Libia, una voce contro: l'Italia non segua gli Usa

<p>
Ci impongono l’immigrazione e vogliono farci prendere posizione militare
a ogni costo, perché c’è un piano per sopraffare noi e l’Europa. E' l'ultima possibilità per continuare a esistere. Il
sospetto: <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=510739" target="_blank">dietro il caos libico gli interessi dei petrolieri Usa</a></strong> / <em>Giulio Andreotti. </em><strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=510734">Intanto la Libia continua a bruciare</a></strong>
</p>

Non ci sono prove, non ci sono do­cumenti, è vero; ma è la logica che lo dice: l’islamismo sta per darci l’assalto finale. La logica lo diceva già da molti anni, quando si poteva ancora parlare di previ­sioni più che di fatti, mentre i poli­tici, i leader, anche quelli religio­si, lo negavano. Stiamo dialogando in maniera molto costruttiva con tutti i Paesi mediterranei, ripetevano a chiunque avanzasse qualche dubbio, e non ci sarà nessun conflitto perché la volontà che prevale è quella dell’integrazione, della tolleranza, del rispetto.

L’assurda idea che essere bagnati dalle acque del Mediterraneo significasse essere simili è il frutto di quella sciagurata teoria che è la geopolitica, un’invenzione che dobbiamo all’amico di Hitler, Karl Haushofer, e che induce a tremendi errori perché guarda ai territori come se non vi fossero i popoli ad abitarli. Tutto il progetto a lungo accarezzato dall’Europa per coinvolgere il Nord del-l’Africa, in quanto bagnato dal Mediterraneo, nella propria area economico-politica è andato in frantumi in questi giorni proprio perché erano stati ignorati i popoli. Popoli di cui l’Occidente si ostina a sottovalutare la forza culturale islamica, la fede che li sostiene e che li guida, l’abisso storico e psicologico che li separa da noi.

Non si pensi che il terremoto attuale non sia stato preparato e fatto scoppiare in base a un piano preciso finalizzato alla sopraffazione dell’Europa. Per questo si è sviluppato in brevissima successione dall’Egitto alla Libia senza che a tutt’oggi si sappia con precisione chi abbia dato fuoco alla miccia, quali siano le forze in campo, che cosa si prefiggano i ribelli. Il caos a poca distanza da noi, dall’Italia soprattutto, significa soltanto una cosa: che si vuole costringere l’Europa, e l’Italia, a prendere posizione. E che questa posizione, guerra o non guerra, giustificherà il trasferimento di migliaia di africani, di musulmani, nel nostro territorio. Lo scopo è questo; tutto il resto - libertà, diritti umani, democrazia, petrolio - costituisce soltanto la solita occidentalizzazione del problema, visto che l’Occidente, l’America soprattutto, ritiene di potersi ancora servire di tali fragili bandiere per mettere i piedi in casa altrui.

Per l’Italia e per l’Europa, però, questa è l’ultima possibilità di affermare la propria volontà di continuare ad esistere. Bisogna cambiare del tutto l’atteggiamento tenuto fino adesso di superiore benevolenza, di comprensione, di tolleranza, di solidarietà. Il primo e unico obbligo dei governanti è quello di proteggere il proprio popolo e i suoi beni. Quindi l’integrità del territorio, della cultura, dell’identità, di tutto ciò che un popolo possiede. Qui non si tratta di uno «scontro di civiltà», come spesso si è detto; quella che ci viene imposta con l’immigrazione è l’astuzia di una strategia che non ha bisogno di «scontri», che sfrutta i valori di cui ci facciamo vanto per vincerci senza armi, esclusivamente con la propria presenza.

L’Italia non può consentire, dunque, ad azioni di guerra, da chiunque siano decise, perché provocherebbero gravissime azioni di guerra presso di noi e disordini e stragi di lunghissima durata nei Paesi africani. Nessun interesse economico può giustificare un tale scenario. Ma soprattutto non ci salverebbero dall’immigrazione che ne è l’unico scopo.

Il governo deve dare subito il segnale che a nessuno sarà permesso di superare i nostri confini non lasciando apparire al di qua del limite neanche l’ombra di una barca e sospendere il trattato di Schengen, senza timore di reazioni negative da parte dell’Ue, perché è l’Italia ad avere il coltello dalla parte del manico: non può esistere un’Europa senza l’Italia. Dove porrebbe i propri confini? Quale credibilità avrebbe il concetto stesso di un’Europa unita senza l’Italia che ne ha tracciato con i Romani il profilo e la storia fondando Parigi, Londra, York, Strasburgo, che ne ha creato le lingue e il diritto, che ne ha irradiato la religione e custodisce la sede del Papato? Abbiamo il diritto e il dovere di salvare tutto questo.