L'isola proibita che non ama i passi dell'uomo

Resa famosa dal romanzo di Dumas, oggi è una riserva naturale. E per poterla visitare serve un permesso

dall'Isola di Montecristo (Grosseto)

Immaginate un'isola deserta, costeggiata da mare cristallino, con sentieri erti, dove si avvertono profumi e odori della macchia mediterranea, lontani dal frastuono della città, dove i cellulari non hanno campo e gli unici abitanti sono due militari dei Carabinieri Forestali che controllano l'area protetta. Non è un sogno e non bisogna andare nemmeno troppo lontano. Siamo sull'Isola di Montecristo, tra le più piccole dell'arcipelago Toscano, Riserva naturale dal 1971. Un'Isola proibita, come viene spesso definita, perché per visitarla occorre un'autorizzazione concessa dal Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Follonica, in provincia di Grosseto.

COSE DELL'ALTRO MONDO

Per arrivare a Cala Maestra (così chiamata per il vento di Maestrale che vi soffia), unico porto di approdo, occorre imbarcarsi a Porto Santo Stefano con la motovedetta dei Carabinieri. Saliamo sulla 823 «Russo», percorriamo le 42 miglia marine che ci separano da Montecristo, l'Isola che ha ispirato il celebre romanzo «Il Conte di Montecristo» di Alexandre Dumas.

Ad accoglierci ci sono due militari dei Carabinieri Forestali che effettuano servizio di vigilanza e supporto alle attività didattiche e divulgative, con cambi ogni 15 giorni. «L'Isola non è mai sola», spiega al Giornale il tenente colonnello Giovanni Quilghini, comandante del Reparto Biodiversità di Follonica. Fino a gennaio 2018, insieme ai due militari vivevano sull'Isola anche due custodi, Giorgio e Luciana, che - dopo 7 anni - sono andati in pensione. Da allora a Montecristo, le attività di manutenzione e di supporto logistico sono svolte dal personale operaio dipendente dal Reparto di Follonica, a turno. «Un importante contributo spiega Quilghini quello della attività di conservazione prevista dai progetti finanziati dal Consiglio d'Europa». L'energia elettrica e l'acqua calda vengono prodotte grazie all'impianto fotovoltaico, integrato da un generatore; la spesa arriva con il cambio della pattuglia e deve bastare per 15 giorni, acqua compresa. Una linea telefonica fissa consente il contatto con la terraferma e in caso di necessità, l'elisoccorso arriva in una ventina di minuti. Condizioni difficili ma necessarie per tutelare l'ecosistema dell'Isola.

«Sono venuto molte volte, ma l'emozione di vivere in questo luogo è sempre fortissima. È un'esperienza che ti fa staccare da tutto: lasci a casa il cellulare per 15 giorni, e ti immergi nella natura», racconta l'appuntato scelto Mario Suffradini, della stazione dei Carabinieri Forestali di Massa Carrara. «È un'emozione unica, lontano da tutto e tutti, dalla famiglia e dai figli, che ti riporta a stretto contatto con la natura e l'ambiente. Montecristo è un paradiso, sei isolato e ritrovi te stesso», gli fa eco l'appuntato Manuela Benedetti, della stessa stazione.

SOLO PER POCHI

Acqua cristallina, con fondali visibili fino a 20 metri, coste rocciose, vegetazione mediterranea, tra pini e capre che passeggiano indisturbate. La voglia di immergersi in acqua è fortissima. Ma a Montecristo vige il divieto di balneazione. «Ci sono tanti posti per fare il bagno risponde scherzando ma non troppo Quilghini la ragione è la conservazione del Patrimonio naturalistico rimasto intatto fino ai giorni nostri grazie alla non contaminazione umana».

