Life, Keith Richards si racconta: autobiografia della storia del rock

In libreria l'autobiografia di Keith Richards, lo storico chitarrista dei Rolling Stones racconta la sua vita fuori dalle righe e 40 anni storia della musica rock

Milano - Keith Richards, un nome che non smette di suonare… Adesso, con Life (Feltrinelli, 525 pagine, 24 euro) ci racconta anche la sua vita, ovvero l’autobiografia di un musicista che ha fatto la storia del rock. L’ha scritta facendosi aiutare da James Fox, amico di una vita nonché giornalista e saggista famoso: suo è White Mischief, il racconto di un scandalo sessuale con annesso omicidio nell’Africa coloniale inglese. Americano, Fox ha lavorato per il Sunday Times da Londra ed è qui che è nata negli anni Settanta la sua frequentazione con il celebre chitarrista dei Rolling Stones. Per la prima volta con le parole e non con la musica Richards vuole scuotere il mondo intero, muovendo la penna in puro stile rock per raccontare la storia di una vita scampata a mille eccessi e a mille rischi. Oggi il compositore e solista di un’altra band, gli X-Pensive Winos, che non ha mai però tradito le “pietre rotolanti”, con disarmante onestà, senza dubbio da sempre il suo marchio di fabbrica, consegna ai suoi fans il racconto di un’esistenza sfrenata, imprevedibile, impavida, ma autentica. Nei capitoli del libro si alternano fotografie di quand’era ragazzo fino a quelle più recenti che lo vedono steso su una dormeuse di velluto blu nella biblioteca di casa o, a piedi nudi, appoggiato su uno strapuntino di velluto dorato durante la pausa di un concerto: con una mano si regge il viso magro e segnato, l’altra penzola mettendo bene in evidenza il suo famoso anello con il teschio, lo stesso che porta Johnny Depp, suo grande amico e compagno di “sventura” nella serie cinematografica Pirati dei Caraibi. Belli gli scatti con Paul Mc Cartney, Tom Waits, James Fox, Ron Wood, Mick Jagger, la manager Jane Rose, i New Barbarians e Wingles Angels in Giamaica. Non manca niente nella sua biografia, dall’ascolto ossessivo dei dischi di Muddy Waters e Chuck Berry allo studio sofferto e appassionato della chitarra, alla nascita della mitica band fondata insieme con Mick Jagger e Brian Jones. Il primo capitolo si apre con il racconto di un tour negli Stati Uniti nel 1975 nel quale gli agenti di polizia fanno accostare la sua auto al ciglio della strada per dei controlli… L’iniziale successo dei Rolling Stones, nonché i famigerati arresti per possesso di stupefacenti che ne hanno nel tempo sempre più consacrato l’immagine di un eroe “popolare e fuorilegge”; l’invenzione di riff immortali come quelli di Jumpin’Jack Flash e Honky Tonk Women; il folle amore per Anita Pallenberg e la morte di Brian Jones, sono pagine sentite e raccontate al dettaglio al punto da poterci scrivere la sceneggiatura di un film. In un altro capitolo, che si apre con una fotografia di Ethan Russel dove Keith scende dall’aereo privato che ha come insegna la celebre “linguaccia” di Mick Jagger, racconta degli anni Settanta del dottor Bill con la sua “valigetta delle medicine” e di alcuni trasferimenti in Svizzera, ma anche dei guai dai quali la band veniva salvata dal “re dell’Avana”, fino all’entrata nel complesso di Ronnie Wood. Amante della fotografia, Keith Richards non nasconde la sua ammirazione per maestri dell’obiettivo come Robert Frank o per cineasti ossessionati dall’immagine. Dalle tourné di San Diego e di Chicago ai successi in Giamaica o nella svizzera Montreux, non sono mai mancate nelle sue camere d’albergo, belle ragazze, colpi di pistola e “polvere di stelle”… “Imparai anche qualche utile tecnica giamaicana con la rauchet, il coltellaccio da lavoro che serve per spellare e tagliare ma anche per combattere e per difesa personale”.

Keith lo teneva appeso alla cintola perché gli serviva per essere “ascoltato meglio”: questo coltello ha un anello che ferma la lama, una pressione minima e scatta cime un lampo… ”E’un gioco che richiede rapidità. Mi è stato spiegato che se si ha intenzione di usare una lama riuscirà vincitore chi più velocemente riesce a fare un taglio verticale sulla fronte dell’altro”. Spesso la band ha avuto problemi perché le percussioni venivano portate a casa di Keith, e questo era fonte di guai e di polemiche, perché rappresentava un’infrazione nei confronti della cosiddetta “quiete pubblica”, ma, scrive Keith, “quando entravo in sala di registrazione tutte le tensioni si stemperavano e io mi sentivo come un chierichetto mentre abbozzavo delicatamente qualche accordo”. Diverse pagine sono dedicate a un protagonista assoluto che seguì negli anni Settanta il tour dei Rolling Stones in Australia, Bobby Keys: “Aveva una sorta di carisma laico. Verso la conclusione del tour, quando ci eravamo spostati in Estremo Oriente riuscì a cacciarmi con lui in guai seri: se non ci fosse stato l’intervento di un deus ex machina, saremmo ancora in gattabuia”. Nella sua lunga confessione Richards approfondisce l’espatrio in Francia per motivi fiscali, i tour incendiari negli Stati Uniti e soprattutto l’isolamento e la tossicodipendenza. La rinascita la deve a un nuovo amore, Patty Hansen, l’amaro allontanamento da Jagger lo aveva fatto piombare in lunghe depressioni. Dopo diverse anni, la sua riconciliazione con quest’ultimo gli ha permesso di creare canzoni che hanno fatto epoca. Il matrimonio, la famiglia, gli album da solista, i già citati X- Pensive Winos fanno parte di una lunga strada che sembra non finire mai. Insomma, da questo grande chitarrista e compositore, che vive nel Connecticut con sua moglie, non potevamo saperne di più. Ci ha consegnato una storia di vita,”bella e perversa” difficilmente imitabile senz’altro affascinante. Il suo imperativo era: “Viva l’amore, stringiamo l’amicizia!”. “Mentre noi ci riprendevamo dolcemente dall’acido, spesso le irruzioni che mettevano sottosopra la casa ci facevano sentire qualche brivido freddo… Per il resto continuavamo a fare i buffoni…”.