Licenziato e senza un soldo Il naso l'ha fatto ripartire

«A 50 anni la disperazione mi ha fatto riscoprire la passione per i profumi». Oggi produce essenze

«Mi spiace, la riunione è stata rinviata deve scendere all'ufficio del personale...». Alberto Avetta, 56 anni, di Alba, direttore commerciale (ex direttore commerciale) di una azienda di abbigliamento, la mattina di quel 15 aprile 2011 ce l'ha scolpita nel cervello. «Ricordo ancora lo sguardo della segretaria - racconta - Erano le nove. Mi hanno licenziato, la mia figura professionale non era più prevista. Ed è cambiata la mia vita...». Fine. Che per molti, in questi anni drammatici di crisi, è davvero la fine. O l'inizio, dipende dai punti di vista. L'inizio di un incubo da cui non ci si sveglia che sgretola certezze, dignità e affetti, che da un giorno all'altro fa vacillare tutto ciò che in una vita ti sei costruito soprattutto se hai figli piccoli, un mutuo da pagare, scadenze, progetti. Non per tutti per fortuna. Per Avetta è un punto da cui ricominciare. Una sfida custodita nel cassetto dove tanti, forse tutti, rinchiudono i sogni senza aver poi il coraggio di tirarli fuori. Un'idea, un'avventura, una passione, quella dei profumi, diventata una azienda artigianale che oggi produce, vende e pensa in grande. Che dà prospettiva ed entusiasmo.

Ma nel tunnel ci è entrato anche lui. «Intanto bisogna elaborare il lutto - racconta -. Vent'anni e più di lavoro cancellati in un secondo sono tante cose che ti muoiono dentro e ti ritrovi a camminare nel cortile di quella che fino a pochi minuti prima era la tua amatissima azienda, la tua seconda casa, con lo stomaco chiuso e un senso di nausea, cercando il coraggio di telefonare a tua moglie per dirle cosa ti sta capitando...». Che poi 50 anni sono un guado dove è facile impantanarsi. «All'inizio ero tranquillo - racconta Avetta -. Sapevo di avere professionalità, avevo mille conoscenze e poi l'azienda con cui mi sono lasciato benissimo, ha cercato di aiutarmi con un corso di outplacement per ricollocarmi. Curriculum, esperienze, contatti, tutto perfetto...». Quasi perfetto. Perché risalire in corsa sulla giostra a cinquant'anni oggi non è facilissimo. Non è una fiction, la realtà è più dura: «Ho risposto a centinaia di annunci - ricorda -. Ero disposto a tutto, anche ad accettare la metà di quello che guadagnavo prima, l'importante era tornare in gioco. Ma non c'era verso. Chi mi rispondeva, perché molti non mi rispondevano neanche, mi diceva che andavo benissimo, che ero perfetto, ma che l'età... Le aziende oggi cercano neolaureati, meglio se single, da pagare poco e disposti a viaggiare...». Ci si incarta una situazione così. E si ingarbuglia un po' tutta la vita: «La cosa terribile è che ti senti in colpa - spiega Avetta -. Comincia a scricchiolare tutto, la famiglia, i bambini, il rapporto con tua moglie. Passi le mattine in casa a chiederti cosa hai sbagliato e arriva il giorno che tua figlia ti chiede: Papà ma perché ti hanno licenziato? Cosa hai combinato?. E quella è la scintilla che ti fa capire che è arrivato il momento di riprendere a camminare...». Tra i vigneti delle Langhe a La Morra, dove Avetta vive da torinese trasferito ed ora di nuovo felice. «Camminare è la mia passione - spiega -. Mi aiuta a mettere a posto i pensieri, mi fa venire le idee. L'ho sempre fatto e ho continuato a farlo dopo il licenziamento perché avevo più tempo. Ed è lì che ho deciso che avrei provato a trasformare in lavoro la mia passione per i profumi. Mi sono sempre piaciute le essenze. A 10 anni, con una delle mie prime paghette mi sono comprato una bottiglietta di profumo che ancora conservo in una bacheca come portafortuna. Così ho contattato un amico che mette insieme le essenze, un naso, come si dice in questo ambiente, e gli ho spiegato cosa avevo in mente. Gli ho portato le mie campionature e sono nate le tre prime essenze, ispirate a questa terra, che ricordano anche nei nomi i grandi vini di queste zone».

Tre essenze che in pochi mesi sono diventate otto e quindi un marchio brevettato e registrato: «I francesi hanno i parfum noi in Italia abbiamo le acque - spiega Avetta -. Ecco perché ho deciso di chiamare i miei profumi Acqua delle Langhe in omaggio alle zone magnifiche dove vivo e ad un prodotto che, dalla produzione al confezionamento, è tutto completamente fatto da artigiani italiani ed ecosostenibile». Start-up si dice oggi. Un'intuizione, il «fumus» che possa trasformarsi in business, il prestito in banca da 9mila euro per cominciare, anche se poi la differenza la fanno le competenze e la passione che ci si mette quando il mestiere che ti stai inventando è la passione della tua vita: «Facevo e faccio ancora tutto da solo - racconta -. All'inizio giravo nei negozi con una valigetta da rappresentante piena di prodotti per convincere i proprietari a darmi spazio in vetrina. Poi qualcosa ha cominciato a muoversi e sono arrivato a vendere quasi mille prodotti in un mese. E da lì sono partito perché incassavo e reinvestivo tutto in nuovi prodotti». Dal Piemonte al Veneto, dalla Lombardia alla Puglia, alla Basilicata e poi anche all'estero: «Oggi le mie essenze si possono trovare in Germania, Emirati, Norvegia, Russia, Slovacchia, Sud Africa, Costa Rica e dai prossimi giorni anche in Azerbaigian. Dipendenti? Nessuno. Non almeno finché non avrò la certezza di potere assumere qualcuno senza il rischio di doverlo licenziare. Non voglio che viva ciò che ho vissuto io...».

E intanto «Acqua delle Langhe» non è già più solo un'essenza, è diventata una linea di prodotti e presto anche una linea di creme. «Il progetto è di aprire entro il 2018 un negozio monomarca ad Alba - racconta Avetta - ed entro il 2020 una sede turistica a La Morra, una spa dove si possa anche dormire e scoprire come nascono e vengono prodotte le nostre essenze, magari in un percorso sensoriale legato ai profumi e alla gastronomia di questa terra di grandi chef».

C'era una volta un direttore commerciale che ha fatto della sua passione il lavoro della sua vita e che, come ha scritto nel suo libro «Licenziato a 50 anni» distribuito dall'editore Umberto Soletti, ora ha il solo rimpianto che quella «sciagura» non gli sia capitata prima: «Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Ma su un punto non c'è dubbio, uscito da quel vento non sarà lo stesso che vi è entrato... Bella vero? Però questo non l'ho scritto io ma Franz Kafka. E perfetto, l'ho messo all'inizio del mio libro...».