Un limite agli stranieri in classe per favorire la loro integrazione

Il CASO RECORD Alla Pisacane, al Prenestino, 9 bimbi su 10 non sono italiani. Famiglie fuggite

«Mio figlio deve imparare a parlare in arabo?», si chiede una giovane mamma della scuola Pisacane. Nel Paese che ha dato i natali a Dante, al dolce stilnovo, ai maggiori poeti e scrittori della storia della letteratura, il rischio è di cancellare da certe scuole pubbliche l’italiano.
Ci sono classi in Lombardia o Veneto, dove i ragazzini extra-comunitari sono il 50-60 per cento. Del caso-record a Roma ne abbiamo parlato cinque giorni fa: alla elementare e materna Carlo Pisacane, al Prenestino, 9 bimbi su 10 sono stranieri. C’è stato il fuggi fuggi delle famiglie romane, il prossimo anno è probabile che non si iscriva neppure un ragazzino italiano. Stessa situazione alla Di Donato, all’Esquilino: gli italiani sono in inferiorità (40-50 per cento), si festeggia il capodanno cinese (fra il 21 gennaio e il 19 febbraio) e non quello del 31 dicembre.
A Vicenza ora sono corsi ai ripari. Il sindaco Variati, del Pd, ha stabilito il tetto agli stranieri in classe: 3 su 10. Altri comuni stanno seguendo l’esempio, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni.
«Finalmente in maniera bipartisan, dopo anni di demagogia, ci si rende conto che l’unica integrazione possibile è quella di presenze minime di stranieri nelle classi», afferma il deputato del Pdl Fabio Rampelli, membro della commissione cultura e istruzione della Camera dei deputati.
Scuole a forte maggioranza etnica non giovano a nessuno, questo ora lo hanno capito sia a sinistra che a destra. «Sono scelte sbagliate, che riflettono il proliferare di quartieri-ghetto, come a Roma l’Esquilino, cioè il Bronx - ribadisce Rampelli -. Nella capitale ci sono scuole come la Pisacane, ma anche la Di Donato, dove i bambini italiani sono nettamente in minoranza. E questo impedisce le relazioni sociali, i rapporti di amicizia fra italiani e stranieri. Un solo bambino iscritto alla prima elementare, alla Pisacane, dà la dimensione del futuro: domani quel bambino andrà via, non resterà più nessun italiano. È un comportamento irresponsabile da parte dei dirigenti scolastici, che non hanno contrastato il fenomeno».
Le scuole a Roma dove gli immigrati raggiungono punte-record di presenze, Pisacane e di Donato su tutte, sono le stesse in prima fila lo scorso autunno nelle proteste anti-Gelmini: scioperi, striscioni con la scritta «scuola in lutto» appesi sui cancelli, notti in bianco, occupazioni, presidi, sit-in. C’è un nesso politico? Probabile. Ma alla Pisacane sono successi fatti anche più rilevanti. «I bambini non possono andare in gita scolastica - afferma Rampelli - le comunità di immigrati sono chiuse. I bambini delle materne, e sottolineo delle materne, sono usciti da scuola con i manifesti dei centri sociali di estrema sinistra per cappello. Conservo una foto, dove alle materne ci sono cartelli con scritto “Siamo tutti criminali, tutte lesbiche, tutti omosessuali”. Quando in quella scuola i bimbi hanno visto le donne in burqa o in chador venire a prendere i figli si sono spaventati».
Le mamme in burqa sono tre, in carne e ossa. Poi ci sono quelle in terracotta che si trovavano nel presepe della scuola a Natale del 2007. È appena il caso di notare che il burqa è il simbolo di una cultura che vede le donne in stato di soggezione ed esclusione negli stati islamici più integralisti. Le donne in burqa nel presepe accanto al Bambinello hanno scandalizzato le mamme della Pisacane. A ottobre del 2008 è stato presentato da Alleanza Nazionale alla Camera un ordine del giorno, con una mozione, votati all’unanimità da Pdl e Lega. «L’ordine del giorno prevede l’equa distribuzione di stranieri nelle classi per favorire il confronto fra culture diverse - dice Rampelli - Ora la stessa cosa la dice il sindaco di Vicenza. La denuncia delle coraggiose mamme della Pisacane sta dando i suoi frutti».