Lippi non ha dubbi: l’Inter chiude col Siena. E poi io vado all’estero

Il ct del mondiale svela i piani del futuro e convive col rimpianto azzurro. "Ma Donadoni ha fatto bene, cercando una via tutta sua"

«La parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. E la verità fulmina chi osa guardarla in faccia», si legge in un’opera («Un marziano a Roma») di Ennio Flaiano che avrebbe sicuramente cambiato idea se avesse conosciuto Marcello Lippi. Perché l’ex ct dell’Italia campione mondiale, incontrato a Crema in un convegno medico organizzato dal presidente della Lega di C, Macalli, non ha avuto alcuna reticenza a svelare le sensazioni più intime. A cominciare dalla risposta alla domanda sul suo futuro.
E se l’Inter la richiamasse, cosa risponderebbe?
«No, assolutamente no. Nella società nerazzurra mi sono trovato bene, mai detto il contrario, ma non ci tornerei. E poi c’è Mancini. E, da quando c’è lui, Moratti ha riassaporato il gusto della vittoria. Io non ho fatto bene, io come altri. Non esistono quindi i presupposti per cui il presidente dovrebbe cercarmi».
E allora dove la vedremo in panchina?
«Ci tengo molto a riprendere l’attività dopo aver trascorso quasi due anni a girare il mondo per raccontare come l’Italia ha vinto a Berlino. Mi hanno invitato quasi tutte le federazioni europee e io non ho mancato un appuntamento. Per certi versi ho fatto da ministro degli esteri della Figc, ministro senza portafoglio per la verità. Mi hanno chiamato tanti club, da qualche parte andrò. Lontano dall’Italia, questo posso anticiparlo».
Discorso chiuso anche in chiave azzurra?
«Ma sono domande da farsi alla vigilia di un appuntamento come l’Europeo? Di Donadoni ho massimo rispetto. Mi sembra che abbia fatto bene dopo un periodo iniziale in cui ha cercato una via tutta sua, che si distaccasse dalla precedente, cioè dalla mia. Lo capisco. Ognuno vuole dare un’impronta personale alla squadra. All’inizio ha fatto un po’ di confusione, poi ha colto risultati straordinari».
Sia sincero, si è pentito di aver detto addio alla Nazionale?
«Certo che mi sono pentito, e anche più di una volta. Ma in quei momenti non potevo fare altrimenti. È stato vergognoso il comportamento di certi personaggi che avrebbero voluto farmi fuori riversando lo scandalo di Calciopoli sulla mia famiglia. Una strumentalizzazione selvaggia. A Mondiale in corso dissi, prima a mia moglie e poi ad Abete, il capo delegazione, che avrei tolto il disturbo a fine torneo. Qualsiasi sia il risultato, saluto tutti e torno a casa. Sono stato di parola anche se ci ho sofferto molto».
C’è stato un momento in cui ha pensato di mandare tutti al diavolo prima del Mondiale?
«A dire il vero no. Mi sembrava sbagliato farmi da parte dopo il lavoro svolto nei due anni precedenti con la costruzione di un gruppo forte, solido, ricco di valori morali, non solo tecnici. È cresciuta in modo formidabile anche l’autostima dopo i successi in Olanda e sulla Germania a Firenze. Siamo forti, ci dicevamo. Se abbiamo vinto, lo dobbiamo proprio a quanto fatto in precedenza. Siamo riusciti nell’impresa di fare della Nazionale la squadra di tutti».
È stato forte il legame con la squadra?
«Direi eccezionale. Nei calciatori c’è molta più qualità di quanto si immagini. Invece vengono fuori solo gli stereotipi di ragazzi che guadagnano tanto, vanno con le veline e cambiano spesso macchina. Non è così. A distanza di quasi due anni, ringrazio ancora tutti. Da soli non si va da nessuna parte».
Il campionato dovrebbe chiudersi nel pomeriggio con la vittoria dell’Inter...
«E l'Inter ha un secondo match-ball in canna. Devo confessare che l’andamento della stagione mi ha sorpreso, non una, ma due volte. All’inizio pensavo che sarebbe stato combattuto ed equilibrato. Invece la squadra di Mancini si è trovata a fine febbraio con 11 punti di vantaggio sulla Roma. Discorso chiuso, mi sono detto. Mi sono nuovamente sbagliato. La capolista, colpita da tanti infortuni, ha avuto una flessione e la Roma, che quanto ad attributi non è seconda a nessuno, ha ridotto quasi per intero il gap».
Il momento decisivo, se poi c’è stato?
«Nella sfida di San Siro dove gli uomini di Spalletti hanno mancato il colpaccio in vantaggio di un gol e di un uomo. Il gol di Zanetti al novantesimo vale oro».
Il Milan è rimasto lontanissimo per il secondo anno consecutivo, e in futuro?
«Nel prossimo campionato ci sarà una netta inversione di tendenza, perché una squadra di così grande livello non può uscire dalla lotta per il titolo già in autunno. Da quanto hanno detto i suoi dirigenti, lo scudetto sarà una priorità».
Juve subito grande e Fiorentina a un passo da importanti traguardi...
«Su queste realtà nessuna sorpresa. La squadra bianconera ha fatto subito bene perché poggia sui valori di una società unica nel genere. Quella viola ha la fortuna di avere un grande uomo come Prandelli in panchina. E adesso mi lasci andare. Ho anche detto troppo...».