Libri? A Roma spopola la guida del condominio

La differenza tra letteratura e giornalismo consiste nel fatto che il giornalismo è illeggibile e la letteratura non viene letta. Oscar Wilde, alla fine dell’800, la pensava così. Oggi speriamo che il giornalismo sia diventato un po’ meno ostico al pubblico, di sicuro gli italiani leggono di più rispetto al passato. A dirlo è l’Istat: il numero dei lettori in Italia e nel Lazio, dal 1993, è in continua crescita anche se rimaniamo lettori «occasionali»: oltre la metà dei lettori, infatti, non supera i sei libri l’anno e circa un terzo si ferma a tre. E il Lazio? È la regione che dedica più tempo di tutte le altre a leggere guide condominiali e altre tipologie di manuali pratici. A farlo è più dell’8 per cento dei residenti nel Lazio. Triste? Pensate piuttosto a quell’8 per cento di cittadini del Lazio che ammette di non possedere neanche un libro. Un dato sorprendente ma neanche troppo, se si considera che in Sicilia la percentuale di book-free è del 21 e in Puglia addirittura del 24.
L’Istat ha monitorato per cinque anni 50mila persone, ha chiesto loro quanto leggono, come leggono e dove si procurano i libri e ha scoperto che nel nostro paese più ci si allontana dalle Alpi e meno si tiene un testo tra le mani. Il Lazio si colloca proprio nel mezzo, sia geograficamente sia nelle classifiche di lettura. Nel 2006, infatti, il 63,3 per cento della popolazione laziale, di 6 anni e più, ha letto almeno un libro. E se i trentini leggono il 10 per cento in più, in Sicilia si legge il 15 per cento in meno. I generi maggiormente apprezzati dai laziali sono i romanzi italiani e stranieri (rispettivamente al 54,7 per cento e il 44 nelle preferenze di lettura). E se volete regalare un libro, se non siete proprio sicuri che il festeggiato sia un appassionato del genere, non avventuratevi a impacchettare testi di musica o di astrologia perché li gradirebbero solo il 4 per cento.
Altre peculiarità della nostra regione: l’Istat rileva che a farci passare la voglia di leggere non sono tanto i soldi, anzi siamo tra quelli che si lamentano meno del costo dei libri e infatti siamo la regione che spende di più in libreria (22,9 per cento), la media nazionale è del 17,4. A renderci lettori «occasionali» invece è più che altro la mancanza di tempo libero (lo dichiara il 25 per cento dei laziali) anche se in realtà quasi un terzo non cerca neanche giustificazioni e dichiara palesemente che leggere lo annoia. E poi, gli intervistati affermano che in fondo i libri richiedono troppo tempo, che ormai siamo nell’era digitale e si preferiscono quindi stimoli più veloci. Solo scuse, forse, visto che alla fine di tutti i ragionamenti, siamo tra quelli maggiormente convinti che al giorno d’oggi non serva più leggere. A pensarla così, fortunatamente non sono in molti, solo lo 0,8 per cento dei laziali, ma, dopo la Puglia, è la regione che lo pensa di più.