Libia, missione Sarkozy per le infermiere bulgare

Domani il possibile incontro della coppia presidenziale con Gheddafi

da Parigi

La questione delle infermiere bulgare condannate in Libia per la demenziale accusa d’aver inoculato il virus dell’Aids nel sangue di 438 bambini a Bengasi (56 dei quali sono morti) sta assumendo per Nicolas Sarkozy un rilievo politico di prima grandezza. L’Eliseo s’è impegnato a fondo per la liberazione delle sei persone (cinque infermiere e un medico bulgaro di origine palestinese), imprigionate da otto anni. Prima sono state condannate a morte, poi la pena è stata tramutata in ergastolo dalle autorità di Tripoli sulla base di una promessa di risarcimento a ogni famiglia che abbia un figlio contagiato. I soldi verranno forniti dall’Unione Europea, che negozia da tempo con grande riservatezza nella speranza di risolvere un problema delicato e spinoso. Ma la nuova Francia di Sarkozy è decisissima a svolgere un ruolo di primo piano.
Appena andato al potere, lo scorso 16 maggio, Sarkozy ha detto di volersi impegnare personalmente nella soluzione di alcuni casi internazionali a carattere politico-umanitario. Soprattutto tre: la liberazione, che non è ancora avvenuta, della franco-colombiana Ingrid Betancourt, ostaggio della guerriglia rivoluzionaria del Paese sudamericano, poi la questione del Darfur e appunto la vicenda delle infermiere bulgare. Ieri Sarkozy ha detto che «il dialogo con Tripoli è duro, complicato e difficile», ma al tempo stesso le fonti ufficiali libiche hanno annunciato che domani il presidente francese andrà a render visita al colonnello Gheddafi.
Sempre ieri si trovava in Libia, dov’era giunta nella giornata di domenica, una strana coppia di donne politiche: la commissaria europea, responsabile delle Relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner, e la first lady francese Cecilia Sarkozy, che non ha alcun mandato politico o diplomatico. Come il 12 luglio, quando Cecilia Sarkozy è andata per la prima volta a far visita a Gheddafi per parlare delle infermiere bulgare, la moglie del presidente era accompagnata dal sempre più potente Claude Guéant, segretario generale dell’Eliseo.
Negli ambienti dell’Unione Europea l’iperdinamismo francese nelle relazioni con la Libia sta suscitando perplessità, che lo stesso Sarkozy ha tentato di dissipare nella notte tra domenica e lunedì con una lunghissima telefonata al presidente della Commissione José Manuel Barroso. Vari Stati europei, tra cui la Germania e l’Austria (il Paese della signora Ferrero-Waldner), sarebbero perplessi di fronte allo spiccato attivismo della diplomazia del presidente Sarkozy.
Ecco intervenire, allo scopo di placare le acque, un fedelissimo di quest’ultimo come Roger Karoutchi, ministro francese responsabile delle Relazioni col Parlamento, secondo cui Cecilia Sarkozy «non ha un mandato di negoziatrice, ma vuole semplicemente fare la propria parte in un’azione dal grande rilievo umanitario». Dal canto suo la Commissione ha diramato un comunicato per manifestare la propria speranza in una soluzione rapida dell’incredibile odissea delle infermiere bulgare.
Quanto ai libici, è chiaro che utilizzano tutta questa vicenda per rilanciare la loro diplomazia. Se Sarkozy andrà davvero a Tripoli (ieri sera le fonti dell’Eliseo erano molto prudenti a questo riguardo) e se tornerà indietro con le persone un tempo condannate a morte, l’iperdinamismo del presidente francese sarà difficilmente criticabile dai partner europei. Altrimenti il viaggio di Sarkozy potrebbe essere rinviato.
Comunque il presidente ha l’agenda piena d’impegni d’ogni genere. Ieri è andato a Marcoussis a far visita alla nazionale di rugby, che in settembre sarà la squadra ospite dei mondiali della palla ovale. «Questa coppa del mondo non potete farvela scappare!», ha detto Sarkozy ai giocatori.