Con l'islam la maggioranza subisce

Caro Sallusti, sarebbe utile ripubblicare, alla luce di quanto sta avvenendo, quanto aveva espresso Papa Benedetto XVI a Ratisbona e che suonava così: «Possono i musulmani trovare, all'interno delle loro risorse intellettuali e spirituali, argomenti islamici a favore della tolleranza religiosa, inclusa la tolleranza verso coloro che si convertono ad altre fedi? Possono i musulmani trovare argomenti islamici per distinguere tra autorità religiosa e politica in uno Stato giusto?» Se si analizza il testo si può cogliere un forte senso di rispetto e quasi la speranza di una possibilità evolutiva in senso moderno di quella fede. Ricordo con amarezza la presa di posizione dei nostri giornaloni (e di molti simili in tutto il mondo) che hanno massacrato il Papa dandogli del provocatore.

Giampiero Parini

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Caro Giampiero, se quel monito pronunciato da Ratzinger a Ratisbona ormai dieci anni fa fosse stato ascoltato da intellettuali e politici dell'Occidente, se i presunti musulmani moderati si fossero interrogati su quelle benedette parole, forse oggi non saremmo qui, oltre che a contare i morti, a chiederci, storditi e impauriti, che diavolo stia succedendo. Papa Benedetto ce lo aveva detto chiaramente: il cuore del problema sta dentro il Corano, sta nell'uso mai rinnegato della spada per convertire gli infedeli e minacciare i fedeli. Quelle domande poste a Ratisbona sono rimaste senza risposta sul piano teologico, hanno parlato i fatti. E i fatti, purtroppo, dicono che i dubbi di Ratzinger erano più che fondati, alla faccia del coro di intellettuali che provarono, con successo, a fare passare il Papa per matto. La verità è che, a furia di negare l'evidenza, ci siamo trovati in una guerra di religione dichiarata unilateralmente da pazzi islamici e dal loro dio. Più o meno come nel 1939 ci trovammo nella seconda guerra mondiale per colpa di pazzi tedeschi che presero il sopravvento su tutti i tedeschi. A fare la storia, nel bene e nel male - quella d'Italia la fecero in Mille - sono le minoranze. La maggioranza, come sempre, o subisce o si adegua.