Allo stesso modo sono limitate le visite ogni anno. Se vi venisse infatti la voglia di visitare l'Isola, armatevi di santa pazienza e sperate. L'attesa è lunga, tre-quattro anni, ma ne vale davvero la pena. «Al momento si possono autorizzare mille visitatori all'anno, suddivisi in gruppi di massimo 50 persone. Questo perché è necessario tutelare e conservare sia la parte marina che quella faunistica», prosegue Quilghini. «Inoltre, da primavera a autunno, nel periodo delle migrazioni degli uccelli che arrivano per rifocillarsi e riposarsi, le visite non sono autorizzate». Per questo i tempi di attesa sono lunghi. Anche se, recentemente, in occasione della visita dell'esperto designato dal Consiglio d'Europa, si è prevista la possibilità di esaminare un eventuale incremento dei visitatori, ferme restando le prioritarie finalità di conservazione della Riserva. «Oltre all'eventuale incremento attenzione alle modalità di visita e accesso, considerate le problematiche di impatto nei vari periodi dell'anno. Educazione ambientale e divulgazione dei valori naturalistici unici dell'area protetta sono compiti istituzionali dei CC Forestali per la Biodiversità e costituiscono parte integrante della conservazione».

Tre gli itinerari proposti sull'Isola, estesa poco più di mille ettari, con 16 chilometri di costa a picco sul mare e un'altitudine di 645 metri. C'è il percorso «Belvedere», che consente una bella visione su Cala Santa Maria, oltre che su Cala Maestra, seguendo un crinale che separa due vallate. Ci sono poi l'itinerario della «Grotta del Santo» e infine quello del «Monastero di San Mamiliano», costruito dai monaci benedettini nel VII secolo.

Percorriamo il primo itinerario, il «Belvedere», giungendo fino alla Villa Reale che ospitò spesso Vittorio Emanuele III per il riposo estivo. Inizia poi l'arrampicata, una passeggiata di quasi un'ora, per giungere sulla cima. Ogni tanto nella macchia si intravede un esemplare di capra di Montecristo, l'unica specie selvatica di cui si conosce l'esistenza fin dal Neolitico.

Il volo di un rapace è altrettanto frequente, mentre purtroppo, se guardiamo il mare, difficilmente vedremo la foca monaca che non si avvista ormai dal 1981. Presenti anche numerosi rettili (le vipere di Montecristo, il biacco un serpente innocuo e alcuni anfibi, come il discoglosso sardo). E poi c'è la berta minore, un uccello marino: Montecristo rappresenta il 15% della superficie dell'area di riproduzione di questo uccello.

PRIMO: PROTEGGERE

A garantire la conservazione dell'ambiente e delle specie protette sono i Carabinieri Forestali. Attualmente è in corso il progetto, «Resto con Life», finanziato dall'Unione Europea, che consiste in attività per la conservazione della vegetazione e della flora, nella eradicazione di specie aliene invasive e nel restauro di fabbricati storici da utilizzare per le esigenze della didattica e della divulgazione. Sull'Isola si è concluso, nel 2014, il processo di eliminazione di specie invasive come il ratto nero e l'Ailanto, albero infestante di origine asiatica, che prospera anche nelle condizioni più difficili, e che venne introdotto sull'Isola nell'Ottocento.

A settembre si terrà il censimento annuale della capra di Montecristo una specie che ha radici antiche, ed è elemento fondamentale per la conservazione dell'Isola. L'ultima stima parla di circa 180-240 esemplari, una specie protetta. E poi un appuntamento importante sarà l'inaugurazione del punto informativo, dopo un grande lavoro di riqualificazione del cosiddetto «Rifugio dei Pescatori», un ecomostro realizzato negli anni '70 e completamente restaurato. Il tetto è formato da legname trasportato con la motovedetta e installato grazie a un elicottero. Si tratta di legno delle foreste Casentinesi, nell'aretino. Insomma, a Montecristo non ci si annoia.

Commenti
Ritratto di sepen

sepen

Mer, 05/09/2018 - 10:34

Fui uno degli ultimi visitatori 'liberi' a vederla, nel 1978. Confermo che si tratta di un posto da sogno...

Ritratto di llull

llull

Mer, 05/09/2018 - 11:12

Avere un bene e non poterne disporre è come non averlo. L'isola di Montecristo esiste, nel senso che la vediamo nelle carte geografiche. Se non esistesse, a parte quelle poche persone che ci mettono piede, se ne accorgerebbe qualcuno?