Libri, film e Carosello Ecco l'atlante del cibo italiano

In arrivo a Milano un'imponente mostra sulla storia dell'alimentazione nazionale dal '400 a oggi, tra antichi menu e locandine. Aspettando (dopo l'Expo) un museo

C'è la prima edizione di Spaghetti Dinner di Giuseppe Prezzolini del 1955 con dedica all'attrice milanese Marta Abba. Ci sono le réclame che illustrano l'evoluzione del frigorifero domestico nell'Italia del boom e post-boom. C'è il libro delle firme del ristorante Muscatel di Alba con una pagina vergata dal Giuàn Brera fu Carlo, un mito giornalistico e una leggenda enogastronomica. Ci sono i fumetti di Alberto Rebori sulle ricette dell'Artusi e l'origine del gorgonzola. C'è - addirittura - un inedito e «ruspante» menu futurista del 1915, scritto a mano, per un pranzo che festeggiava la promozione di un ferroviere trasferito nella stazione di Rho, proprio lì, un secolo esatto prima di Expo 2015 che nutre il pianeta e racconta il cibo di domani.

A raccontare quello di ieri, tra costume, letteratura, editoria, arte e pubblicità, dal '400 a oggi, dal Libro de Arte Coquinaria di Maestro Martino alla locandina di Ovosodo - e apparecchiando un atlante iconografico nazionale della storia dell'alimentazione - è la grande mostra Cibo di carta curata dal librario antiquario Andrea Tomasetig alla galleria del Gruppo Credito Valtellinese, a Palazzo delle Stelline di Milano (dal 10 giugno al 20 settembre). Oltre 550 pezzi unici che svelano le diverse rappresentazioni del cosa e come mangiano gli italiani: etichette, figurine, gadget, menu, riviste, libri, packaging, cartelloni, manifesti... Carte illustrate «minori» che narrano una storia epocale.

L'uomo (e più che mai l'uomo italiano) è ciò che mangia, come insegna Ludwig Feuerbach. Ma anche quanto mangia, e come . Basta ascoltare le storie delle figurine Liebig (il «feroce Saladino» fu il nostro impatto post-moderno con l'islam) o quelle che narrano di santi, maghi, castelli, velieri, negri (e non «neri») delle veline delle arance, ve le ricordate?, primo esempio di packaging industriale, con quella grafica vintage e la carta impalpabile variopinta che avvolgeva un mondo...

Il mondo elegante delle grafiche di Dudovich per il Bitter Campari o di Leonetto Cappiello per il Cioccolato Venchi... Il mondo spensierato della Mucca Carolina, i pupazzi e i gadget che accompagnavano i prodotti pubblicizzati da Carosell o... Il mondo nichilista evocato dal manifesto de La grande abbuffata ... Che infatti è esposto alla mostra, nella versione, rarissima, che fu sequestrata per oscenità, quella disegnata dal grande Sandro Simeoni con i quattro protagonisti che mangiano e bevono fra le gambe aperte di Andréa Ferréol, anno di scarsa grazia e tignoso perbenismo 1973... «Mangia! Mangia piccolo Michel, mangia. Se non mangi non puoi morire».

Il cibo è vita. E anche arte. La letteratura del Platina, la pittura di Arcimboldo, le copertine della Domenica del Corriere di Achille Beltrame e Walter Molino che hanno messo in prima pagina vitto&pietanze in parallelo allo scorrere della cronaca come documentano le tavole in mostra: l'assalto ai forni a Cerignola (1908), il rancio nella Libia invasa (1911), la «celebrazione» della polenta in una festa strapaesana a Ponti nel '34, il grano coltivato in Piazza Duomo a Milano nel '44, l'avvento della televisione - che fa bruciare l'arrosto! - nel '54, fino alla «donna ideale 1958», una maestrina raffigurata mentre è «in cucina per la prova più difficile»...

Con arte Andrea Tomasetig, che da una vita si occupa di carte, ha chiesto, scelto e ottenuto i pezzi migliori di quattro fra le massime collezioni a tema d'Italia: la biblioteca gastronomica Grillo-Pagnotta con libri, opuscoli, manoscritti, ricettari dal '400 al '900; le carte illustrate a stampa di uso quotidiano dal '600 a oggi di Michele Rapisarda; la collezione di Carlo Tranchina composta da oltre 4mila pezzi legati a Carosello tra albi, gadget, giochi, pupazzi e gonfiabili (il Topo Gigio dei biscotti Pavesi, l'Omino coi Baffi della caffettiera Bialetti, Ercolino Sempreinpiedi dei formaggi Galbani...) e la collezione culinario-cinefila di Enrico Minisini con centinaia di manifesti, locandine e fotobuste dal 1940 al 2000, tra neorealismo e commedia all'italiana. Un americano a Roma di Steno, Pane, amore e... di Risi, Venga a prendere il caffè... da noi di Lattuada, Parenti serpenti di Monicelli... Alberto Sordi alle prese con l'iconico piatto di pastasciutta, Ugo Tognazzi perennemente ai fornelli, la Nutella gigante di Nanni Moretti, e star, spalle e primedonne del cinema italiano, così spesso seduto a tavola, che sia di una cucina o di un'osteria. Forse non è un caso che la scatola contenente la pellicola da noi si chiami «pizza».

La cultura si mangia. E il cibo è cultura. Si parte dalle edizioni illustrate de La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi (la cui prima edizione del 1891 fu un insuccesso...) e si arriva alla copertina dell' Espresso «VelenItaly» del 2008 sulle contraffazioni alimentari, passando per il sacchetto di plastica con i fregi latinoamericani del caffè Paulista degli anni Settanta che, grazie alla testa di Armando Testa diede vita alla pubblicità di Caballero e Carmencita, che qui ritroviamo esposti in pupazzi di pannolencio (vi stupirete, ma ognuno è assicurato per 2000 euro).

E tra pupazzi, fogli volanti futuristi, cataloghi e figurine - un '900 strepitoso che rischiavamo di perdere - è la rivincita della carta povera illustrata sul mondo dell'audiovisivo: per immediatezza della comunicazione del messaggio (la copertina del Borghese del 1966 con una ragazza nuda che esce da una barattolo di carne in scatola ...) e capacità di narrare grandi storie in spazi minimi (le fotobuste di celebri film appese nelle bacheche fuori dai cinema). Persino l'Annale della Storia d'Italia Einaudi su L'alimentazione appare poverissimo per iconografia rispetto a una mostra del genere.

Che, peraltro, non è solo una mostra. Ma un progetto. I proprietari delle quattro collezioni, che insieme contano 17-18mila pezzi, si sono già detti disponibili a cedere le proprie raccolte a condizione che confluiscano in un'unica esposizione permanente. Ed ecco il sogno. La creazione di un Museo dell'alimentazione - che in Italia curiosamente ancora manca - con sede a Milano. Auspicabile, meraviglioso, lascito culturale di Expo 2015.