Liberati i tre giornalistiarrestati da GheddafiEsplosioni a Tripoli

Tripoli rilascia i reporter arrestati il 19 marzo, ma subisce bombardamenti all'alba. Sotto il fuoco dell'esercito lealista Zintan e Misurata (video). Battaglia nei cieli tra caccia della coalizione e un jet libico. CRONACA DIRETTA - FOTO - VIDEO 1- 2

Tripoli - Sono stati liberati nella notte a Tripoli i tre giornalisti occidentali arrestati il 19 marzo dalle forze libiche presso Ajdabiya, nell'est della Libia. Dave Clark e Roberto Schmidt, della Afp, e Joe Raedler, fotografo dell'agenzia Getty Images sono giunti questa notte all'Hotel Rixos, l'albergo nel centro della capitale libica che ospita i giornalisti internazionali. Il loro rilascio era stato annunciato come imminente poche ore prima da un portavoce del regime libico, Moussa Ibrahim, che aveva riferito come fosse stato direttamente il colonnello Gheddafi a chiedere che i tre fossero liberati. "Essi possono ricongiungersi ai loro familiari, se lo desiderano, o rimanere e lavorare legalmente a Tripoli, se lo vogliono", aveva aggiunto il portavoce.

Esplosioni nella capitale Intanto Tripoli è stata svegliata all'alba da due forti esplosioni. Non si sono sentiti invece colpi della contraerea libica. In tutto il Paese quella appena passata è stata la terza notte di bombardamenti in Libia contro la difesa aerea e le forze di Muammar Gheddafi, per far rispettare la "no-fly zone" disposta dalle Nazioni Unite e bloccare i massacri del raìs sui ribelli. La prima tornata di attacchi aerei ha colpito una colonna di carri armati del regime che si muoveva verso la capitale. Nella notte, la tv di stato ha annunciato i nuovi bombardamenti nella capitale. Missili e bombe anche su Sabah, nel centro del paese, e Sirte, la città natale del Colonnello dove, secondo il governo, vi sono stati "molti morti". Da Londra a Washington assicurano di non volere dare la caccia al leader libico ma sta di fatto che nella giornata di ieri tre delle sue roccaforti sono state pesantemente colpite. Il Colonnello ha risposto schierando i suoi "scudi umani" e martellando Misurata, a 200 chilometri a est della capitale, che secondo un portavoce governativo, è tornata sotto il controllo dei lealisti. Gli insorti sostengono che la terza città del paese ha subito un vero e proprio "massacro", con almeno 40 morti.

Ma Gheddafi non si ferma Le forze del leader libico Muammar Gheddafi hanno attaccato la città di Zintan, 150 chilometri a Sud-Ovest di Tripoli. Secondo quanto riferisce l’emittente araba al Jazeera, l’attacco è stato lanciato con armi pesanti: il bilancio parla di 10 morti. E si registrano nuovi attacchi delle forze fedeli al Colonnello anche a Misurata. Lo riferisce una fonte medica alla Bbc, spiegando che "è il quinto giorno consecutivo di attacchi, gli ospedali sono pieni di feriti, non ci sono più posti liberi, in città non c’è luce, non ci sono comunicazioni da dieci giorni, non c’è acqua da più di una settimana. Subiamo ancora pesanti sparatorie, la situazione è grave - ha proseguito la fonte - La comunità internazionale deve prendersi le sue responsabilità. Da ieri sono arrivati in ospedale 125 feriti, tra cui un’intera famiglia con quattro figli piccoli, colpiti in macchina mentre cercavano di fuggire. Le nostre scorte mediche si stanno esaurendo, non siamo più in grado di far fronte alla situazione". E almeno nove persone sono rimaste uccise nel territorio di Yefren, a Sud Ovest di Tripoli, durante "scontri violenti" fra i ribelli, che controllano la zona, e le forze del regime. Lo hanno riferito alcuni testimoni del luogo.

