Libertà religiosa, per i cristiani è emergenza da Islamabad a Pechino

, padre Bernardo Cervellera – dei «veri e propri pogrom», istigati più che dal fondamentalismo indù, da «coloro che vogliono tenere la popolazione in stato di schiavitù tribale e per questo non sopportano che vi siano persone che si convertono al cristianesimo riacquistando libertà e dignità».
La maglia nera della libertà religiosa negata va all’Asia. Nel Bhutan, ad esempio, è proibito celebrare la messa ed è vietato l’ingresso ai sacerdoti cattolici; in Laos, dove avvengono uccisioni di cristiani di etnia Hmong con una vera e propria caccia all’uomo. Continuano ad essere discriminati i cristiani in Cina, mentre in Pakistan crescono gli attacchi contro le minoranze religiose e «lo strumento maggiore di repressione religiosa è la legge sulla blasfemia», con la quale le persone vengono pretestuosamente condannate a morte o all’ergastolo per diffamazioni del profeta Maometto. Pesante rimane anche il clima in Arabia Saudita, Paese che si dichiara «integralmente islamico» e che affida alla polizia religiosa il compito di arrestare chi professa altre fedi: spesso sono incarcerati membri dei gruppi di minoranza, cristiani o musulmani sciiti, che vengono liberati solo dopo aver firmato un documento in cui abiurano la loro fede. «I lavoratori non musulmani sono soggetti all’arresto, alla deportazione e alla prigione se vengono sorpresi nell’esercizio di qualsiasi pratica religiosa».
Preoccupante è poi la situazione in Irak e più in generale in Medio Oriente, come ha illustrato lo studioso libanese Camille Eid: «Tra il 2004 e il 2008 le famiglie cristiane sfollate dalle città irachene sono state 50mila. Ventimila di queste si trovano ora nella piana di Ninive, altre trentamila sono fuggite all’estero, in Giordania, in Siria o in Occidente». Si tratta di un problema gravissimo: nelle ultime settimane ben 2.351 famiglia sono state costrette a lasciare Mosul. «Il timore - ha spiegato Eid – è che questo sia il preludio alla creazione di ghetti». Della situazione mediorientale ha parlato anche il vaticanista Marco Politi, ricordando come molti dei Paesi dove avvengono violazioni della libertà religiosa siano Stati chiave degli equilibri mondiali e osservando come la «culla» del cristianesimo in Medio Oriente rischi di diventare soltanto un museo perché i cristiani sono costretti a fuggire. Tra i segnali positivi, l’inaugurazione della prima chiesa cattolica in Qatar.
Pure in Africa permangono situazioni di gravi violazioni dei diritti umani. Negli Stati più islamizzati della Nigeria, ad esempio, continuano a diffondersi atti di intolleranza e di discriminazione religiosa nei confronti delle comunità cristiane: coloro che si sono convertiti al cristianesimo sono perseguitati e minacciati di morte.
«Sempre meno gli attacchi alla libertà religiosa avvengono per motivi legati al fondamentalismo o alle ideologie – ha concluso padre Cervellera – e sempre di più avvengono per motivi di potere, per schiacciare ciò che nelle religioni porta a costruire libertà».
AnTor