L'Isis avanza, ma i piloti iracheni scioperano contro il taglio agli stipendi

Il governo iracheno ha tagliato gli stipendi dell'80%, per questo i militari hanno deciso di non concludere il periodo di addestramento in Giordania organizzato dagli Usa

Le forze militari irachene non godono di grande ammirazione tra i partner che stanno combattendo la guerra contro lo Stato Islamico. Nella battaglia di Ramadi, infatti, lo stesso premier Haider al Abadi aveva definito "ignobile" la ritirata delle sue truppe senza combattere.

Non c'è solo l'impreparazione militare. Le enormi risorse belliche che la coalizione occidentale ha messo a disposizione dell'Iraq, spesso sono finite nelle mani dei tagliagole dell'Isis, rafforzandone la capacità bellica. Soltanto nella battaglia di Mosul, lo Stato islamico ha requisito 2300 Humvee corazzati ed armati, abbandonati dall'esercito iracheno.

Tra due settimane, poi, un altro rifornimento di armi giungerà in Iraq per equipaggiare le truppe lealiste, i gruppi sunniti ed i curdi Peshmerga: fucili d’assalto, mitragliatrici, lanciagranate, mortai, maschere di protezione, visori, soppressori e milioni di munizioni. Finiranno anche queste nelle mani dell'Isis? Inoltre Baghdad dovrebbe ricevere 36 jet da combattimento nella base aerea di Balad, nella provincia di Salah al Din, dalla compagnia statunitense Lockheed Martin. Ma i militari che dovranno usarli non saranno preparati a dovere.

In questi giorni, infatti, il personale iracheno che dovrà operare con gli aerei da combattimento F16 ha iniziato uno sciopero a causa del taglio degli stipendi dell'80% ordinato dal ministro delle Difesa, Khaled al Obeidim, e dal ministro delle Finanze, Hoshyar Zebari. Lo ha riferito il sito internet "Iraqi news", precisando che gli operatori tecnici e i piloti in addestramento si trovavano nella vicina Giordania per ricevere la formazione necessaria.

Gli istruttori statunitensi hanno chiesto al personale iracheno di firmare un documento che certifichi la rinuncia al completamento dei corsi. "Sarà una grande perdita perchè abbiamo un disperato bisogno di formare i nostri ufficiali e i nostri soldati", ha detto Awatef Nemaa, deputato della Coalizione dello stato di diritto dell'ex premier Nouri al Maliki. Il quale, ovviamente, ha sollecitando il governo a intervenire per pagare gli stipendi.

Un dettaglio, quello degli stipendi, che però non preoccupa i miliziani del Califfato. Che continua ad avanzare.