L'Italia mette in campo la "diplomazia delle Fiere" e scommette sul nuovo Iran

"Gli iraniani guardano a noi come un punto di riferimento perché esistono naturali affinità e credono nella forza e nella credibilità del made in Italy e abbiamo saputo muoverci con anticipo" spiega Pietro Piccinetti, ad di Pordenone Fiere e presidente della commissione internazionalizzazione di Aefi

Il nuovo corso dell'Iran sta per iniziare. Con l'intesa raggiunta a Losanna sul nucleare le sanzioni imposte da Ue, Usa e Onu stanno per essere consegnate al passato. Un passaggio storico che segnerà la riapertura da parte della comunità internazionale dei canali di credito verso Teheran e avrà enormi implicazioni economiche per chi riuscirà a creare partnership commerciali forti con un Paese dalle potenzialità immense.

L'Italia vanta con l'Iran un rapporto profondo e di vecchia data. E' stato per molti anni il primo Paese per interscambio. Le relazioni tra i due Paesi non sono mai del tutto cessate, neppure nei momenti più bui. E le imprese italiane, una volta che la scadenza di fine giugno diventerà operativa, sono pronte a far fruttare questa relazione privilegiata, pur dovendo temere la concorrenza soprattutto francese e statunitense. Una volta tanto, però, i nostri operatori sono riusciti a muoversi per tempo e hanno costruito una rete di relazioni sulla quale appoggiarsi. Uno dei protagonisti meno conosciuti di questa diplomazia parallela è il nostro sistema fieristico. Nello scorso mese di gennaio la Fiera di Pordenone ha fatto da apripista organizzando a Teheran una grande Fiera sul «contract» italiano, ovvero una mostra sul made in Italy del mobile, dell'arredo e dell'illuminazione.

Un evento al quale l'ammministratore delegato Pietro Piccinetti aveva lavorato per due anni, costruendo il giusto network di contatti. In sostanza a Midex, la fiera internazionale dell'arredamento e dell'architettura a Teheran, Pordenone Fiere ha organizzato un padiglione italiano nel quale hanno esposto una trentina di aziende. Un'occasione nella quale sono stati instaurati rapporti importanti con quello che può davvero rappresentare un «nuovo mondo» per le imprese italiane. E che anche la Fiera di Bologna potrebbe potrebbe presto replicare e sperimentare.

«Gli iraniani guardano a noi con speranza, siamo un punto di riferimento perché esistono naturali affinità, un rapporto di vecchia data, possiamo contare sulla forza e la credibilità del made in Italy e in alcuni settori abbiamo saputo muoverci con anticipo» spiega Piccinetti che è anche presidente della commissione internazionalizzazione di Aefi, l'Associazione Esposizioni e Fiere Italiane e la scorsa settimana ha presentato alla Stampa Estera e alle rappresentanze diplomatiche l'attività delle nostre Fiere. «Inoltre molti iraniani, soprattutto architetti hanno studiato in Italia e parlano italiano. Per noi possono aprirsi vere e proprie praterie».

Le opportunità offerte dal mercato iraniano sono enormi. In Iran si dovranno realizzare entro il 2020, 80 aeroporti e 3.500 alberghi e l'interesse verso i prodotti italiani è molto forte. L'anno scorso nella sola Teheran sono stati approvati 173 progetti di nuovi centri commerciali con i marchi più prestigiosi del mondo. «Il nostro obiettivo - aggiunge Piccinetti - è portare le nostre aziende dove c'è sviluppo».

Oltre a infrastrutture e arredo, c'è anche la grande partita del petrolio in cui l'Italia può dire la sua. Durante gli anni dell'embargo petrolifero, l'Iran ha stoccato circa 30 milioni di barili, che a breve arriveranno sul mercato. Nel medio termine la produzione iraniana dovrà mettere in funzione i propri pozzi per l'estrazione attraverso l'attivazione di nuovi, forti investimenti. Per l'Italia sarà una grande opportunità, essendo leader nella tecnologia estrattiva petrolifera, ad esempio con la Saipem. L'Iran, inoltre, ha bisogno di supporto per lo sfruttamento di un grande giacimento che ha in comune con il Qatar. Si parla di un mercato da 800 miliardi di dollari che si apre davanti alle aziende europee. Le imprese italiane hanno continuato ad essere presenti in Iran e l'interscambio tra i due paesi si è attestato nel 2014 a 1,2 miliardi di dollari, con 800 milioni rappresentati dall'export iraniano.

Il sistema fieristico italiano vuole giocare un ruolo forte in questa partita, proponendosi come testa di ponte per entrare in questo come in altri mercati. Come ha spiegato Piccinetti alla Stampa Estera le Fiere possono davvero rappresentare in questa fase un passaporto fondamentale per l'internazionalizzazione del made in Italy. I numeri sono importanti. Nel 2015 il sistema fieristico italiano realizzerà 962 manifestazioni di cui 190 internazionali. In questi eventi sono coinvolte 200.000 aziende come espositori e 22 milioni di visitatori, il 10% dei quali proveniente dall'estero. Il settore espositivo italiano è al secondo posto in Europa, preceduto solo dalla Germania e davanti a Francia e Spagna.

Dati che mettono in risalto l'importanza delle fiere nel sistema economico italiano. Ogni anno in fiera vengono generati affari per un valore complessivo di 60 miliardi di euro, il 50% dell'export è generato da contatti attivati e sviluppati in occasione delle manifestazioni fieristiche e il 75% delle imprese (88,5% delle PMI) riconosce nelle fiere lo strumento fondamentale per lo sviluppo, per il contatto diretto con il mercato e per la comunicazione delle proprie competenze. Insomma sfruttare al meglio il «moltiplicatore fiera» può essere fondamentale in questa fase di lenta uscita dalla crisi, soprattutto per le piccole e medie aziende dei territori che trovano qui un'occasione di contatti e di business cruciale per il loro sviluppo e per la conquista dei mercati internazionali.

Commenti
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nutella59

Ven, 29/05/2015 - 11:45

Dal riconoscimento immediato di Mussolini della Repubblica dei Soviet, al Patto d'Acciao con la Germania Nazista, ai rapporti preferenziali con la LIbia e il resto delle satrapie arabe come la Siria, l'Italia ha sempre amato i regimi liberticidi: moralismo a-morale, cioè ipocrita, è il nome del gioco.