Misurata: 40 morti Il bombardamento d’artiglieria sulla città libica ribelle di Misurata, iniziato questa mattina, ha provocato 40 morti e un centinaio di feriti, tra cui quattro bambini, che viaggiavano a bordo di un’automobile. Lo dice un testimone, un residente. "Qui la situazione è molto brutta. I carri armati hanno iniziato a cannoneggiare questa mattina" ha raccontato Mohammed al telefono da davanti all’ospedale cittadino. "Anche i cecchini prendono parte all’operazione. Un’auto di civili è stata distrutta e sono morti quattro bambini, il più grande dei quali aveva 13 anni" ha detto il testimone.

Battaglia nei cieli I caccia della coalizione internazionale hanno attaccato oggi un aereo militare libico che si dirigeva da Tripoli verso Bengasi. Lo riferisce la tv araba al Jazeera. Secondo l’emittente del Qatar, l’attacco è avvenuto mentre il caccia libico sorvolava una zona che dista 60 chilometri da Bengasi.

Migliaia in fuga I combattimenti in Libia hanno costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni e fuggire, rifugiandosi nell’Est del Paese: lo ha detto oggi l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), sulla base delle testimonianze di rifugiati arrivati in Egitto. L’Unhcr prevede l’invio di aiuti domani a Bengasi. "Le persone arrivate nel week-end affermano che ci sono spostamenti di popolazione a Ajdabiya, Derna e Tubruk" ha detto il portavoce dell’Unhcr, Adrian Edwards. I libici approdati al confine con l’Egitto hanno affermato all’Unhcr di temere rappresaglie da parte di sostenitori del governo nell’Est del Paese e che la gente ha paura di uscire dopo le quattro del pomeriggio. Dallo scoppio della crisi libica, oltre 323mile persone sono fuggite dalla violenza in Libia, principalmente in Tunisia ed Egitto.

Il rimorchiatore italiano a Tripoli Una telefonata durata pochi minuti, piena di emozione. Luigi Chiavistelli, il comandante del rimorchiatore Asso 22, da giorni bloccato in Libia, e stamattina ormeggiato nel porto di Tripoli, poco fa è riuscito a chiamare sua moglie: "Sto bene, non ti preoccupare". "Mio marito mi ha riferito che tutto l’equipaggio sta bene - racconta la moglie Maria Chiavistelli -, ha detto anche gli hanno restituito il telefono cellulare e che ora potrà chiamarci. Non sa la situazione come si evolverà, ma mi ha ribadito più volte di stare tranquilla". La signora Maria, a Gaeta, da giorni aspettava notizie di suo marito: "E' quasi la fine di un incubo. Quando l’ho sentito al telefono sono scoppiata a piangere".

Caduto caccia Usa Un cacciabombardiere F-15 statunitense è precipitato in Libia durante un raid, a quanto pare per un’avaria, e il pilota, che si è auto-espulso dall’abitacolo, è stato salvato dai ribelli libici. Lo rende noto il quotidiano britannico Daily Talegraph che cita un suo inviato sul posto. L’Africa Command, il comando militare Usa delle operazioni in Libia, ha ammesso che un cacciabombardiere F-15E Eagle con due uomini di equipaggio è precipitato in Libia durante un raid la scorsa notte. Anche il secondo pilota del caccia è stato trovato e messo in salvo. Il primo pilota era stato trovato subito dopo lo schianto. Il portavoce dei militari, Vince Crawley, ha detto che si è trattato di un’avaria tecnica e non di fuoco ostile.

Missili Tomahawk Le forze Usa hanno lanciato 20 missili Tomahawk in Libia nelle ultime 12 ore. Lo ha dichiarato alla Cnn un portavoce militare della task force presente nel Mediterraneo, Monica Rousselow. Complessivamente sono 159 i missili Tomahawk lanciati da Stati Uniti e Regno Unito nell’ambito dell’operazione militare avviata sabato scorso dalla coalizione internazionale. Il portavoce ha anche precisato che uno dei tre sottomarini Usa che hanno partecipato all’avvio dell’intervento ha lasciato l’area.