 1852, morta nel 1934 a Kent che fu l'infantile grande amore di Lewis Carroll), ma Isa Bowman, la giovanissima attrice che il maturo professore - ormai andava per i 55 anni d'età - volle come interprete di Alice sul palcoscenico. Isa interpretò per la prima volta la parte di «Alice nel Paese delle Meraviglie» al Globe Theatre il 28 dicembre 1888 con grande successo di pubblico e infinita ammirazione da parte di Carroll.
Tutto ciò lo racconta lei stessa in un libro di ricordi dal titolo «Lewis Carroll nel paese delle Meraviglie» (sottotitolo: «Alice racconta l'autore delle sue avventure»), pubblicato ora per la prima volta in Italia da Tre Editori.
Insomma, se Alice Liddel fu certamente l'ispiratrice dei capolavori carrolliani (la "leggenda" narra che il 4 luglio 1862, approfittando di un viaggio in barca sul Tamigi, la piccola Alice Liddell di appena dieci anni chiese a Charles Dodgson di raccontarle una storia per distrarsi, e il professore iniziò così a raccontare alla bambina e alle sue due sorelle la storia fantastica di una ragazzina chiamata Alice che cadde nella tana di un coniglio... storia che più tardi metterà sulla carta) è altrettanto vero che fu Isa, che egli chiamava la sua «fanciullina», colei che più a lungo condivise la vita intima del maturo professore, sino all'età adulta. L'ultima volta, tre anni prima della morte di Carroll, gli presentò persino il fidanzato. E fu ad Isa che il "vecchio" professore dedicò il uso ultimo capolavoro, «Sylvie e Bruno», un'avventura fatata infarcita di invenzioni matematiche.
Il libro-rivelazione racconta le numerose visite compiute da Isa, su invito di Carroll, a Oxford, nelle stanze che videro la nascita di «Alice», e ad Eastburne, residenza estiva dello scrittore; e poi le romantiche passeggiate, le conversazioni, le attenzioni, le lettere, i baci. E Isa sembra ingenuamente suggerire immagini di un rapporto «strano» le quali in realtà riflettono semplicemente il fatto che coloro che la leggono oggi non erano coloro ai quali i ricordi erano originalmente destinati, quasi in un'altra dimensione.
E spetta al curatore del libro, Edward Wakeling - uno dei principali studiosi di Carroll - il compito di rimettere fatti e comportamenti nell'ottica vittoriana cui appartennero. Il libro è a sua volta una vera e propria favola, quasi una nuova «Avventura di Alice», ai confini tra realtà e fantasia, ma dove questa volta l'autore compare non travestito da Dodo, ma come se stesso. Ed è sufficiente il suo passaggio per trasformare ogni cosa nella meraviglia che potrebbe essere. Il libro, dove per la prima volta l'anziano docente spiega il senso della sua adorazione per i bambini, racconta da vicino la vita di tutti i giorni del professor Charles Dodgson, alias Lewis Carroll, e le sue piccole manie: le visite quasi ossessive dal dentista, la cerimonia del the, la grande timidezza, le vite parallele come professore e scrittore. E il testo è arricchito con diari, lettere, giochi, disegni e fotografie originali.
Per quanto riguarda Isabella Bowman (1874-1958), familiarmente chiamata Isa, continuò la sua carriera teatrale e cinematografica sino alla metà del Novecento. Quando morì, all'età di 84 anni, era però stata ormai dimenticata da tutti.