«La lista del Pdl era completa, ci sono le prove»

La documentazione delle liste del Pdl era completa o no? Un rompicapo degno di Perry Mason. Inutili finora sette diversi giudizi. Sul filo di lana, questa mattina alle 9, il Consiglio di Stato discuterà il nuovo ricorso depositato da Fabio Desideri per chiedere la revoca dell’ordinanza di sabato e riammettere (con riserva) la lista del Pdl alle elezioni nel Lazio. Desideri è sicuro: «Questa volta i giudici accoglieranno il ricorso». Poi aggiunge risoluto: «Altrimenti ricorrerò alla Corte europea dei Diritti dell’uomo». Il massimo organo amministrativo in Italia, sabato scorso ha affermato che non esiste prova della completezza della documentazione della lista del Pdl. Ieri l’esponente del Pdl ha riunito sostenitori e stampa davanti a Palazzo Chigi per replicare e mostrare la prova che, invece, la documentazione alle ore 12 di quel fatidico 27 febbraio era effettivamente completa.
Un ragionamento sul filo della logica, quello di Desideri: «La prova è agli atti. Ci sono solo quattro persone al mondo che possono confermare la completezza del famoso fascicolo rosso. Ebbene, tutti e quattro lo hanno fatto sottoscrivendo altrettante dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, che costituiscono prova fino a querela di falso». Le quattro persone sono ovviamente i delegati di lista, Alfredo Milioni e Giorgio Polesi, e i consiglieri municipali Gabriella Buttarazzi e Angelo Delfino, che quel giorno accompagnavano i primi due nei locali della cancelleria del Tribunale di Roma. Il Tar e il Consiglio di Stato, però, dice Desideri, «finora queste dichiarazioni non le hanno mai prese in considerazione. Le hanno giudicate inattendibili, perché, dicono, provenienti da parti in causa. Ma non è così. La Buttarazzi e Delfino, almeno loro, non erano certamente parti in causa, nè presentatori di lista nè esponenti di lista, cioè candidati. Ergo, la prova c’è e va considerata».
Una questione di lana caprina. I giudici in sostanza dicono: ci credo e non ci credo. E finora hanno fatto una valutazione politica. E ora? Mai dire mai, ma anche questa volta con ogni probabilità la decisione finirà con l’essere politica. «In ogni caso, - ribatte Desideri - se sarà necessario a seguito del giudizio di domani (oggi, ndr) del Consiglio di Stato, andrò avanti e ricorrerò alla Corte europea di Strasburgo, che ha competenza sovranazionale, chiedendo giustizia e i relativi danni». Ossia un risarcimento. Stessa minaccia di Sgarbi, che chiederà i soldi, 20 milioni, direttamente a Montino, sia pure per motivi diversi.
Come il furibondo critico d’arte, anche Desideri però è deciso ad andare fino in fondo: «Anche io chiederò l’invalidazione delle elezioni se il Consiglio di Stato non mi darà ragione. Perché, mi chiedo, nessuno vuole mettere per iscritto se quelle quattro dichiarazioni sono accettate o no? In ben quattro gradi di giudizio, fra Tar e Consiglio di Stato, nessuno se n’è mai voluto occupare finora. Come mai?».
Non resta che incrociare le dita. La sentenza finale del Consiglio di Stato, riunito con procedura di urgenza, arriverà entro poche ore. «Ad ogni buon conto sono già pronto a ricorrere a Strasburgo», ripete Desideri: «I danni? I soldi spesi per i manifesti, la campagna elettorale? Quello è il meno. Dopo cinque anni passati all’opposizione in consiglio regionale, ho sottoscritto una candidatura per portare avanti l’esperienza. E ora sono fuori. Qualcuno se ne assumerà la responsabilità».