Libia, anche Erdogan vuol dire la sua su Tripoli

Il Primo ministro turco Erdogan va a Tripoli all'indomani della visita di Cameron e Sarkozy. Parla alla folla esaltando il valore del popolo libico. Ma Ankara pensa già a riallacciare i tanti rapporti commerciali che aveva in Libia. Anche con l'ex raìs

Tripoli - Lo "scatolone di sabbia" libico adesso è diventato una miniera d'oro. Tutti vogliono un posto al sole. E a turno tutti lo prenotano. Il premier turco Erdogan ha dovuto rinviare di un giorno la sua visita a Tripoli perché ieri erano attesi da liberatori Cameron e Sarkozy. Il premier francese è il più grande oppositore all'ingresso di Ankara in Europa e allora la decisione di Erdogan di sbarcare a Tripoli oggi per evitare polemiche. Il primo ministro turco è stato accolto dalla folla come un predicatore di libertà e democrazia. "Voi siete coloro che hanno dimostrato al mondo intero che nessuno governo può ostacolare la potenza e la volontà del popolo" ha affermato davanti alla folla libica. Ma Erdogan è in Libia per portare la solidarietà del popolo turco ai "fratelli libici" oppure perchè Ankara vuole entrare dentro gli affari libici come in tanti si stanno apprestando a fare? Che ci siano motivi anche ideologici in mezzo non ci sono dubbi. La Turchia è uno dei pochi paesi islamici che ha un regime democratico e vede nella Libia una futura "sorella" in un processo politico che porti democrazia dentro stati a maggioranza islamica. Ma la Turchia, che sotto il regime del Colonnello aveva contratti con partner libici per 15 miliardi di dollari, ha avuto un ruolo importante nell’evacuazione, via mare, della città di Misurata attaccata dai lealisti del rais vorrebbe entrare nel mercato libico. "Le imprese turche - si legge sul quotidiano turco Today’s Zaman - sperano che il Cnt (Comitato nazionale di transizione) onori i contratti non conclusi pagando quanto dovuto una volta che i beni libici", congelati dalle Nazioni Unite, "saranno di nuovo disponibili", mentre il ministro turco dell’Energia ha affermato di puntare alla ripresa delle attività di esplorazione e produzione da parte della compagnia oil&gas statale turca Tpao "appena la sicurezza nel paese sarà ristabilita".

Ed infatti Erdogan ha portato con sé il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, dei Trasporti Binali Yildirim, dell’Energia Taner Yildiz, dell’Economia Zafer Caglayan e della Difesa Ismet Yilmaz. Una squadra numerosa che può proporre accordi e investimenti in diversi settori dell'economia libica. Ed Erdogan da Tripoli ha anche guardato verso la Siria."Non dimenticatelo - ha detto ancora il primo ministro turco - coloro che in Siria infliggono la repressione al popolo non potranno restare in piedi". ma Erdogan non è il solo a voler riallcciare i fili spezzati con Tripoli. Anche Pechino vuole un posto al sole e oggi Jiang Yu, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino ha fatto sapere che La Cina svolgerà un ruolo importante nella ricostruzione in Libia. "La Cina ritiene che le relazioni con la Libia si svilupperanno in modo positivo. Questo è un messagio molto importante per la comunità internazionale, perchè gli investitori stranieri possono contare su una cooperazione credibile e stabile con la Libia", ha affermato il portavoce di Pechino. E dalle visite degli ultimi giorni a Tripoli, sembra proprio che gli "stranieri" questo l'abbiano già capitoda e anche da tempo.