A lezione di creatività da Galimberti il re del «copia e incolla» filosofico

nostro inviato a Sassuolo
Fate conto di esservi messi in fila, dopo una lectio magistralis sulla creatività, tra i tanti curiosi che vogliono far domande a un guru della filosofia e chiedere: «Professor Galimberti, qual è il rapporto tra creatività e il riutilizzo dei pensatori precedenti, lo chiedo soprattutto in relazione alla filosofia contemporanea, è accusata di rielaborare e basta, a volte anche in modo pedissequo, copiando...». E immaginate che i punti salienti della risposta siano: «Il pensiero è folle. Nietzsche dice maledetta quella servetta che è la logica... Quindi il pensiero non è ragionamento, il ragionare è una cosa tranquilla... In ogni rielaborazione però c’è uno scatto di novità... Però adesso fa un freddo della Madonna e potremmo andarcene a casa...».
Potrebbe sembrarvi una risposta un po’ confusa, soprattutto se data da un filosofo come Umberto Galimberti che, nel giro degli ultimi mesi, si è visto accusare, prove cartacee alla mano, di aver clonato nei suoi libri ed articoli, senza l’ombra di una nota, molti colleghi noti e meno noti come (citiamo per difetto): Giulia Sissa, Alida Cresti, Guido Zingari, Salvatore Natoli, Georges Bataille e Pierre Clastres. Insomma uno che sul problema creatività-copiatura dovrebbe, giocoforza, aver riflettuto molto.
Bene. È proprio la risposta che il Professor Galimberti ci ha dato l’altro ieri dopo la sua lezione al festival Filosofia di Modena-Carpi-Sassuolo intitolata Creatività e follia. Poi quando non contenti, e sperando in una risposta comprensibile, abbiamo provato a intervistarlo, ha detto, tramite addetto stampa: «No con Il Giornale non parlo». Ma su questo non avevamo dubbio. Il Giornale è stata la prima testata a intervenire sulle sue copiature, seguito dal Corriere della Sera e da Avvenire. Qualche dubbio in più ci viene sul fatto che il maggior festival filosofico italiano inviti un pensatore - sulla cui originalità aleggiano fortissimi dubbi - proprio a parlare di creatività. Forse succede proprio perché è uno di quei nomi che, al di là della credibilità accademica, riescono a richiamar folla. Così Piazza della Rosa, a Sassuolo, è piena come un uovo per ascoltare una lezione sulla creatività, surrealmente tenuta da un filosofo accusato di essere a creatività zero. E allora facendo un giro per il pubblico, che applaude a qualunque cosa Galimberti dica, ci è venuto in mente di fare un esperimento: chiedere a una ventina di persone, tutte prevedibilmente attente alle questioni filosofiche, cosa ne pensano di una polemica che è finita su tre dei più grossi quotidiani nazionali. Quasi tutti cadono dalle nuvole, non ne sanno nulla. A mostrargli gli articoli usciti alcuni restano di sale, qualcuno risponde: «Ma tanto copiano tutti». Ed è inutile ribadire che copiano tutti, rubano tutti, ammazzano tutti, evadono tutti non sono principi socratici... Ci pensa Galimberti a spiegare dal palco (è un pezzo standard di ogni sua prolusione) che: «La nostra società è morta...». In compenso però si scopre che quasi tutti quelli con cui ci capita di parlare sono lettori di Repubblica. Il giornale per il quale scrive Galimberti e che ha scelto il silenzio come miglior strategia per difendere la sua prestigiosa penna.
Non bastasse tutto questo a rendere la situazione surreale, è prendendo in mano la guida del festival che si scopre che all’assurdo non c’è limite. Qualche ora prima di Umberto Galimberti sul piazzale della Rosa ha parlato Salvatore Natoli sul tema: «Apparenza, realtà, invenzione».
Anche gli organizzatori non leggono i giornali? Come si fa a mettere sulla stessa piazza due filosofi di cui uno accusa l’altro di avergli scippato idee, articoli, di avergli copiato interi passi parola per parola? Certo: se il problema è accontentare una folla lobotomizzata, che applaude tutto e tutti, è tutto un altro paio di maniche... In questo caso però ci tocca dar ragione a Galiberti e copiarlo: meglio andarsene, perché fa un freddo becco e la filosofia è morta congelata.