Liala, dieci milioni di copie scrivendo solo il mercoledì

Pubblicò 82 libri, snobbati dalla critica ma amati dal pubblico Perché, come diceva lei, «dentro non c'è il rosa, c'è la vita»

nostro inviato a Varese

Novantotto anni di vita (morì per un ictus, appena uscita dal coiffeur , dopo aver fatto trillare un campanello d'argento) e cinquantacinque di scrittura. Due figlie: Serenella e Primavera. Ottantadue libri fra romanzi e novelle: tutti snobbati dalla critica, attaccati dalle femministe e di straordinario successo. Tre generazioni: di donne italiane che l'hanno adorata. Dieci milioni: di copie complessive vendute. Cinque nomi: Amalia Liana Negretti Odescalchi in Cambiasi. E un nome de plume , firmato D'Annunzio, diventato leggenda: Liala. Rinasco, rinasco del millenovecento cinquanta e sessanta...

«Negli anni Cinquanta e Sessanta Liala era la scrittrice più letta d'Italia. Oggi dimenticata. Mamma è mancata vent'anni fa esatti. È nata e morta di primavera», ricorda la figlia Primavera, novant'anni, voce debole e memoria di ferro, seduta sullo stesso divano condiviso per anni con mamma, nella villetta «La cucciola», sulla collina di Varese. «La chiamò così perché era piccolina a confronto delle grandi proprietà ereditate e poi perdute. Ma era naturalmente la casa che amava di più, perché l'aveva fatta lei, comprata con i soldi del suo lavoro. Mamma era molto orgogliosa».

Orgogliosa, testarda, elegantissima - «si metteva anche il filo di perle quando la sera si sedeva in salotto per guardare la televisione» - Liala aveva il suo carattere, di ferro. «Quello che diceva lei era incontestabile, io sono cresciuta come un soldatino prussiano, si poteva rispondere “Sì” e basta». Invece Liala - che sposa appena diciassettenne il marchese Pompeo Cambiasi, tenete di vascello della Regia Marina, e che poi s'innamora perdutamente del marchese Vittorio Centurione Scotto, ufficiale dell'Aeronautica, fino al tragico e romanzesco epilogo della morte di lui, precipitato nel lago di Varese al comando del suo idrovolante - lo dirà una sola volta, quando, nel 1931, pubblica Signorsì , il suo primo romanzo. «Mamma iniziò a scrivere per esorcizzare il dolore di quella perdita. Scrivi un rigo oggi, uno domani...». Arrivò a trecentotrentuno pagine di un incredibile bestseller. La prima edizione andò esaurita in soli venti giorni. Arnoldo Mondadori telegrafò complimenti mentre gli altri editori come Rizzoli le saltarono addosso, chiedendole racconti e romanzi a puntate per le riviste Annabella , Novella , Cineillustrato fino a quando nel 1946 le cuciono addosso un giornale su misura, di novelle e posta del cuore: Confidenze di Liala ... Tutte storie che poi finivano nei volumi Sonzogno. Le storie erano di amori romantici, di amanti irresistibili, di vampate, di fragranza di colonia, di vestaglie di seta, di eroismi e coraggio. I titoli invece - a partire dalla trilogia di Lalla Acquaviva che la consacrò - sono Dormire e non sognare , Farandola di cuori , Una rosa lungo il fiume , Trasparenze di pizzi antichi , La meravigliosa infedele , Una lacrima nel pugno , Di ricordi si muore ...

Ricordi, lacrime, passioni impossibili e buone maniere («Per lei il galateo era sacro: una volta rifiutò di ricevere un gruppo di lettrici venute apposta a Varese dalla Calabria perché non si erano fatte annunciare da un biglietto»), Liala nel suo genere era insuperabile, pur non sopportando l'etichetta di genere. «Macché romanzi rosa... si infuriava quando sentiva quella parola. “Dentro i miei libri non c'è il rosa, c'è la vita”, diceva». E a onore del vero, dentro i romanzi di Liala ci sono in uguale misura sia drammi sia amori. Insomma, tutto ciò che fa parte del mondo delle donne - che spesso è molto interessante anche per gli uomini - tranne la politica.

Conservatrice, filomonarchica, sedentaria - «Si muoveva pochissimo da casa, ma descriveva Istanbul come se fosse appena tornata» - Liala, dopo i grandi amori della sua vita, dedicò la vita alla scrittura. Ottantadue libri sono un'enormità. Scriveva soltanto a macchina, e tutto da sola, senza aiuti. Primavera - che prima fu figlia e poi segretaria - correggeva giusto gli errori di battitura e preparava i riassunti delle centinaia di lettere - C'è posta per Liala - che arrivavano a casa. «Il sabato era giorno di parrucchiere, la domenica si andava a Como dalla nonna, il lunedì riposava, martedì dalla sarta... e per il giovedì bisognava consegnare 15 cartelle di romanzo all'editore, e 15 di posta alle riviste. Così scriveva il mercoledì, fino a tarda notte. Alle sue lettrici regalava sogni, ma la sua fu una vita di rigori».

Disprezzata dall' intellighenzia - Camilla Cederna liquidò i suoi libri come «paraletteratura per manicure» - Liala era adorata dalle sue lettrici. «Le scrivevano di tutto: dei loro problemi, dei mariti ubriachi che le picchiavano, dei bambini che piangevano la notte... Si fidavano di lei come scrittrice e come donna. Volevano emozioni e anche consigli... Venivano dalla Sicilia per vedere il “suo” Sacro Monte. La adoravano». E Liala a sua volta adorava le sue lettrici. «Una volta si rese conto che un romanzo non le era venuto bene, non era convinta, e non voleva tradire il suo pubblico. “Appena ho tempo lo riscrivo”, diceva. E così fece. Un giorno lo prese in mano e lo rifece da capo. Era Lascia che io ti ami , uscì nel 1962. Bellissimo», dice Primavera ricordando un'altra epoca.

E tutto, qui, a villa «La cucciola», appartiene a un'altra epoca. I vecchi divani, i bicchieri pure impeccabili dell'aperitivo, la vecchia Tilla che da 62 anni è al servizio delle «Signore», lo studio d'antan di Liala, rimasto com'era, con la libreria a vetrinette e coi segni zodiacali («La comprò appena la vide, solo dopo si accorse che mancava il suo, l'Ariete»), le foto di famiglia alle pareti (il suocero fu per 25 anni Sovrintendente della Scala) e quelle di Italo Balbo e di D'Annunzio, con dedica, sulla scrivania di palissandro. I suoi libri, invece, tutti rilegati in tela azzurrina, non ci sono più. Il giugno scorso, insieme con la sua biblioteca personale, le lettere, la macchina per scrivere e i giornali con cinquant'anni di interviste, sono stati donati - lei che nacque a Carate Lario e qui rinacque dopo la fine del suo grande amore - alla città di Varese. Che ha ricambiato dedicandole una piazzetta, adottata dall'associazione «Amici di Piero Chiara», altro varesino di rinascita, che conobbe meno lettori ma maggior fortuna critica.

Liala, che oggi non legge più nessuno, ristampata a stento da Sonzogno, ha fatto il suo tempo, come si dice. Ma dicono fosse un tempo meraviglioso. Di eroici aviatori e amori impossibili.