A lezione di musica (e di storia) dallo zampognaro

Valeria Arnaldi

«E cominceno già li piferari a calà da montagna a le maremme co quelli farajoli tanto cari! Che belle canzoncine! ogni pastore le cantò spiccicate a Bettalemme ner giorno der presepio der Signore». Così Belli celebra i pifferari che, con le zampogne, raggiungevano la città due settimane prima di Natale per fare, come scrive Stendhal in Passeggiate romane, «le serenate alle Madonne». Tradizione vuole che, per la prima volta, i pastori-musicisti siano giunti a Roma nel 1618, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, dove padre Giacomo Cotta aveva introdotto la Novena di Natale. Il quartiere più frequentato dagli zampognari era, però, Trastevere per l’alto numero di edicole sacre, davanti alle quali, appunto, si eseguivano cantate e novene. Non è un caso, quindi, che sia proprio il Museo di Roma in Trastevere a ospitare il ciclo di incontri «La musica tradizionale nella quotidianità di Roma e del suo territorio», dove a farla da padrone è la zampogna. Curate da Alessandro Mazziotti, musicista e ricercatore, le lezioni - interamente gratuite, basta prenotare - si terranno da oggi al 23 novembre ma appuntamenti mensili sono previsti fino a maggio. «Oltre a illustrare contesto storico, antropologico e sociale - spiega Mazziotti - cerco di trasmettere la vitalità della tradizione. La zampogna nasce dall’unione di antiche tibie latine, l’utriculus suonato da Nerone ne è l’antenato, l’attuale assetto è medioevale. I ragazzi devono imparare a conoscerla e apprezzarla se vogliamo che questa forma d’arte non vada perduta. Mostrerò strumenti antichi o ricostruiti e porterò zampogne didattiche perché tutti possano provarle. Per esperienza so che nessuno resiste al loro suono. Né i bambini, né gli adulti che li accompagnano». E per gli adulti, Mazziotti ha in serbo altre sorprese. «Prima di Natale organizzerò tour musicali, che partendo dal Museo di Roma in Trastevere seguiranno le orme dei pifferari nelle vie del quartiere. A ogni madonnella eseguirò una novena per far rivivere l’usanza nella sua interezza». Le novene - che duravano, come dice il nome, nove giorni - iniziavano il 25 novembre, giorno di Santa Caterina.
«Dedicherò parte di ogni lezione alla figura dello zampognaro - dice Mazziotti - non un vero musicista, ma un uomo che aveva la funzione di scandire la vita delle comunità con musiche e canti, dalle pastorali, che i compositori ottocenteschi hanno trascritto per piano, alle nenie tradizionali, che, in parte, sopravvivono nella memoria degli anziani della Valle dell’Aniene».
Come testimoniano le incisioni di Pinelli, le zampogne non si suonavano solo a Natale, ma a carnevale, in matrimoni, feste patronali e ottobrate. Molto amate dal popolo - Maes in Curiosità Romane ricorda che il 1836, anno in cui i pifferai non vennero «parve a Roma un anno melanconico e di funesto presagio» - le esibizioni degli zampognari furono vietate nel 1870. Fu una «sospensione» - i musicisti ripresero presto a suonare - ma bastò a far perdere l’uso della novena. Ora la zampogna sembra essere tornata di moda. «Il 20 dicembre nella chiesa di Santa Maria in Trastevere terrò un concerto - conclude Mazziotti - per zampogna, orchestra, organo, coro di adulti e voci bianche».